Mr. Mississippi, l'uomo che gestirà il reddito di cittadinanza

Stefano Cingolani

Dall’America povera a una delle più sensibili agenzie pubbliche. Chi è Mimmo Parisi, il professore originario di Ostuni a cui il M5s ha affidato il Rdc 

“Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato che ribolle di ingiustizia, che ribolle di oppressione, si trasformerà in un’osasi di libertà e giustizia” (Martin Luther King, 28 agosto 1963)

   

Il Mississippi brucia. No, non proprio come nel film di Alan Parker con Gene Hackman. Molto più prosaicamente e sovranisticamente, lo stato americano, uno dei più poveri e disabitati del grande sud, quello che nella sua bandiera ha ancora la croce dei ribelli confederati, brucia le dita dei Cinque stelle. Perché da lì, stando a quanto ha raccontato Luigi Di Maio, viene niente meno che la matrice per il reddito di cittadinanza e l’uomo che dovrebbe applicarla: Domenico Parisi detto Mimmo, nato a Ostuni (Brindisi), che si è fatto una onorevole quanto tranquilla carriera nella università statale da sociologo agricolo, e si trova tra le mani, proprio come in un racconto di Mark Twain che di Mississippi se ne intendeva, una banconota da un milione di sterline, un improvviso dono sceso dalle stelle, anzi dalle cinque stelle. Finora aveva gestito una struttura americana piccola e agile, con un moderato giro di affari, adesso deve guidare una organizzazione pubblica italiana che distribuisce sulla carta 6,1 miliardi di euro per almeno cinque milioni di individui, il doppio di tutti gli abitanti del Mississippi. Ma non è di Parisi che vogliamo parlare (non subito) né del vero o presunto conflitto d’interessi visto che Dr. Mimmo vorrebbe farsi pagare dai contribuenti italiani la sua “invenzione” demografico-tecnologica; e nemmeno intendiamo affrontare per il momento il serio rischio che le informazioni sensibili passate dall’Inps al nostro Mimmo finiscano su Google, Facebook, Amazon, Rousseau (o magari chissà agli eredi di Cambridge Analytica, a pensar male...); si tratta di dati particolarmente delicati, che riguardano imprese e lavoratori italiani (facciamo un po’ anche noi i nazionalisti quando serve, cioè quando sono in ballo i quattrini che ci vengono tolti dalle imposte). No, vogliamo raccontare molto più semplicemente il punto di riferimento, il paradigma.

  

Mississippi nella lingua degli indiani (soprattutto Cickasaw e Choctaw) che occupavano il territorio affacciato sul Golfo del Messico, significa grande fiume e qui in effetti scorre dopo tremila e rotti chilometri il fiume più lungo del nord America. Lo stato della magnolia (ogni stato ha un appellativo più o meno romantico) ricoperto per due terzi da foreste, oggi ha una popolazione che non arriva a tre milioni di abitanti, un prodotto lordo di 106 miliardi di dollari (sedici volte meno di quello italiano), vive soprattutto di agricoltura (cotone fin dai tempi della schiavitù, soia, riso, bestiame), pesca (negli acquitrini del delta prospera il pesce gatto). Nonostante il sottosuolo sia abbastanza ricco di gas e petrolio, lo sfruttamento industriale non brilla. Nel tentativo di attirare aziende manifatturiere, i vari governatori hanno introdotto incentivi fiscali e aiuti di ogni genere: sovvenzioni a fondo perduto, infrastrutture, formazione professionale. Sono arrivati soprattutto impianti di assemblaggio giapponesi (Nissan e Toyota) attratti anche dal costo del lavoro favorevole. L’ufficio federale di statistica scrive che il reddito medio pro capite è tra i più bassi degli States e la sanità così come l’educazione figurano in fondo alle classifiche. La capitale Jackson conta 170 mila abitanti, più o meno come un quartiere di Roma, la seconda città, Gulfport, meno di 70 mila. Il tasso di disoccupazione al 4,7 per cento è modesto rispetto agli standard europei o italiani (il sistema di calcolo americano è diverso, risulta disoccupato solo chi ha cercato attivamente lavoro nell’ultimo mese attraverso i centri per l’impiego) ma figura tra i peggiori degli Usa, al 45esimo posto su 51 stati. Il personaggio più famoso nato nel Mississippi è senza alcun dubbio Elvis Presley. Il governatore, il repubblicano Phyl Bryant, conservatore antiabortista e contrario ai matrimoni gay, che alle presidenziali aveva appoggiato Ted Cruz, ora si vanta di aver presentato Nigel Farage a Donald Trump.

