Il diavolo russo scalda l'Europa (più Londra)

Le forniture di Gazprom e la politica europea che ostacola l’economia europea

Il diavolo russo scalda l'Europa (più Londra)

Foto via Pixabay

Per l’Europa la Russia può rappresentare una minaccia politico-militare ma economicamente le è complementare da secoli, e oggi è più che mai evidente. All’inizio del Novecento l’Europa veniva rifornita di cereali, l’oro della terra, oggi invece è riscaldata dal gas, l’oro azzurro custodito sotto le terre russe. Le esportazioni di gas russo in Europa hanno toccato un nuovo record l’anno scorso con una crescita dell’8,1 per cento rispetto al 2016, al livello di 193,9 miliardi di metri cubi. E questo nonostante la maggiore competizione internazionale. Anche gli Stati Uniti sono entrati nella partita energetica europea rifornendo di gas naturale liquefatto, estratto in origine dalle rocce scistose (lo shale gas), paesi agli antipodi del continente europeo, dalla Grecia al Portogallo, alla Spagna. E, soprattutto, nonostante l’ostilità di alcuni paesi dell’est europeo che – pur non avendo alternative al gas russo – hanno cercato di bloccare i progetti energetici di Gazprom, il più grande produttore al mondo che garantisce il 40 per cento delle forniture all’Europa. Polonia, Lettonia e altri stati che percepiscono l’Orso russo come un’atavica minaccia alla loro sopravvivenza osteggiano il gasdotto Nord Stream 2, che potrebbe raddoppiare le forniture verso la Germania, e i cui investitori sono oggetto di sanzioni da parte degli Stati Uniti. Per non parlare del South Stream, progettato per trasportare il gas dalla Russia all’Unione europea attraverso il mar Nero, bypassando l’Ucraina, venne sospeso su suggerimento della Commissione europea (a trazione tedesca). L’economia europea non dovrebbe essere ostacolata dalla politica europea, eppure accade.

   

I numeri di Gazprom d’altronde confermano che in fatto di energia l’Europa dipende più dalla Russia che non dalla potenza americana e da quella inglese. Anzi di recente anche il Regno Unito ha dovuto rivolgersi al più grande produttore di gas privato russo, la Novatek, quando ne aveva necessità. Le abitazioni inglesi saranno riscaldate dal gas del progetto Yamal LNG che è sotto sanzioni americane e ha cominciato le esportazioni di gas liquefatto in ottobre. La chiusura di una condotta chiave ormai esausta nel mare del Nord ha costretto Londra a chiedere aiuto a Mosca. Per il Regno di Sua Maestà è come accettare un giro di valzer con il diavolo. Diavolo, forse, ma indispensabile e affidabile nel suo sporco lavoro. D’altronde l’alternativa sarebbe il nord Africa, un inferno per la sicurezza.

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Commenti all'articolo

  • lucafum

    05 Gennaio 2018 - 23:11

    Lungimirante B. Fu un'occasione per una svolta della storia, mandata al diavolo da un legalissimo avviso di garanzia.

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