Il Qatar si sgancia dall'Opec, avanza l'èra del gas

Gabriele Moccia

L’Emirato avrà mani più libere per svolgere un ruolo da pivot alternativo a quello saudita

Roma. L’uscita del Qatar, a partire dal gennaio 2019, dal principale cartello dei paesi petroliferi, l’Opec, segna un cambio di passo nella complicata partita della geopolitica energetica. L’annuncio del nuovo ministro del petrolio dell’Emirato, Saad Al-Khaaviba, ha lasciato tutti di stucco. Pesano gli attriti politici con Riad – nel 2017 l'Arabia Saudita ha rotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusandolo di proteggere persone e organizzazioni ostili a Riad – ma l’abbandono di uno dei primi paesi ad aderire al cartello, nel lontano 1960 in occasione della Conferenza di Baghdad, rischia di incrinare ulteriormente i rapporti di forza dell’Organizzazione. 

 

La decisione arriva a tre giorni dal vertice in cui il cartello, insieme alla Russia e ad altri alleati, dovrebbe decidere un ritorno ai tagli di produzione. E' proprio questo, insieme alla sorprendente decisione del Qatar di lasciare l'Opec, che ha determinato sui mercati un'impennata del prezzo del petrolio, salito tra il 3 per cento e il 4 per cento, con il Wti sopra quota 53 dollari e il Brent saldamente sopra 60 dollari. C’è un dato, però, che testimonia più di tutto la mossa di Doha: lo scorso ottobre le esportazioni di gas sono aumentate a 4,8 miliardi di dollari, secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero per la pianificazione dell’Emirato. Un aumento del 48 per cento rispetto ad ottobre dello scorso anno. Artefice di questa nuova postura è proprio il nuovo ministro del petrolio dell’Emirato, Al-Khaaviba, che da presidente del principale fornitore mondiale di gas naturale, Qatar Petroleum, ha potenziato la capacità produttiva di gas naturale liquefatto (gnl), aggiungendo una quarta linea di produzione per aumentare la capacità produttiva dal North Field a 110 milioni di tonnellate all'anno, così da portare la capacità produttiva totale del Qatar da 4,8 a 6,2 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno. 

 

In questo scenario l’Italia gioca un ruolo fondamentale: come ha avuto modo di ricordare in audizione al Senato, Lapo Pistelli, direttore delle relazioni istituzionali di Eni, quasi tutta la nostra importazione di gnl viene dal Qatar. Ma Doha punta molto anche sul rapporto privilegiato con la Germania e, in particolare, sulla partecipazione ai progetti di costruzione di terminal di rigassificazione sul suolo tedesco. Il gas dovrebbe diventare il perno della transizione energetica e, in questo senso, la scelta del Qatar trova conforto nel recente report dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) “Outlook for Producer Economies”. Il rapporto si focalizza su sei risposte chiave, tra cui quella di utilizzare il gas naturale come mezzo per sostenere una crescita diversificata.  

 

A livello globale, il gas naturale ha riscontrato il tasso di crescita (1,8 per cento) più elevato, dopo le fonti rinnovabili, dal 2010 ad oggi, con un incremento ancora più grande (3,7) nel solo 2017. Per il futuro, l'Aie prevede una crescita della domanda e il mercato del gas naturale liquefatto diventerà sempre più liquido e conveniente grazie ad un raddoppio dei volumi scambiati entro il 2040. Tuttavia, l’uscita dall’Opec del Qatar non segna un arretramento strategico nel mercato petrolifero. Al contrario, l’Emirato avrà mani più libere per svolgere un ruolo da pivot alternativo a quello saudita. Non è un caso che solo qualche mese fa il colosso delle materie prime Glencore abbia venduto quasi tutte le sue quote della principale compagnia petrolifera russa, Rosneft, al fondo sovrano qatarino, la Qatar Investment Authority (Qia), che ora controlla il 18,93 per cento del gigante russo del petrolio. 

 

Lo scorso ottobre i ministri dell’energia di Russia, Iran e Qatar si sono incontrati a Mosca, a margine della settimana dell’energia russa, per discutere di nuove possibilità nell’ambito della cooperazione energetica e, davanti alla platea del Forum Med organizzato dall’Ispi a Roma, il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammd Bin Abdul Rahman Bin Jassim Al Thani, ha ricordato come con l’Iran occorra tornare a confrontarsi e a convivere. L’Iran, dopo la fuoriuscita qatarina dall’Opec, è rimasto l’unico grande attore a contendere il ruolo di dominus del cartello per il controllo strategico dell’oro nero. 

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