  


Nato a Ostuni (Brindisi), si è fatto una onorevole quanto tranquilla carriera nella università statale da sociologo agricolo


   

Clima umido, subtropicale, battuto dagli uragani che nascono nel Golfo (Camille nel 1969 e Katrina nel 2005 provocarono centinaia di morti) il Mississippi assomiglia per molti versi alla vicina Louisiana e per un paio di secoli ha condiviso anche l’appartenenza alla immensa colonia francese intitolata al Re Sole che scendeva giù dal Canada tagliando in due il territorio e schiacciando i coloni di origine inglese verso la costa atlantica. Ma mentre la Nouvelle Orléans poi trasformata in New Orleans fioriva di traffici e di cultura, Fort Rosalie (poi Natchez) costruita accanto al fiume, languiva. Il Mississippi, dicono i suoi abitanti, è così sfigato che la vicina Louisiana gli ha sottratto anche il delta del fiume, ma non le paludi e gli alligatori. Prima di passare sotto il dominio inglese a metà del XVIII secolo quando la Gran Bretagna sconfisse la Francia nella Guerra dei sette anni, si erano affacciati anche gli spagnoli che dominavano la Florida. E dalle loro navi stipate avevano scaricato migliaia di africani destinati a diventare schiavi.

   

Gli indiani, soprattutto Choctaw, hanno ceduto i loro possedimenti nel 1830 con il trattato di Dancing Rabbit Creek e quasi tutti sono stati trasferiti nelle riserve in Oklahoma. Da qui e dal progressivo abbandono delle terre regolate dalle leggi tribali è cominciato il boom del cotone, le piantagioni si sono estese dalle sponde del fiume sempre più verso l’interno e circa vent’anni dopo centinaia di migliaia di schiavi lavoravano per un pugno di latifondisti. Alla vigilia della guerra nel marzo 1861, il 55 per cento della popolazione era composta da schiavi: 436.696 contro 354.699 liberi, più numerosi che in Georgia o nella Carolina del sud.

   

Il 4 febbraio 1861 il Mississippi aderisce alla Confederazione insieme a sei stati del sud (altri quattro s’aggiungono in maggio). E il controllo del fiume diventa uno degli obiettivi strategici più importanti finché nel 1863 i nordisti dopo un assedio di 47 giorni e 40 mila morti su entrambi gli schieramenti non fanno crollare la piazzaforte di Vicksburg che regola il traffico dei mitici battelli a vapore con la grande ruota. E’ il punto di svolta della guerra, insieme alla sconfitta del generale sudista Robert Lee a Gettysburg.

      


Scelto da Di Maio per guidare l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Con tutti i dati su individui, famiglie, imprese


    

L’epoca della ricostruzione, come viene chiamata, non riporta più lo stato agli antichi splendori dell’èra schiavistica e questo alimenta la rabbia, il risentimento, l’odio e la rivolta dell’uomo bianco, non tanto dei ricchi proprietari che si riciclano nella finanza o nell’industria, ma di una classe media piccola e tutto sommato povera che vede l’emancipazione dei neri come una minaccia al posto di lavoro, al tenore di vita, alla propria identità persino. Quel che oggi sta percorrendo i paesi europei di fronte alle migrazioni, ha attraversato il profondo sud degli Stati Uniti per un secolo, dalla guerra di secessione al movimento per i diritti civili, quando il sogno del reverendo King è cominciato a divenire realtà, sia pur con fatica e non del tutto, in territori come il Mississippi, l’Alabama, la stessa Georgia. Anche se la maggior parte degli afro-americani è emigrata al nord per lavorare nelle fabbriche di Detroit o di Pittsburgh, la liberazione resta impressa come una lacerazione e da qui nasce il Ku Klux Klan, prima come organizzazione di reduci a Nashville nel Tennessee, poi come oggi lo conosciamo: lo strumento della rivincita bianca, la rete più vicina ideologicamente e politicamente al nazismo che esista nell’America del nord.

