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Il lungo parto della Consob, tra candidature e autocandidature

Tra chi s’offre (Franza e Rinaldi) e chi soffre (Minenna e Dell’Acqua), per la presidenza può spuntarla un profilo “istituzionale”

16 Gennaio 2019 alle 06:16

Il lungo parto della Consob, tra candidature e autocandidature

Foto LaPresse

Roma. In fondo è persino inevitabile che, con i candidati veri in bilico, fioriscano gli autocandidati. Sono passati più di quattro mesi da quando Consob è stata privata della sua guida. E da allora, nel solito rito tribale della spartizione delle poltrone, Lega e M5s non hanno mai smesso di litigare tra loro, per individuare un successore di Mario Nava. Su tutti, il nome che più spesso è ricorso è quello di Marcello Minenna, dirigente della commissione di vigilanza sulla Borsa. E tuttavia, per l’ex assessore al Bilancio di Virginia Raggi, che parla del M5s come del “mio stesso movimento politico”, il giorno buono per la nomina, il consiglio dei ministri dell’apoteosi, pare essere sempre il prossimo. E così, nello stallo imbarazzante che perdura, si rinfocolano le speranze più o meno infondate di ipotetici aspiranti che s’affacciano alla gloria effimera di un qualche retroscena, di una comparsata in tv.

  

E’ il caso ad esempio di Enea Franza, commercialista classe ‘60, anche lui già in forze alla Consob nel ruolo di “responsabile consumer protection”, figlio dello storico senatore irpino del Msi Enea Franza (stesso nome), incarichi di ricerca e docenza alla Sapienza prima e all’Università telematica “Niccolò Cusano” poi, onorificenze rivendicate con orgoglio nell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e nel Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. A inizio novembre , approfittando del marasma che già s’addensava intorno alla presidenza di Consob, ottenne un incontro coi vertici della Lega, anche attraverso l’intermediazione di alcune sue conoscenza nel cda di Mediobanca. L’incontro non andò bene, ma Franza non ha ancora del tutto desistito. E chi lo conosce ancora lo descrive mentre briga e s’industria per tornare in corsa, o quantomeno per fare in modo che da quella stessa corsa vengano esclusi altri contendenti.

 

Tra questi ci sarebbe anche Antonio Maria Rinaldi. Se non fosse che nessuno nel governo, però, ha preso minimamente sul serio le sue ambizioni di presidente di Consob. Ma anche per il consigliere di Paolo Savona, convinto No euro, novello gilet giallo di Monte Mario, le possibilità sono nulle. Di Maio, d’altronde, resta tetragono: “Minenna è l’unico candidato di M5s e Lega”, continua a garantire, ignorando le riserve più volte espresse in colloqui privati da Salvini, che ha ricevuto, sul conto dell’economista barese, indicazioni tutt’altro che rassicuranti da parte dei rappresentanti del mondo finanziario sondati dagli sherpa leghisti: “Non dà garanzie ai mercati”, è stato il responso unanime. Sul conto di Minenna, in effetti, pesano i suoi reiterati interventi a sostegno del cosiddetto “Piano B” . Ed è così che, dal Quirinale, hanno fatto sapere che “su Minenna permangono le riserve a suo tempo espresse”: avvertimento preventivo, visto che la candidatura dell’ex assessore grillino non è ancora stata formalmente presentata al vaglio del Colle da parte del premier Giuseppe Conte.

 

Del resto c’è una parte dei Cinque stelle vicina a Di Maio che, pur sostenendo formalmente Minenna, lavora sottotraccia per un altro bocconiano: quel Donato Masciandaro, cioè, che è stato e rimane tra gli allievi prediletti di Mario Monti, e che proprio per questo è inviso, pare, alla Lega. Dove, tuttora, si continua a perorare la causa di Alberto Dell’Acqua, bocconiano pure lui e assai stimato da Giancarlo Giorgetti. L’economista milanese, classe ‘76, docente alla School of Management (Sda), si è messo a disposizione in questa fase – che sembra infinita – di totonomine, ben sapendo però che la sua funzione sarà più che altro quella di coprire il vero nome su cui punta il Carroccio, e che verrà eventualmente annunciato a tempo debito. Sempre che, alla fine, all’esito di questa scombiccherata inconcludenza, il profilo che emergerà non sarà quello di una personalità più istituzionale e affidabile. Con buona pace delle opposte tifoserie.

Valerio Valentini

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