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Il caso della cannabis legale e la dichiarazione Ue di Sibiu

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

9 Maggio 2019 alle 18:30

Il caso della cannabis legale e la dichiarazione Ue di Sibiu

Foto LaPresse

Tira un'arietta non buona sui mercati finanziari e l'Italia ci mette il carico della vicenda Carige. E' un fatto grave ed è un pessimo segnale per chi ci osserva dall'estero che il fondo Blackrock, dopo aver avviato la trattativa, abbia rinunciato a rilevare la quota di controllo della Carige. Certo, c'è il paracadute pubblico, ma ricordiamo che si tratta di una garanzia del Mef, davvero molto onerosa: 3 miliardi per le nuove obbligazioni emesse dalla traballante banca ligure e un altro miliardo pronto per eventuali nuove necessità. Somme che erano state rese virtualmente disponibili, certo, ma confidando che non ce ne sarebbe stato bisogno. Con il ritiro di Blackrock la situazione si fa più complessa, come notato anche dai sindacati, pronti a segnalare i rischi incombenti. Si arriverà a settembre con gli attuali commissari in scadenza e la necessità di indicare i compratori, altrimenti toccherà andare avanti con l'emissione dei titoli e la garanzia pubblica. Condizione costosa e non necessariamente stabile. Tutto ciò, visto da fuori, fa male all'intero sistema finanziario italiano.

  

Se il denaro pubblico lo usi per far regali elettoralistici e per sfondare il welfare va a finire che poi non ne hai più per le cose sacrosante, questa volta proprio da manuale, l'archetipo della spesa giusta, il non plus ultra dell'investimento pubblico auspicabile, viene rinviato perché non ci sono fondi (e quando serve un po' di deficit non viene mai in mente di invocarlo...). Insomma, a essere stati fermati e rinviati dal governo, sono gli interventi per la messa in sicurezza anti-incendio di scuole e asili nido. Fa impressione. In ogni caso c'è il prof. avv. che respira un po' in Italia perché può dire qualcosina contro l'Europa e quindi non urtare né uno né l'altro vicepremier.

 

Per il Washington Post i due grandi negoziatori del commercio mondiale guardano dalla parte sbagliata (indietro). Intanto le Borse restano sulle spine in attesa dell'esito dei colloqui tra cinesi e americani.

 

 

La dichiarazione comune dei leader europei a Sibiu, in Romania, che guarda alle prossime elezioni e parte proprio da lì, dal voto di fine maggio, per ristabilire la forza permanente dei principi dell'Unione europea e lo fa con una solennità insolita, chiamando il testo prodotto assieme "dichiarazione di Sibiu".

   

Tanto impegno nella difesa dei valori fondanti dell'Unione europea è anche un programma politico, e si va a innestare anche nelle scelte dei singoli grandi gruppi al Parlamento europeo, prefigurando la strategia comune per il dopo elezioni in un modo che taglierebbe fuori le aspirazioni sovraniste, salviniane, sfasciste. C'è l'intenzione di mettere il premier ungherese Orbàn fuori dai popolari europei. Intanto a doversi difendere retoricamente dalle voci di isolamento in Europa (voci molto fondate) è il governo italiano.

 

 

Gli interventi della Marina militare in acque libiche avevano già fatto parlare e litigare all'interno del governo giorni fa, con la imbarazzante mattinata del tweet scomparso, in cui i nostri marinai rivendicavano interventi a favore dei pescherecci italiani. Ma, appunto, allora il tweet scomparve, salvo restare per sempre nella memoria digitale di Sergio Scandura di Radio radicale ed essere quindi diffuso nuovamente. A quella rivendicazione, sebbene cancellata, era seguito il rabbioso intervento di Salvini e una violenta polemica tra i ministro dell'Interno e della Difesa. Adesso si riaffacciano notizie di interventi della Marina italiana, in soccorso di migranti, di vite umane a rischio, e puntuale torna il contrasto tra ministri.

  

 

Un altro po' di appunti per il ministro dell'Interno e per conoscenza anche al ministro della Giustizia.

 

 

Altro appuntino per il ministro dell'interno (quello che doveva mandar via i 600mila irregolari).

 

Ancora per il ministro dell'Interno (a proposito, ma siete tanto sicuri che sia andato male da Lilli Gruber? Perché a questa newsletter è sembrato invece che Salvini sia riuscito a piazzare comunque i suoi colpi propagandistici), ma sulla questione che ha recentemente deciso di mettere in cima alle sue preoccupazioni, ovvero la guerra ai negozi della cannabis legale, a guardarsi bene intorno, tutta questa ansia sembra assente.

 

 

Nella disattenzione generale va avanti il progetto di riduzione dei parlamentari, presentato come strumento per la riduzione dei costi della politica. Il tutto lasciando due Camere e quindi rendendo praticamente impossibile un normale e appena appena approfondito lavoro parlamentare, che magari comprenda (ma sembra roba superata per gli apostoli della democrazia diretta) sia la maggioranza sia le opposizioni. Lasciando due camere e tutto il resto intatto (perché altrimenti si sembrerebbe troppo renziani) si finisce per avere un parlamento ingestibile che cumula i problemi del bicameralismo con quelli dovuti alla riduzione brutale di deputati e senatori. E poi da lì a dire che il parlamento non funziona sarà un attimo...

 

Repressione in bianco (ti arresto pure se non dici niente, succede in Kazakistan).

 

 

E invece nel Regno Unito si tenta di capitalizzare l'europeismo, con un vaffa-vaffa-day, perché stavolta il vaffa è rivolto a chi, un po' più di due anni fa, aveva cominciato a gridare il suo vaffa-Ue, e ora, invece, con un rivolgimento delle tendenze elettorali regala un'opportunità di buona e facile propaganda ai LibDem, tradizionalmente europeisti e perciò un po' messi da parte nello scenario politico britannico, ma ora pronti alla rivincita.

 

Gli spaghetti o quello che sono nella foto iniziale non sembrano proprio preparati da un italiano, comunque ecco il grande dibattito inglese sulla scelta tra cucina italiana e francese (per far contento il sovranista che è in voi).

 

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