  

Nel giugno 1964, Andrew Goodman e Michael Schwerner, due newyorchesi poco più che ventenni, arrivano a Philadephia, una cittadina che oggi conta appena 7 mila abitanti, assieme a un attivista afro-americano del Mississippi, James Chaney, 21 anni. Il loro obiettivo: iscrivere nelle liste elettorali il maggior numero di neri. Il 21 giugno la polizia arresta i tre con un pretesto e poi li libera in mezzo alla notte, di fatto consegnandoli al KKK. I loro cadaveri spariscono, la cittadina si chiude nell’omertà, le indagini vengono ostacolate in tutti i modi. La strage finisce su tutte le pagine dei quotidiani nazionali, di fatto accelerando l’approvazione il 2 luglio 1964 della legge sui diritti civili che mette al bando ogni forma di discriminazione razziale, ma resta difficile condannare i responsabili. Un processo nel 1967 si conclude con pene leggere per sette dei 18 uomini accusati. Il film “Mississippi Burning” è uscito nel 1988 e non poteva tener conto che nel 2005 è stato finalmente possibile condannare a 60 anni per omicidio plurimo Edgar Ray Killen, ex dirigente del Klan morto in carcere il 18 gennaio dello scorso anno.

    


Il Mississippi, dicono i suoi abitanti, è così sfigato che la vicina Louisiana gli ha sottratto il delta del fiume, ma non paludi e alligatori


    

Gli afro-americani sono entrati in politica, nelle università, nelle professioni liberali. Le città a maggioranza di neri hanno eletto sindaci neri. Finché l’èra Obama ha rotto l’ultimo tabù e una cittadina di bianchi ha scelto un sindaco afro-americano. Per ora è una eccezione periferica, può diventare l’inizio di una nuova storia che avveri il sogno evocato dal reverendo King davanti a 250 mila persone adunate a Washington in quella torrida estate di 56 anni fa? Nel Mississippi gli afro-americani sono il 37 per cento degli abitanti, ma pochi di loro vanno all’università. Del resto, solo la metà di chi ha ottenuto un diploma prosegue gli studi, un record negativo dello stato, molto peggio della Carolina del sud o della Georgia. Il primo rettore afro-americano è stato nominato solo nel 2013: Achille Messac, nativo di Haiti, esperto di meccanica aerospaziale, studiata però a New York e al Mit di Boston, alla guida del James Worth Bagley College of Engineering.

  

