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Ecco perché anche la pazienza dei giovani imprenditori è finita

“Presto verrà il tempo per gli industriali di protestare con i lavoratori. Stiamo con la Francia”. Parla Rossi (Confindustria)

9 Febbraio 2019 alle 06:00

Ecco perché anche la pazienza dei giovani imprenditori è finita

(Foto LaPresse)

Milano. La produzione industriale in calo per il quarto mese consecutivo (dicembre) e l’indice di fiducia delle imprese in costante discesa da sette mesi non sono solo indicatori della brusca frenata del pil, ma dicono anche che nel mondo produttivo sta crescendo la percezione che questo governo cova un atteggiamento ostile, o almeno pregiudiziale, nei confronti degli operatori economici. “Come si spiegherebbero, altrimenti, il taglio di Industria 4.0 che aveva incoraggiato gli imprenditori a investire nelle proprie aziende e l’attacco al Jobs Act che li aveva incentivati ad assumere lavoratori?”.

 

Quella che si pone Alessio Rossi, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, è una domanda di fondo che va oltre alla gravità del fatto che l’Italia stia entrando in recessione. Rossi, che a 37 anni fa l’imprenditore senza essere figlio d’arte (investe in costruzioni e innovazione), proprio non si capacita di come “un Parlamento e un governo che hanno l’età media più bassa di sempre evitino il confronto con il mondo produttivo e non ascoltino neanche le parti sociali, mentre preferiscono dichiarare solidarietà ai gilet gialli provocando una crisi diplomatica con la Francia”.

 

Quello che Alessio Rossi tiene a evidenziare parlando col Foglio è il rischio di una frattura storica, come mai in passato era accaduto anche quando ci sono stati momenti di confronto aspro tra il mondo delle imprese e quello delle istituzioni. “Non penso certo che esista un disegno a tavolino per distruggere il tessuto produttivo del nostro paese – riflette il numero uno degli under quaranta di Confindustria – però l’atteggiamento del governo nel suo complesso è percepito in maniera molto negativo dalle imprese al sud come a nord. Non esiste una linea di confine poiché concordiamo sul fatto che bisognerebbe dare priorità alla crescita economica”. Ma è proprio sul come incentivare lo sviluppo che le distanze si allargano.

 

 Il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Alessio Rossi (Foto Imagoeconomica)


 

Il governo ritiene che il reddito di cittadinanza rappresenti uno stimolo sufficiente per dare un'accelerata al pil nel secondo semestre, evitando così la recessione. “A noi, invece, pare una manovra in una prospettiva elettorale. Occorrerebbe, invece, sbloccare le grandi opere grazie a 26 miliardi già stanziati ed evitare quei provvedimenti che mettono in stand by piani di sviluppo come, ad esempio, quello della Fca, che era pronta a investire 5 miliardi in Italia prima che il governo annunciasse nuove regolamentazioni nel settore auto”.

 

La domanda a questo punto è come mai le varie anime del mondo delle imprese e del lavoro non facciano fronte comune nel manifestare il proprio dissenso, se è vero che la politica economica di questo governo rischia di fare danni in modo trasversale così come pensa il presidente dei giovani. “Credo sia solo questione di tempo, il malcontento sta già venendo fuori, ma, evidentemente, ci sono categorie che preferiscono tenere un profilo basso perché si sentono sotto pressione, come professionisti e commercianti per il timore di un aumento dell’Iva o per la minaccia delle chiusure domenicali dei negozi.

 

Anche i sindacati rischiano grosso se passa l’idea che il contributo alle organizzazioni di categoria da parte dei lavoratori non debba essere più prelevato alla fonte, ma su base volontaria”. Quello descritto è il ritratto di un mondo produttivo sospeso tra provvedimenti penalizzanti per il business e il ricatto di fare ancora peggio se qualcuno alza la testa. “Come Confindustria non abbiamo remore a dire come la pensiamo. Anzi, è venuto il momento di dimostrare la nostra solidarietà alla Francia e per questo a fine febbraio andremo a incontrare la Medef, associazione nostra omologa. Così speriamo anche di contribuire a ricostruire un dialogo positivo tra i due paesi”. 

Mariarosaria Marchesano

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