George Soros a Davos

Il volpone Soros nutre il mercato Orso

Alberto Brambilla
Il finanziere dice la sua sulle turbolenze finanziarie al World economic forum di Davos. L'uomo nero della speculazione internazionale insiste col pessimismo cosmico. E in tempi di "manine" che rimestano nelle banche italiane anche a Siena si chiedono perché.

Roma. George Soros è particolarmente pessimista circa l’attuale isteria dei mercati e si diverte a dare da mangiare all’Orso (mercato orso = mercato ribassita). Soros ripete da qualche tempo che si sta verificando una spercie di sequel del 2008, anno in cui la crisi finanziaria globale è emersa e si è poi diffusa mostrandosi più profonda (economica e sociale).

 

Soros, 85 anni, a Davos, l’happening dell’élite finanziaria (e non solo) in Svizzera, ha spiegato che stavolta ci sono delle differenze importanti nelle radici dello smottamento odierno da considerare: “E’ serio – ha detto a Bloomberg Tv – e i cinesi hanno aspettato troppo tempo nel cambiamento del modello di crescita che avevano adottato – da basato su investimenti e export allo sviluppo domestico. Quindi un atterraggio duro è praticamente inevitabile”.

 

Soros, finanziere di origine ungherese e naturalizzato americano, amministratore dell’hedge fund Soros Fund Management, è convinto che la Cina sia in grado di gestire il problema ma sta trasferendo i suoi guai al resto del mondo diffondendo deflazione.

 

Per Soros il mondo è in una situazione particolare: un ambiente deflazionistico è una condizione vista solo 80 anni fa e nessuno, a suo dire, sa maneggiarla. “Nessuno di noi ha vissuto in quel clima. L’ultima volta era nel 1930. Anche se io ero in giro all’epoca, non stavo sui mercati. Semplicemente noi non sappiamo come gestirlo. E’ un ambiente diverso. E dobbiamo fronteggiarlo”.

 

[**Video_box_2**]Soros non era in giro all’epoca ma sa come gestire situazioni particolari, e la sua è la prima “manina” che viene in mente quando si verificano speculazioni massicce. In Italia si è diffusa, tra analisti e commentatori, l’idea che i ribassi bancari degli ultimi giorni, che si stanno correggendo in queste ore con rialzi sostenuti, siano generati dalle vendite di grossi fondi in particolare sul titolo del Monte dei Paschi come minaccia alla stabilità del governo Renzi, una replica in salsa bancaria della pressione sui titoli sovrani italiani che contribuì, secondo alcuni, alle dimissioni del governo Berlusconi in carica dal 2008. La Stampa scrive che sono tre fondi speculativi americani ad avere fatto scattare le vendite. Il volpone Soros sarà tra i possibili indiziati? Chissà, per ora se ne ride nelle sale operative ascoltando le sue considerazioni pessimistiche lanciate dalle Alpi svizzere al resto del mondo.

 

Certo è che stavolta non è proprio come il 2011, e non è nemmeno esattamente come il 2008. E probabilmente, si spera, non è come il 1992 quando il finanziere ungherese speculò su lira e sterlina con il suo Quantum Fund. A ogni tracollo, il suo profeta (di sventura).

 

  • Alberto Brambilla
  • Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.