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I guai del credito politico

La finanza si è evoluta, ma alcuni dei problemi descritti da Bastiat persistono

15 Ottobre 2017 alle 06:00

I guai del credito politico

Tra i vari scritti apparsi in questa serie il pezzo sul credito di Bastiat è forse uno di quelli che oggi appaiono più datati. Non è colpa di Bastiat. Il fatto è che, più che in altri campi della teoria economica, l’analisi dei mercati finanziari si è dotata di un apparato concettuale che ai tempi di Bastiat era largamente assente. In particolare, negli ultimi 50 anni l’analisi dei fenomeni di selezione avversa e azzardo morale nelle relazioni economiche caratterizzate da asimmetria informativa ha radicalmente cambiato il modo in cui gli economisti guardano al mercato del credito. In parte questo ha permesso di rendere più sistematica la comprensione di fenomeni di cui prima si avevano solo idee molto intuitive e un po’ confuse, fenomeni già noti ai tempi di Bastiat. Ma per altri versi ha introdotto concetti completamente nuovi.

  

Quale contadino merita un nuovo aratro? Il più produttivo, il più benestante… o il più amico? Da ciò dipende la vita della banca

Analizzare lo scritto di Bastiat sul credito è interessante per vedere qual è la differente ottica con cui un economista moderno guarderebbe al problema. La lezione principale in esso contenuta conserva praticamente intatta una sua validità: nel campo del credito, come in tanti altri aspetti della vita economica, le risorse sono limitate e intervenire d’imperio per assegnare tali risorse a un soggetto economico significa che implicitamente o esplicitamente le risorse sono sottratte a un altro. Rispetto all’analisi di Bastiat, oggi però introdurremmo almeno un paio di ulteriori considerazioni. Se vogliamo, la prima induce a essere ancora più pessimisti di Bastiat rispetto all’intervento pubblico nel mercato del credito, mentre la seconda induce a essere più ottimisti. Andiamo per ordine.

  

La ragione per cui le cose stanno peggio di come le descrive Bastiat è che la riallocazione del credito non implica semplicemente che le risorse (l’aratro, nel suo esempio) vengono spostate da un soggetto a un altro. Bastiat si concentra sull’ingiustizia di considerare come successo l’aratro dato a un contadino senza considerare che questo implica che a un altro contadino l’aratro è stato sottratto. Fa bene a ricordarlo, e questa è una lezione che si applica a molti altri campi. Tanto per fare un esempio, è stata pratica comune valutare il “successo” economico dell’Expo guardando ai benefici prodotti nelle aree in cui i soldi sono stati investiti e ignorando che quegli investimenti pubblici implicavano sottrazione di risorse, mediante tassazione o indebitamento, in altre aree.

  

L'analisi di Bastiat resta un antidoto alle cretinate. Ci ricorda che ciò che conta non è il credito, ma ciò che il credito permette di comprare

C’è però un importante fattore addizionale che rende la riallocazione dell’aratro più grave. I beni di investimento hanno valore solo per il reddito futuro che sono in grado di produrre. Se i due agricoltori possono usare l’aratro in modo ugualmente profittevole, allora la scelta arbitraria di allocazione del credito da parte del governo non aumenta il reddito nazionale, ma nemmeno lo riduce.

  

