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Il futuro dell'ex Ilva e il sardinismo

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

19 Novembre 2019 alle 18:21

Il futuro dell'ex Ilva e il sardinismo

Ancora Ilva, è cominciata la quadriglia, tra procure, governo, azienda e sindacati, con a bordo sala un po' di componenti della maggioranza a movimentare ulteriormente la scena. Si sa che venerdì ci dovrebbe essere un incontro con i sindacati, convocato da Arcelor Mittal, ma c'è già la risposta negativa sindacale: che veniamo a fare, finché non cancellate il progetto di cessione di ramo d'azienda? e poi ci sono le iniziative del governo con l'azienda. Giuseppe Conte mantiene una linea di dialogo e ha ancora cose da offrire per dirimere il disaccordo. Se non avesse cose da offrire avrebbe anche, certamente non per sua decisione ma grazie all'autonoma iniziativa della procura di Milano, scenari sgradevoli da indicare per il futuro prossimo, con indagini, reati anche molto gravi, processi. Insomma le due coppie della quadriglia siderurgica si scambiano e si ricompongono in modo ben ritmato. E la danza durerà per tutta la settimana. 

 

Eppur si indaga.

  

Giuseppe Pennisi se ne intende e spiega perché il governo forse non ha proprio colpe ma ha qualche omissione riguardo alla riforma dello Esm (all'italiana Mes). Si badi bene però che si parla del governo precedente, quindi dello stesso presidente del consiglio ma di un'altra maggioranza e di due notissimi e ora contrapposti vicepresidenti del consiglio, ora impegnati come ministro degli esteri e capo del principale partito di opposizione, in totale chiamata di corresponsabilità, anche se ora entrambi chiedono al presidente del consiglio (scusate la confusione ma non è colpa di chi scrive) di chiarire perché il presidente del consiglio precedente, cioè la stessa persona, abbia commesso quelle omissioni e perché i due vicepresidenti del consiglio dell'epoca non se ne fossero accorti.

 

Ma Conte c'è.

  

Ancora dal Diario del Lavoro per un'analisi del sardinismo di Giuliano Cazzola, in cui si dice che i giovani della presenza anti-salviniana hanno capito il nocciolo della questione: bloccare la destra estrema. La saggezza di Cazzola ci esorta a ragionare. Anche perché, complice il libro di Bruno Vespa e la sua ulteriore riduzione nelle presentazioni televisive e complici le mosse leghiste, stanno procedendo a passo di marcia la banalizzazione del fascismo e la sua lettura riduzionista. Da una parte si confinano nella noia accademica gli studi storici che proprio ora si stavano risvegliando e stavano portando nuove acquisizioni, superando la polemica ormai vecchiotta tra pro e contro Renzo De Felice. Dall'altra parte la lettura riduzionista si concentra sui primi anni del potere mussoliniano per descriverlo come un normale politico in cerca di alleanze parlamentari e di agibilità politica. Mostrandone quindi, proprio quando si vuole dire che oggi non ci sono più quei rischi, un lato ben più temibile. Perché è chiaro che Mussolini non si fece subito avanti proponendo l'intero programma totalitario poi realizzato, ma cercando di nasconderne alcune parti e anche concependone di nuove nello sviluppo della sua esperienza sempre più orientata verso il totalitarismo, ma questo rende ancora più preoccupante la situazione attuale. Non ci sono fascisti vestiti da fascisti e con il fascio sul risvolto della giacca, e grazie, ma ci sono politici, nella Lega e in Fratelli d'Italia, che usano la stessa tecnica mussoliniana, e cioè l'esaltazione delle paure sociali ed economiche, per chiedere il potere. Un parallelo può essere utile proprio riflettendo sullo sdoganamento di Gianfranco Fini e del Movimento sociale. Fini, avviandosi alla storica candidatura a sindaco di Roma, arrivava con la definizione di fascista o neofascista, come dire, chiaramente indicata. Non nascondeva quell'origine e la sua presa di distanza successiva fu fondata, ragionata, esplicita, fino ad arrivare alle note affermazione sul "male assoluto". Questo ne fece un politico di nuovo tipo per l'italia, di destra ma in grado di fare i conti con il passato fascista e di superare la posizione critica (violentemente critica) sull'antifascismo. Quindi uscendo dalla trappola politica che è stata definita dell'"anti-antifascismo". Insomma: i veri fascisti non arrivano al potere qualificandosi come tali ma facendo leva sulla diffusione e l'uso strategico di specifiche paure sociali. Tutto qua.

  

La manovra e i suoi tormenti e le fantastiche opportunità (anche) per sistemare qualche scelta sbagliata.

 

Magari si dovrebbero presentare con più sobrietà, visto che sono modifiche a quanto pochi giorni fa è stato approvato con slancio.

  

La Lega calcio e il suo presidente che esce dal campo e va dritto negli spogliatoi senza salutare

 

La ferita c'è ed è grave per lo sport italiano.

 

Ci sono i soldi, non si sa usarli (parliamo di opere pubbliche).

 

Mentre il nostro ministro degli esteri dà buca ai giapponesi (al G20) ma ossequia il governo cinese in ogni occasione arrivano notizie sempre più gravi da Hong Kong con la situazione ormai compromessa a causa del violento intervento di Pechino.

 

Ma che fastidio essere l'altro pezzo dell'inchiesta per l'impeachment di Donald Trump, in Italia si chiamerebbe pesca a strascico giudiziaria.

 

Le preoccupazioni per il maltempo.

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