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Pensioni e lavoro, sindacati e populisti. Parla Bentivogli

Il segretario generale Fim Cisl alla Festa del Foglio: "Chi incassa i risultati del populismo sindacale è il populismo politico". L'intervista di Salvatore Merlo 

27 Ottobre 2018 alle 17:14

Pensioni e lavoro, sindacati e populisti. Parla Bentivogli

Marco Bentivogli (a destra) intervistato da Salvatore Merlo

Marco Bentivogli, segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici (Fim Cisl) è stato ospite alla Festa del Foglio a Firenze, intervistato da Salvatore Merlo.

  

Perché i sindacati parlano solo di pensioni e poco di lavoro? Sembra la stessa logica che è stata poi adottata anche da Lega e M5s.

"Non è mai utile generalizzare, il sindacato è grande e importante, non è tutto uguale" puntualizza Bentivogli. Anche perché "le generalizzazioni aiutano le anime reazionarie. Sarebbe utile puntare piuttosto i riflettori su ciò che si muove nel Paese. Il tema pensioni è troppo preponderante perché in Italia una cultura del lavoro forte forse non è mai esistita. Tutta la discussione sulla legge Fornero è diventata così ossessiva che ormai anche i 25enni la vedono come l'unica causa dei propri disagi. Quando anche le nuove generazioni parlano solo di pensioni il sindacato dichiara sconfitta. Dovremmo occuparci della liberazione nel lavoro, non dal lavoro. Lottare, contrattare, negoziare per ottenere migliori condizioni, sviluppare tecnologie che umanizzino il lavoro, questo è il cambio di rotta che dobbiamo imprimere".

  

Di Maio ha firmato un decreto dal suggestivo nome di "Dignità". Dovrebbe fare felici i sindacati, da un certo punto di vista.

"Forse per il suo curriculum, il ministro del Lavoro non ha contezza di queste cose", scherza Bentivogli. "Ma le aziende programmano i contratti a termine per tempo. Gli effetti del 'decreto dignità' si sono visti già da luglio. Poco tempo fa abbiamo fatto un'assemblea alla Brembo, che produce impianti frenanti per auto di lusso. Più della metà dei dipendenti è a tempo determinato. Sono tutti preoccuati. Bisognerebbe puntare le luci su questa Italia. E' una logica simile a quella che abbiamo visto sui voucher. Il governo ha accettato di piegarsi alla minaccia del referendum voluto Cgil: il risultato? Sono stati drammi. Accettabili per una certa sinistra. Se riduco i rinnovi del contratto a termine e non lavoro per agevolare una transizione otterrò solo un effetto di sostituzione: Luigi prenderà il posto di Antonio, ma Antonio resterà a casa. Bisogna invece riempire di contenuti i contratti. Ciò che accade con questo decreto, e lo dicono i numeri, è che i famosi 8.000 posti di lavoro persi - quelli segnalati dalla relazione dell'Inps sugli effetti della riforma - sono in realtà molti di più".

 

C'è contiguità tra Cgil e M5s?

"Il populismo sindacale è l'ostetrico del populismo politico", spiega Bentivogli: "Se il sindacato continua a dire che i nemici sono sempre i grandi processi di globalizzazione è chiaro che chi porta all'incasso i risultati del populismo sindacale è il populismo politico".

  

Il leader della Fiom, Maurizio Landini, potrebbe diventare segretario confederale della Cgil. Diventerà il sindacato del populismo italiano?

"Ogni organizzazione si sceglie il proprio dirigente. Non voglio entrare in un dibattito che non mi appartiene", precisa il sindacalista. "Ma considerare un valore il reddito di cittadinanza, nel paese in cui c'è piuttosto bisogno di far ripartire il lavoro, è piuttosto preoccupante. Il 42 per cento delle imprese metalmeccaniche non trovano competenze digitali sul mercato del lavoro, il 48 per cento non trova nemmeno competenze generiche. Sarebbe meglio intervenire non con reddito di cittadinanza ma mettendo a posto gli squilibri nel sistema educativo, che va collegato col mondo lavoro. Siamo l'unico paese al mondo in cui si è scioperato contro l'alternanza scuola lavoro. E' stata una pagina buia. I miei amici e compagni tedeschi quando firmano contratti destinano una quota all'alternanza scuola lavoro. E' il caso di rimettere pace in quel mondo che dovrebbe essere integrato, unito nella stessa offerta".

 

Ha mai pensato di buttarsi in politica?

"Colpo basso! Non ci ho pensato, gli applausi che sentite sono di amici di Firenze...", scherza Bentivogli. "Penso sia importante fare bene ciò che faccio adesso. Difendere quell'Italia che il 5 marzo si è svegliata e ha visto un mondo che la preoccupa. Dentro il dibattito sindacale non possiamo essere indifferenti perché nella promessa populista di società chiusa il sindacato libero non è contemplato. Dobbiamo rimettere insieme le persone nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. Ristrutturare quel legame umano tra italiani che sta andando smarrito. Ci stiamo incattivendo e in una società così non può esistere il germe solidarista, che è alla base di ogni organizzazione sindacale. Quando il sindacato si considera compatibile con il populismo significa che non ha smaltito i fondi di bottiglia dell'estremismo ideologico".

   
L'Ilva: il dossier, gestito con un rapporto complicato con il governo, è stato un suo successo. Di Maio era contrario, sembrava ostacolare il passaggio di proprietà, poi se l'è intestato: che idea si è fatto del ministro del Lavoro?