Ma ora supponiamo che non sia così. Un contadino è più disciplinato ed efficiente e con un aratro è in grado di produrre beni per un valore di 100, mentre l’altro contadino è meno efficiente e con l’aratro riesce a produrre solo per un valore di 90. In tal caso dare il credito (e quindi l’aratro) al contadino meno efficiente è un’operazione che riduce il reddito nazionale. In altre parole, non stiamo solo riallocando arbitrariamente risorse, stiamo anche distruggendo parzialmente tali risorse usandole in modo meno profittevole di quanto possibile. Quando questa operazione viene fatta su vasta scala le conseguenze sono devastanti. Esperienze come quelle di Alitalia o del Monte dei Paschi di Siena sono esempi di come l’uso “politico” del credito possa portare a immense distruzioni di ricchezza. Come nell’esempio dell’aratro dato al contadino meno efficiente, nel caso del Monte dei Paschi il credito è stato erogato non a chi poteva far meglio fruttare i soldi ottenuti ma a chi aveva le connessioni politiche migliori. Non è sorprendente che il risultato sia una redditività degli investimenti molto bassa e spesso negativa. In altre parole, la ricchezza non viene solo arbitrariamente redistribuita: viene letteralmente distrutta. Questo è stato il meccanismo di base che ha portato all’immensa perdita di patrimonio della banca senese.

  

Il caso di Monte dei Paschi è anomalo per la dimensione del fallimento, ma i problemi legati all’uso politico degli istituti di credito pubblici sono in realtà comuni e non certo solo italiani. Sia la Spagna sia la Germania, per fare esempi recenti, hanno avuto la loro parte di bancarotte e salvataggi con soldi dei contribuenti di banche pubbliche.

  

Se il governo rialloca le risorse arbitrariamente, sta distruggendo parzialmente tali risorse usandole peggio di quanto sia possibile

Che ci fosse eterogeneità tra potenziali investitori era ovviamente noto anche a Bastiat. Ciò che non era noto, almeno dal punto di vista teorico, erano le implicazioni per l’efficienza del meccanismo di mercato della eterogeneità degli investitori congiunta alla informazione asimmetrica sulle loro capacità di generare reddito. Nel suo esempio un contadino ha buona reputazione ed è probo, mentre il secondo no, e il mercato quindi premierebbe il primo. Ma cosa accadrebbe se i contadini avessero uguale reputazione, magari perché sono giovani alle prime armi? Sarebbe ideale dare credito a chi ha più capacità ed è più affidabile, ma come decidere chi lo è? In altri mercati, privi di asimmetria informativa, la questione si risolve abbastanza facilmente: si assegnano le risorse a chi è disposto a pagare il prezzo più alto. Ma in questo caso, ha senso erogare credito a chi afferma di essere disposto a pagare il tasso di interesse più alto? E’ in realtà una strategia problematica. Se qualcuno è veramente inaffidabile può usare la strategia del “prendi i soldi e scappa”: promette di pagare un più alto tasso di interesse ma poi, una volta ottenuto il credito, al posto dell’aratro può comprare un biglietto navale per la Polinesia francese. Ma questo significa che “dare il credito a chi promette di remunerarlo di più” non è necessariamente una grande idea, come hanno appreso a loro spese coloro che hanno affidato i risparmi al signor Madoff. Quindi, il semplice meccanismo di prezzo che normalmente permette di raggiungere l’efficienza allocativa nei mercati privi di asimmetria informativa qua non funziona. Come minimo, occorre usare meccanismi più complicati. Oggi sappiamo in realtà che in molte situazioni di asimmetria informativa l’efficienza allocativa piena non può essere raggiunta, né da soluzioni di mercato né dall’intervento pubblico, per cui il meglio che si può ottenere è una qualche forma di second best.

  

Tutto questo ci porta al secondo punto, ossia le ragioni per cui l’analisi di Bastiat rischia di essere troppo pessimista riguardo l’intervento pubblico. Bastiat considera come data la quantità di credito disponibile (c’è un solo aratro) e si chiede come allocarla. Le cose però non stanno così. La quantità di credito non è fissa e può essere cambiata mediante vari meccanismi.

  

Non sto parlando, per essere chiaro, delle varie idiozie sovraniste sulle magnifiche sorti che ci toccherebbero se solo potessimo stampar moneta ed erogare credito à gogo. Oppure stampando monete parallele, come sembra abbia proposto Silvio Berlusconi. Di solito, quando una cosa è troppo bella per essere vera è perché è falsa. L’analisi di Bastiat da questo punto di vista resta un potentissimo antidoto a queste cretinate, in quanto ci ricorda che alla fine quello che conta non è il credito ma ciò che il credito permette di comprare. Se nell’economia c’è un solo aratro, non ne possono apparire due semplicemente stampando moneta e dando credito a tutti.

