All'origine dell'euroscontro

Si fa stretta la strada dell'Italia “pimpante-ma- disciplinata” in Europa

Redazione
Juncker bacchetta Roma sui toni anti Ue e anti Merkel. Renzi: “Non ci intimidiscono”. Dossier e modelli

Bruxelles. Agli occhi di Jean-Claude Juncker, Matteo Renzi è diventato un problema per l’Unione europea. Il presidente della Commissione ieri si è lasciato andare a un lungo sfogo contro l’offensiva lanciata dal premier italiano sui presunti trattamenti di favore riservati alla Germania. Renzi “ha torto a offendere la Commissione”, ha detto Juncker, dando voce a un malessere che cova da tempo negli ambienti europei. Dopo le critiche a Angela Merkel su Nord Stream e Unione bancaria, l’Italia ha mantenuto il veto su un accordo per finanziare i 3 miliardi promessi alla Turchia per frenare i flussi di migranti. Il piano d’azione tra Ue e Ankara è una priorità della Germania. “L’atmosfera tra l’Italia e il resto dell’Ue non è la migliore in questo momento”, ha detto Juncker. Sul “mio amico Renzi, esito a esprimermi con lo stesso vigore con cui si rivolge a me, perché questo non risolve sempre le cose”. L’Italia ha avuto ciò che ha chiesto: “Abbiamo introdotto la flessibilità contro la volontà di alcuni stati membri e di quello che (Renzi) dice che domina l’Europa”, ha dichiarato Juncker, annunciando una visita a Roma a fine febbraio. “Non ci facciamo intimidire”, ha replicato Renzi ieri sera in una intervista al Tg5. “L’Italia merita rispetto. E la flessibilità dall’Ue è arrivata solo dopo molte insistenze da parte nostra”. Fonti di Palazzo Chigi – che tra l’altro osservano un po’ contrariate il silenzio di Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera – spiegano al Foglio che la reazione di Juncker era “prevedibile”. Ma Renzi pone “questioni di merito”, come la necessità di cambiare la politica economica dell’Ue. Renzi vedrà Merkel a fine gennaio. L’incontro con Juncker è giudicato comunque “più delicato” per i molti dossier aperti con la Commissione: giudizio definitivo sulla manovra e sulla bad bank, possibile contestazione di aiuti di stato per l’Iva.

 

Palazzo Chigi, volente o nolente, si trova di fronte a un dilemma: l’Italia può essere pimpante e disciplinata allo stesso tempo nei rapporti con Bruxelles? “La Commissione, se attaccata fortemente in pubblico, non può più difendersi, perché altrimenti verrà vista dagli altri come attore debole”, dice al Foglio l’europarlamentare francese Sylvie Goulard. “Renzi, come i leader di Francia e Polonia, attacca Bruxelles senza pensare che un giorno ne avrà bisogno contro paesi più forti”. Secondo Goulard, un esempio è la garanzia europea sui depositi per completare l’Unione bancaria: “Chi in questo momento indebolisce la Commissione la rende incapace di resistere alla pressione della Germania”. Il pimpante Renzi farebbe bene a essere più disciplinato, non solo nella forma: “La flessibilità indebolisce”. La Germania, grande malato dell’Ue nel 2000, ha “ritrovato influenza” quando ha recuperato competitività e tagliato il deficit, dice Goulard. “Ridurre il debito dà più potere. Se non sei nelle mani dei creditori, sarai molto più forte”.

 

[**Video_box_2**]Il francese François Hollande è un leader che ha fatto il pimpante con la promessa di abolire il Fiscal compact, salvo screditarsi presto per la mancanza di disciplina sui conti e scomparendo dai giochi europei. Ora che Renzi starebbe accarezzando l’idea di ridiscutere anche questo trattato internazionale risalente al 2012, come scritto sul Foglio, la lezione di Hollande torna utile. Ma anche quella quasi opposta dello spagnolo Mariano Rajoy, disciplinato sulle riforme e graziato da Juncker sulla legge di Stabilità spendacciona prima delle elezioni, anche se non ha avuto l’agognata presidenza dell’Eurogruppo per Luis de Guindos. Disciplinato, dunque, ma troppo poco pimpante? A Bruxelles sognano, e un po’ temono, una terza via: il modello Monti. Da premier, nel giugno 2012 si presentò forte dei compiti a casa svolti nel pieno della crisi italiana. In pubblico fu cortese, dentro la stanza dei leader fu inaspettatamente pimpante e ne uscì con la promessa che Draghi avrebbe fatto di tutto per salvare l’euro. Renzi non può e non vuole fare un Monti-bis. Così la strada dell’Italia pimpante ma disciplinata in Europa, dopo le parole di Juncker, si fa sempre più stretta.