Perché la propaganda del malumore è fuori da realtà e statistica

Il sentimento economico delle famiglie (e dei giovani) è tornato ai livelli pre-crisi. I concimatori di malcontento si rassegnino

15 Gennaio 2018 alle 08:11

Perché la propaganda del malumore è fuori da realtà e statistica

Nonostante la significativa ripresa dell’economia e dell’occupazione un numero crescente di italiani sarebbe insoddisfatto della propria condizione economica, che sarebbe in continuo peggioramento. La realtà percepita sarebbe cioè molto peggiore di quanto non dicano i dati statistici (tutti in netto miglioramento). Questo, almeno, è ciò che affermano perentoriamente e con assoluta certezza non solo vari esponenti politici del populismo ma la maggior parte dei commentatori dei giornali e dei conduttori di talk show.

 

Ma è veramente così? Non parrebbe proprio guardando alle indagini svolte dall’Istat sulle condizioni di vita degli italiani. Indagini che si basano su interviste campionarie ai cittadini effettuate con criteri professionali e che dunque dovrebbero avere ben maggiore autorevolezza dei semplici pareri personali espressi da politici o opinionisti.

 

Eppure nessuno parla di queste inchieste Istat sul giudizio degli italiani per la propria vita personale e sociale, che contemplano anche un preciso quesito sul livello di soddisfazione economica. Sono inchieste che esistono da tempo, i cui risultati sono stati ripresi anche nel recente Rapporto Annuale 2017 dell’Istat diffuso il 28 dicembre scorso e i cui dati completi sono pubblicati nel database dell'istituto.

 


Livello di soddisfazione economica della popolazione italiana con più di 14 anni (fonte Istat)


  

Le risposte sul livello di soddisfazione economica della popolazione italiana con più di 14 anni di età sono suddivise in quattro categorie di individui: molto soddisfatti; abbastanza soddisfatti; poco soddisfatti; per niente soddisfatti. Un primo elemento che balza agli occhi è che l’inchiesta Istat contraddice il comune sentire di populisti e commentatori vari secondo cui in questa precisa fase storica la popolazione italiana percepirebbe un diffuso e crescente disagio economico. Infatti, la gente sembra pensarla in modo completamente diverso tant’è che la popolazione costituita da molto o abbastanza soddisfatti per la propria situazione economica appare cresciuta di 3 punti percentuali tra il 2015 e il 2016 passando dal 47,5 per cento al 50,5 per cento.

 

Se poi allarghiamo il nostro orizzonte su un periodo più lungo, vediamo che la percentuale di molto-abbastanza soddisfatti, dopo aver toccato un punto di minimo del 40,1 per cento nel 2013, è aumentata durante il governo Renzi di ben 10,4 punti percentuali riportandosi vicinissima ai livelli pre-crisi del 2007 (a soli 0,7 decimali dal 51,2 per cento di allora). Sempre tra il 2013 e il 2016 la percentuale di italiani per niente soddisfatti della loro situazione economica è crollata dal 18,7 per cento al 12,9 per cento. Dunque altro che realtà percepita dalla popolazione in contrasto con i dati statistici! Da queste interviste appare evidente che è la realtà raccontata dai pessimisti di professione ad essere diversa da quella percepita dagli italiani.

 

L’analisi dei dati suddivisi per fasce di età smentisce un altro luogo comune e cioè che i giovani sarebbero tutti con il morale sotto ai tacchi. Infatti, nel 2016 la percentuale di 14-17enni molto-abbastanza soddisfatti della loro situazione economica è gia tornata oltre i livelli pre-crisi del 2007 e quella delle coorti 18-19 anni e 20-24 anni vi è ormai vicinissima.

 

Il progresso del sentimento economico della popolazione italiana, dopo gli anni bui della crisi finanziaria, dello spread e dell’austerità, è stato impressionante e generalizzato in tutte le fasce di età. Nel triennio 2014-2016 la percentuale di italiani molto-abbastanza soddisfatti della loro condizione economica è cresciuta di 9,6 punti tra i 14-17enni, di 12 punti tra i 18-19enni, di 11,5 punti tra i 20-24 enni, di 13 punti tra i 25-34enni, di 12,9 punti tra i 35-44enni, di 7,4 punti tra i 45-54enni, di 9,4 punti tra i 55-59 enni, di 7,7 punti tra i 60-64enni, di 10,6 punti tra i 65-74enni e di 10,2 punti tra gli over 75.

 

E’ chiaro che pure in questo positivo scenario occorre essere assolutamente consapevoli dei divari territoriali che permangono nel nostro paese, con uno scarto percentuale evidente nel 2016 tra i cittadini molto-abbastanza soddisfatti della loro condizione economica al nord (58,4 per cento) rispetto al centro (51,9 per cento) e ancor più rispetto al Mezzogiorno (solo il 39,3 per cento). Tuttavia, in tutte le tre ripartizioni geografiche il miglioramento del sentimento economico degli italiani è stato notevole nel triennio 2014-2016: più 11,9 punti percentuali di molto-abbastanza soddisfatti al nord, più 10,5 punti al centro, più 8,4 punti nel Mezzogiorno.

 

In conclusione, a dispetto del populismo-pessimismo di chi rema sempre contro la voglia dell’Italia di reagire alla lunga crisi e di tornare ad essere protagonista in Europa, è chiaro che anche i nostri cittadini sanno benissimo che si sta meglio adesso (che si sta effettivamente meglio) che non prima (quando si stava molto peggio).

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Commenti all'articolo

  • mauro

    15 Gennaio 2018 - 09:09

    Le inchieste Istat sono degne d'ogni rispetto, ma quando si arriva a quantificare il percepito mi viene spontaneo rammentare il pollo da spartire del grande Trilussa tra le mense dei quartieri alti e di quelli mediobassi.

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    • guido.valota

      15 Gennaio 2018 - 09:09

      Vero, ma provi a tradurre la distribuzione dei polli di Trilussa nell'Italia attuale: una parte produce ricchezza, cresce, è prudentemente soddisfatta; l'altra parte, maggioritaria, è mantenuta dalla prima tramite l'orrida redistribuzione assistenzialista parasocialista e paramafiosa italiana, con milioni di redditi parassiti da impiego pubblico malissimo allocato e organizzato vedasi Pubblica Istruzione, più milioni di pensioni/indennità/sussidi distribuiti con criteri territoriale-elettorali. Questa seconda parte, pur privilegiata e garantita (anzi esattamente per questo), è fisiologicamente scontenta, è voracissima e pretende sempre di più in una catena distorta ma logica. In una fase di crescita come questa non partecipa direttamente all'aumento del reddito disponibile ma vorrebbe con rabbia la 'propria' parte. A me sembra che questa logica faccia collimare i criteri di distribuzione politica, geografica e sociale dei polli a disposizione in Italia.

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