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Quota 100 e condono fiscale. Ecco la manovra gialloverde

Il reddito di cittadinanza partirà nei primi tre mesi del 2019. A febbraio via alla correzione della Fornero: in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi. C'è anche il taglio delle cosiddette “pensioni d'oro”

15 Ottobre 2018 alle 22:34

Quota 100  e condono fiscale. Ecco la manovra gialloverde

Primo obiettivo: rassicurare. Quando Giuseppe Conte, Giovanni Tria, Matteo Salvini e Luigi Di Maio si presentano davanti ai giornalisti per la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, molte delle misure che faranno parte della manovra sono già stata anticipata da “fonti di Palazzo Chigi”.

 

Ai rappresentanti del governo spetta il compito di confermare le indiscrezioni (in maniere più possibile vaga senza incedere troppo nei dettagli) e ribadire che le “promesse fatte verranno mantenute tenendo i conti in ordine”. Per essere precisi va ricordato che il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto fiscale, un decreto deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili e un disegno di legge che contiene il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019 - 2021. Quest'ultimo, è stato approvato “salvo intese”, come accade sempre. I dettagli delle misure arriveranno nei prossimi giorni e ci sarà spazio per limature ed eventuali correzioni.

 

Forse anche per questo. Per non spazientire Bruxelles, i mercati e per non creare aspettative troppo grandi nei cittadini, una delle parole più pronunciate durante la conferenza stampa è “graduale”. Lo stesso vicepremier Matteo Salvini, mentre il Cdm è ancora in corso, posta una sua foto su Facebook e scrive: “Vi saluto in diretta dal Consiglio dei ministri! Dopo averlo dimostrato su immigrazione e sicurezza, anche sui temi economici, con gradualità ma coraggio, continuiamo a mantenere le promesse”.

 

 

Insomma, non ci sarà tutto e subito. La quota 100 per le pensioni, ad esempio, che partirà a febbraio 2019, riguarderà solo coloro che hanno compiuto 62 anni di età e hanno 38 anni di contributi. Circa 400 mila persone, spiega Salvini, potranno andare in pensione. Il resto della legge Fornero verrà smontato “mattone per mattone”. Ma ci vorrà del tempo.

  

Anche la pace fiscale sarà a suo modo graduale. Si potrà procedere a una dichiarazione sostitutiva, cioè sanare il nero, fino a un massimo del 30 per cento in più rispetto alle somme già dichiarate e con un tetto di 100.000 euro. Gli evasori totali, quindi, non potranno usufruire della misura. Potrà farlo solo chi ha evaso parzialmente. A loro verrà applicata un'aliquota del 20 per cento dell'imponibile Irpef. Insomma, volendo chiamare le cose con il proprio nome, si può dire che la manovra conterrà un “mezzo condono”.

  

Anche se quando glielo si fa notare il premier Conte non ci sta. “Noi le chiamiamo definizioni agevolate - replica a un giornalista -. Voi chiamatela come volete, le scelte lessicali sono libere”.

 

In ogni caso, fanno sapere fonti del M5s, nel decreto fiscale sarà inserita una norma per l'arresto degli evasori fiscali. Un piccolo “contentino” per tutti gli elettori grillini che, sicuramente, non gradiranno l'intesa sulla pace fiscale. 

 

Altre misure saranno lo stralcio di controversie, fino a un valore massimo di 1000 euro, ma solo relative al periodo 2000 - 2010, e la possibilità di rateizzare i debiti con il Fisco in 5 anni senza sanzioni e interessi.

 

Ci saranno poi il tanto agognato, dai Cinque stelle, taglio delle cosiddette “pensioni d'oro” superiori ai 4.500 euro (1 miliardo in tre anni); più tasse per il gioco d'azzardo; 500 milioni di risparmi per il 2019 al ministero dell'Interno grazie alla diminuzioni degli sbarchi e al taglio della “diaria” di 35 euro; il reddito di cittadinanza che partirà nei primi tre mesi del prossimo anno (ma di cui Di Maio non svela i dettagli limitandosi a dire sarà una misura “omogenea” e che le risorse andranno per 47 per cento al nord e per il 53 al sud).

 

Insomma, per dirla con Salvini, “non facciamo miracoli, non abbiamo la bacchetta magica, ma questa manovra renderà migliore la vita di alcuni milioni di italiani”. Il problema è capire cosa ne sarà di tutti gli altri.

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Commenti all'articolo

  • Chichibio

    16 Ottobre 2018 - 13:01

    Nel Paese dei balocchi hanno pensato che: 5 milioni di poveri (veriI) x 800 €/mese x 12 mesi/anno = 48 miliardi di €/anno fossero verità. E continueranno a votare così. Che lo spread ci salvi.

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  • eleonid

    16 Ottobre 2018 - 12:12

    Provare per credere, dovrebbe essere il motto del Governo.

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  • carlo.trinchi

    15 Ottobre 2018 - 23:11

    DOMANDA circa le pensioni d’oro: se inps incassa, trattiene all’incirca centocinquantamilioni l’anno che dovrebbe poi redistribuire a tredicimilioni di pensioni basse, quante tasse, in percentuale in meno incassa lo stato a causa della diminuzione della pensione trattenuta? Questo non dovrebbe essere sottovalutato o peggio non saputo dai politici eletti prima di fare l’esproprio proletario. Credo che se al psudo ricco tolgono dalla pensione una parte di netto, a questo corrisponde una diminuzione di tassa che, tradotto, è meno introito per lo stato. Quindi se da una parte si prende attraverso inps dall’altra si perde in tasse per lo stato. Se non è quasi così chiedo venia, se invece lo è, non avrebbero un miliardo gonfiato in tre anni, ma qualche spicciolo per differenza. Se così fosse che lo si evidenzi prima che lo scippo avvenga.

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