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Le frequenze del disordine

L’asta per il 5G è motivo di scontro tra piccoli e big. Rischio boomerang

9 Novembre 2018 alle 06:00

Le frequenze del disordine

5G - Mobile World Congress 2016 (foto Kārlis Dambrāns via Flickr)

Le compagnie telefoniche stanno animando una polemica sulle frequenze 5G, la connessione dati di quinta generazione disponibile dal 2020 e che promette di modificare il panorama della telefonia mobile e fissa. Alle piccole Tiscali, Linkem, Go Internet e Mandarin sono state concesse dal ministero dello Sviluppo economico le proroghe sull’uso delle frequenze in uno spettro che già possedevano. Il colosso Vodafone e il newcomer francese Iliad hanno fatto ricorso perché la concessione è avvenuta a un prezzo più basso rispetto a quello fissato nella recente maxi-asta per delle frequenze su altri spettri dalla quale lo stato ha incassato circa 6,5 miliardi di euro. I ricorsi vorrebbero rimettere in discussione le stesse aste visti i valori molto alti pagati dagli operatori. La filiale italiana di Vodafone, in particolare, è sotto pressione dalla casa madre inglese, dov’è stato nominato ceo Nicholas J. Read al posto dell’italiano Vittorio Colao, per la strategia di rilanci che ha portato loro e gli altri operatori a sborsare cifre superiori di tre volte sia il prezzo base sia quello pagato per le stesse frequenze da altri operatori in Europa. Rimettere in discussione le proroghe determinerebbe la necessità di annullare l’asta appena chiusa facendo mancare introiti eccezionali per lo stato.

 

Le proroghe dello spettro sono già avvenute in passato e sono attese in futuro ma contestarne il principio potrebbe rivelarsi controproducente anche per gli stessi operatori che ora legittimamente fanno ricorso. A Iliad e Vodafone è stata infatti data la possibilità di prorogare frequenze molto pregiate senza una nuova procedura competitiva. E contestare lo strumento della proroga in futuro potrebbe determinare la messa all’asta delle frequenze per le telecomunicazioni del mobile, per le quali proprio i grandi operatori si aspettano neanche a dirlo una proroga. Nell’ambito dell’asta 5G, per esempio, Iliad ha beneficiato di una riserva per le frequenze a 700 MHz. Frequenze preziose perché servono a portare il 5G in territori molto estesi e senza la necessità di investire per migliorare la copertura. La “ricorsitudine” per la telefonia potrebbe essere un boomerang. Meglio pensarci.

Redazione

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