"Non diamo mai giudizi e non lavoriamo in base a pregiudizi. Guardiamo ai frutti, alla capacità di costrure rapporti: Di Maio ha bloccato per 4 mesi la vertenza, ha cercato tutti gli alberi possibili a cui agganciare la vertenza perché non venisse risolta. Se Ilva avesse chiuso, Di Maio avrebbe accontentato la fascia più antindustriale, quella cosiddetta ambientalista, tra i suoi elettori e simpatizzanti. Nell'ultima fase ha cercato di farla chiudere ad altri. Nel momento in cui nessuna delle due strade sembrava funzionare, si è buttato e a cercato di intestarsi la risoluzione del problema. Con Whirpool è stato tre minuti al tavolo della trattativa e non ha mai citato la parola 'sindacati' nel comunicato stampa in cui si è 'preso la stelletta'. Nel 2015 ricordo che Federica Guidi fece tutte le notti al tavolo negoziale. Lavorò sulla scrittura dei testi, chiamava la multinazionale negli Stati Uniti. Tra l'altro senza interpreti, mentre qui abbiamo problemi anche con gli idiomi domestici. Insomma, prendersi i meriti di cose non fatte è assurdo. E lo dico con dolore perché è una sconfitta del sindacato: i lavoratori non vedono l'ora di dire: 'L'ha fatto Di Maio'. Abbiamo perso credibilità e presenza tra le persone, ci siamo dimenticati della vita tra le persone. C'è un mondo che resta da solo in attesa di soluzioni che non arriveranno mai. Inoltre, il raggiungimento dell'accordo su Ilva è una delle smentite del programma del contratto di governo: Tap, Ilva, grandi opere, saltano tutte", aggiunge Bentivolgi. 

  

Appunto, la politica del No sembra perdere punti. Siamo contenti quando si rimangiano queste posizioni

"Sono cristiano, nella redenzione ci credo sul serio. Ma ad esempio Michele Emiliano, esponente del Pd, non ha manifestato nessun ravvedimento: anzi, contesta "da sinistra". Mi sarebbe piaciuto che il Pd avesse spiegato che se vuoi la decarbonizzazione dell'Ilva ti serve gas a prezzo competitivo: e allora non puoi bloccare il Tap. E' una schizofrenia utile a ingannare gli stupidi, se vogliamo bene alle persone che rappresentiamo dobbiamo dire loro la verità, costi quel che costi".

  
Una logica che ritorna su Tav, Ponte di Genova, Terzo valico...

"Ho una doppia preoccupazione. Non siamo un paese ben dotato di infrastrutture materiali e immateriali. Siamo diciassettesimi in Europa. I governi dovevano completare le cose in cantiere e progettearne altre. Se continuiamo a raccontarci che le aziende se ne vanno perché altrove ci sono salari più bassi non capiamo il problema. Spesso le aziende scappano perché non abbiamo infrastrutture, perché il costo dell'energia è esagerato e la burocrazia asfissiante. Si fa malissimo se non si capisce di cosa si nutre questo paese. Le questioni finanziarie non rappresentano solo i banchieri. Arrivano a mettere a rischio la stabilità del tuo posto di lavoro, del tuo portafoglio. Ed è questo che dobbiamo spiegare alle persone, noi ci stiamo provando con i lavoratori. Tutto questo parte da una cultura di retrobottega precedente ai populismi di oggi. Gronda e Terzo valico furono osteggiate anche dal precedente sindaco genovese, ad esempio. E' la saldatura tra populismo e sinistra ideologica di cui parlavamo. Una sinistra che è sempre stata anti industriale. Stiamo in piedi grazie alla bilancia commerciale positiva dell'export. Metalmeccanico in maggior parte. Se continuaiamo a mortificare questo mondo arretreremo e ciò metterà in gioco tutte le nostre sicurezze".

    

Una parola che ritorna è "nazionalizzazioni". A carico contribuenti però: un costo sociale per salvare aziende decotte?


"Il nostro è un paese strano, senza memoria: ci ricordiamo di com'erano le nazionalizzaioni? Addirittura avevamo nazionalizzato Autogrill... era davvero un asset strategico? Sulle nazionalizzazioni però mi sono trovato solo, anche Matteo Renzi disse di nazionalizzare Ilva. Quando nazionalizzi un grande player in un settore di solito gli altri competitori si ribellano, invece qui no: erano contenti della nazionalizzazione perché sembrava una fregatura, nessuno pensava che lo stato sarebbe stato capace di produrre acciaio. Lo deve produrre chi è capace. La Fim da sola disse che nazionalizzare era una stupidaggine, che era sbagliato. Abbiamo perso tempo su questa partita anche con il governo precedente. Il nostro paese ha bisogno di investimenti privati. Le nazionalizzazoni di Italsidere e Alumix lasciarono aziende come coacervi di inquinamento, tangenti e ripiegamento industrile. Guardate Ansaldo Breda. Sono arrivati i giapponesi e hanno ricominciato ad assumere, hanno alzato i salari, investito in tecnologie. Perché no? Perché deve pagare sempre il contribuente?

   

Perché - si dice - nel caso ci fosse un periodo di crisi, un grande palyer internazionale potrebbe preferire non "spegnere" l'azienda nel suo paese ma in un altro. Il lato oscuro di vendere le aziende agli stranieri...


"Lasciarle nel nostro paese non dà più garanzie. Serve un sistema di governance diverso. Perché non discutere con Confiundustria di partecipazione dei lavoratori? In Germania e Svezia l'ascolto della posizione del lavoro organizzato viene codificato e le aziende sono più forti. Un punto di incontro tra sindacato responsabile e azienda che si corresponsabilizza. Ancora; perché no? C'è troppa voglia di antagonismo sindacale. Che poi è quello più televisivo ma che in fabbrica è innocuo. D'altra parte c'è anche un intollerabile paternalismo aziendale".

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