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La voce dei padroni

Cosa ha spinto i vertici di Assolombarda a dialogare con Luigi Di Maio? L’eterna vocazione della borghesia a inseguire un partito di riferimento

12 Febbraio 2018 alle 08:10

La voce dei padroni

Giuliano Amato e Gianni Agnelli. “Siamo sempre stati governativi”: dal Senatore all’Avvocato è il sigillo della Fiat come azienda di sistema (foto archivio LaPresse)

Sdoganare, smussare, cooptare; in mancanza di meglio. Per tutto il Novecento la borghesia italiana ha inseguito il sogno di un partito di riferimento se non un vero partito in proprio. Non potendolo realizzare, ha cercato di condizionare quel che l’offerta politica di volta in volta faceva trovare sul mercato. Per lo più forze conservatrici, ma non sempre, perché l’antipolitica fermenta proprio nel terreno che si è fatto concimare ben volentieri dai politici. E’ toccato a molti in tempi recenti e...

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Stefano Cingolani

Nato nel bel mezzo del secolo scorso a Recanati, è tornato alla luce in seguito a recenti scavi. Dopo tanto girovagare per giornali (L’Unità, Il Mondo, Corriere della sera, Il Riformista) e città (Milano, New York, Parigi), in cerca di stimoli e affetti, ha trovato al Foglio il rifugio agognato. Ha scritto “Le grandi famiglie del capitalismo italiano” e “Guerre di mercato”. Sopraffatto dalla colpa per non essere riuscito ad assicurare un futuro certo alla figlia maggiore e per non fare i compiti con quella minore, passa il tempo tra l’impero romano-cristiano e la terza globalizzazione (prima o poi riuscirà a spiegare entrambi?). Va al mare sul Baltico, ma vorrebbe essere sul Patna con Lord Jim o a Long Island con Jay Gatsby.

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