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Protezionisti con chi ci pare

L’accordo Ue per lo screening degli investimenti e la coerenza italiana

23 Novembre 2018 alle 06:00

Protezionisti con chi ci pare

Foto pexels.com

Protezionisti sì, ma a fasi alterne. E senza una linea coerente. O forse la coerenza c’è, soprattutto per quanto riguarda gli interessi particolari. Martedì scorso le istituzioni dell’Unione europea hanno raggiunto un’intesa politica per il monitoraggio degli investimenti da parte di paesi terzi in settori strategici dei 28 stati membri. Se ne parla da parecchio, e l’accordo dovrà essere votato nel maggio prossimo per entrare in vigore. Si tratta di un meccanismo di screening che obbliga i paesi Ue a comunicare alla Commissione i tentativi di acquisizione e investimenti da parte di paesi terzi. La Commissione potrà emettere un parere, non vincolante, perché l’accordo lascia la decisione finale ai singoli stati, ma ha il vantaggio di mettere in comunicazione i settori strategici come Difesa e Telecomunicazioni dell’Ue, garantendo la confidenzialità delle informazioni.

 

Servirà a controllare gli investimenti delle prime due economie del mondo, Stati Uniti e Cina. L’Italia era stata tra le promotrici dell’accordo un anno e mezzo fa. Poi, quasi all’improvviso, il 9 novembre scorso durante un round di negoziati ha cambiato idea. E c’entra la Cina, e gli investimenti strategici nel 5G italiano, scrivono i bene informati sulla stampa internazionale. “In linea di massima siamo a favore di un meccanismo che protegga le nostre industrie importanti. Però questa proposta sembra un po’ una violazione del diritto ultimo degli stati membri di decidere se vogliono accettare o bloccare una determinata attività”, ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci durante la discussione. Quando qualcuno gli ha fatto notare che resta agli stati membri il diritto di decidere, ha replicato: “Questo meccanismo di condivisione di informazioni non limita né dà meccanismi per bloccare gli investimenti non graditi a un paese membro”. Una critica infondata, visto che quei meccanismi sono in capo proprio al paese membro. Quindi l’obiezione che resta è quella sulla condivisione delle informazioni. E perché mai? La trasparenza, come a Pechino, non è più un valore nemmeno per il governo del cambiamento.

Redazione

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