La Mississippi State University for Agriculture and Applied Studies nasce come facoltà di agraria nel 1878 ed è finanziata con soldi pubblici. Ha 22 mila studenti e un budget di 239 milioni di dollari. Si piazza al numero 177 su 312 nella graduatoria Us News & World Report. Tra gli allievi diversi deputati e senatori, campioni di football e baseball, ma il più famoso all’estero è lo scrittore John Grisham. Qui insegna sociologia Mimmo Parisi che, dopo aver studiato agraria alla Cattolica di Milano si è specializzato in sociologia rurale all’Università della Pennsylvania. La sua creatura è il Nsparc, National Strategic Planning and Analysis Research Center, che nonostante il nome non ha a che fare con missili, armamenti e geopolitica (almeno per ora), ma è un centro di ricerche con cento persone impiegate a vario livello, per incrociare dati e “aiutare a trovare soluzioni ai problemi sociali”, ad esempio la droga (aiuta a conoscere la diffusione di sostanze oppiacee), il disagio urbano, l’emarginazione delle aree rurali, particolarmente diffusi e laceranti. In sostanza è una banca dati ben organizzata, utile anche perché il Mississippi è uno degli stati più arretrati nelle connessioni e nell’utilizzo delle tecnologie digitali con quasi il 30 per cento della popolazione fuori dall’universo digitale. La raccolta e la sistemazione avviene con una piattaforma modello Amazon già illustrata ai vertici dell’Inps da Parisi il quale, lo scorso anno, ha fondato una società, la Valents Inc. amministrata dalla moglie Michelle che è anche capo della finanza alla Camgian, azienda high tech specializzata in big data in particolare per il Pentagono, grazie anche all’ex senatore Trent Lott, un ben noto e influente falco, che siede nel consiglio di amministrazione. A gestire la disoccupazione e la ricerca di lavoro nel Mississippi non è Parisi con il Nsparc, ma l’agenzia dello stato, però il governatore Bryant apprezza il Dr. Mimmo e nell’agosto scorso lo ha premiato per il suo lavoro. I dati, nell’era digitale, sono come l’oro nell’Ottocento e il petrolio nel Novecento, chi li conquista e maneggia ottiene soldi e potere. Bryant non è un esperto, le sue priorità sono altre (“voglio metter fine all’aborto”, ha proclamato più volte), tuttavia, stando a quel che sostiene il gruppo britannico di ispirazione liberale Fair Vote Project, avrebbe un rapporto con due società di Arron Banks, portabandiera della campagna per la Brexit e grande sponsor di Farage. Un flusso di informazioni sarebbe passato attraverso alcune compagnie di assicurazioni per poi tornare nel Mississippi. La storia viene rivelata in dettaglio dal quotidiano online Linkiesta.

  


   Parisi ha creato il Nsparc, un centro di ricerche per incrociare dati e “aiutare a trovare soluzioni ai problemi sociali”


   

Torniamo a Parisi, che non è coinvolto direttamente nel triangolo. Come entra in contatto con Di Maio? Linkiesta fa riferimento a Rocco Casalino e a una Puglia connection (anche Giuseppe Conte è pugliese) grazie alla Lum, la Libera Università Mediterranea fondata da Giuseppe Degennaro, politico democristiano già sindaco di Bari, poi senatore di Forza Italia. E’ in quell’ateneo che il 27 settembre scorso il Dr. Mimmo aveva tenuto una lezione su “Smart City: la digitalizzazione del settore pubblico nell’era della Data Revolution”. Com’è e come non è, un consulente straniero si troverebbe adesso a guidare una delle più sensibili strutture pubbliche, quella per la ricerca del lavoro, la Anpal creata nel 2015 dal governo Renzi. L’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro è al centro di una rete che comprende le strutture regionali per le politiche attive del lavoro, Inps, Inail, le agenzie per il lavoro e gli altri intermediari autorizzati, i fondi interprofessionali per la formazione continua e i fondi bilaterali, Anpal Servizi, Inapp, le camere di commercio, le università e le scuole secondarie di secondo grado. Raccoglie, quindi, una messe di dati sensibili su individui, famiglie e imprese, una manna se ci mette mano chi vuol far quattrini senza pensare a utilizzi scorretti di natura politica o criminale (ricatti, estorsioni e quant’altro). Un grande potere messo nelle mani di un tecnico che proviene dagli Stati Uniti e non dalla più avanzata delle istituzioni americane: con tutto il rispetto, la Msu non è il Mit. Il modello Mississippi reggerà su una scala tanto più grande? La piattaforma informatica di Dr. Mimmo succhierà i dati sensibili e smantellerà il colosso Inps? Sarà per questo che la Lega sta mangiando la foglia e, dopo averlo ceduto ai Cinque stelle, adesso vuole l’istituto previdenziale pubblico? Il Mississippi brucia ancora a migliaia di chilometri di distanza e resta un sogno, purtroppo non quello del reverendo King.