  

Ma, lasciando perdere le baggianate degli stampatori indefessi di moneta, ci sono altri modi più seri ed efficaci per aumentare il numero di aratri. Un modo relativamente semplice è quello di comprare aratri all’estero o, per dirla in termini più mondani, indebitarsi all’estero. Naturalmente se ci indebitiamo dovremo restituire il prestito con gli interessi nel futuro. Se indebitarsi sia una buona idea o meno dipenderà dall’uso che facciamo dell’aratro per il quale ci siamo indebitati, ma in principio questo significa che l’apertura internazionale ci permette di erogare più credito e investire di più. Quando la qualità dell’investimento è buona, ossia il contadino utilizza bene l’aratro e aumenta parecchio il suo prodotto, non ci saranno problemi.

  

Dare il credito a chi promette di remunerarlo di più non è per forza una grande idea, come ha appreso chi ha affidato i risparmi a Madoff

Se non ci piace l’indebitamento con l’estero, c’è un altro modo un po’ più complicato per espandere il credito: l’aratro addizionale lo possiamo produrre noi. In termini più generali, se vogliamo espandere il credito e l’investimento usando solo risorse nazionali, dobbiamo produrre meno beni di consumo e più beni di investimento. In altre parole, risparmiare di più e consumare di meno. Quando il tasso di risparmio della nazione cresce è possibile produrre più beni di investimento senza indebitarsi con l’estero. Niente bacchetta magica sovranista: semplicemente, se vuoi investire per avere qualcosa di più in futuro devi rinunciare a qualcosa adesso.

  

Almeno le intuizioni principali di questo ragionamento dovevano essere chiare a Bastiat. Se nell’economia ci sono tanti contadini che vogliono comprare aratri e la loro produzione è insufficiente il prezzo degli aratri è destinato a crescere e la quantità disponibile a espandersi. Messo in altri termini, se c’è una forte domanda di credito alla fine il prezzo del credito (il tasso d’interesse) crescerà e si espanderà la quantità di credito.

  

Ma, come abbiamo osservato prima, nei mercati in cui vi sono asimmetrie informative le cose non sono così semplici. Se la qualità dei contadini è eterogenea e alcuni sono molto seri ma altri pianificano di prendere i soldi e scappare in Polinesia, un aumento del tasso di interesse rischia di attrarre in maggior misura proprio i potenziali fuggiaschi: costoro sono quelli che meno si spaventano per gli alti tassi di interesse, dato che in ogni caso non hanno intenzione di pagarli. Questo tipo di analisi ai tempi di Bastiat era completamente assente.

  

L’analisi dei mercati con asimmetrie informative, in particolare il mercato del credito e quello assicurativo, ha fatto passi da gigante dai tempi di Bastiat. Non è difficile trovare esempi teorici in cui il settore pubblico può migliorare l’efficienza allocativa dei mercati. Per esempio l’asimmetria informativa può condurre a un livello eccessivamente basso di risparmio e quindi di investimento. Interventi pubblici, per esempio mediante il sistema fiscale, per promuovere il risparmio possono quindi avere benefici per l’economia. Che poi gli interventi effettivi che vengono fatti siano realmente positivi è un discorso differente. Le leggi non vengono scritte nelle aule accademiche ma in quelle parlamentari, con deputati e senatori che badano più alla propria rielezione che alla promozione dell’efficienza economica. Il caso Monte dei Paschi sta lì a ricordarlo ogni giorno anche ai più ostinati sostenitori dell’intervento pubblico nel mercato del credito.

  

*Stony Brook University

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