cerca

Lo spread che scende e i nuovi pericoli in Ucraina. Di cosa parlare stasera a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati da Giuseppe De Filippi

26 Novembre 2018 alle 19:31

Lo spread che scende e i nuovi pericoli in Ucraina. Di cosa parlare stasera a cena

Foto LaPresse

Manfrina terribile, petti gonfi inutilmente: per mesi hanno tirato avanti tra dirette Facebook, uscite in terrazzo, talk show, battute imposte ai microfoni stradali a colpi di "la manovra dl popolo non si cambia" e "non arretriamo di un millimetro". Tutto un attestarsi che ha prodotto solo tanta confusione sui mercati e nell'economia, con riduzione degli investimenti sia finanziari sia strettamente produttivi, con modifiche negative sulle aspettative (guardate al record di depositi in banca), con frenata del mercato del lavoro. Va bene, se governo e maggioranza intendono andare avanti diventa ragionevole però tentare questa specie di ritirata, ben più di qualche salviniano millimetro, e modificare gli effetti di spesa delle due misure più costose della manovra. Ma poi la strategia è razionale in ogni caso, perché anche se dovesse saltare l'accordo di maggioranza, con l'esito pressoché obbligato del voto, entrambi potrebbero continuare a sventolare le loro bandiere elettoralistiche, addossando però all'Europa la responsabilità di aver bloccato la piena attuazione dei progetti governativi italiani. Comunque a cena, sui cellulari o in Tv, avrete aggiornamenti sull'incontro di Palazzo Chigi, comincia verso le 19, in cui si dovranno trasformare questi intendimenti in modifiche alla manovra o ai programmi attuativi della manovra.

  

Non chiamateli più avidi, speculatori o chissà cosa di turpe, sui mercati in realtà sono dei bonaccioni. Basta un impegnuzzo verso la riduzione del deficit e bastano due parole distensive per fare subito breccia nel cuore di quei teneroni dipinti invece come spietati gnomi della finanza. Ed ecco subito ripartire la Borsa e finalmente darsi una calmatina anche lo spread (ovvero quello grandezza che sale quando si dicono o programmano stupidaggini).

  

C'è questa storia del Di Maio Group di Pomigliano, la società di costruzione che avrebbe pagato in nero, esortato a nascondere incidenti sul lavoro, realizzato però pochissimi utili anzi proprio zero, le cui strategie si concepiscono in una casa giù abusiva in cui abitava l'attuale vicepresidente del consiglio e bis-ministro (complimenti a Le Iene per aver scoperto alcune di queste stranezze). E c'è il comportamento umanamente triste del Di Maio Luigi, il quale avrebbe sostenuto di non avere a che fare da mesi col Di Maio Antonio, suo genitore. Eppure il Di Maio Luigi risulta tuttora intestatario di quote rilevanti della società del Di Maio Antonio. La questione, poi, contro ogni verosimiglianza, è anche una questione politica, perché appunto il Di Maio Luigi detto Gigi risulta anche essere il vicepresidente del consiglio e bis ministro di cui si parlava più in alto. Ed essere anche stato un parlamentare dell'opposizione durante la precedente legislatura ed aver espresso giudizi contro altri politici i cui genitori erano stati chiamati in causa per presunti fatti di malaffare, da cui erano usciti successivamente con assoluzioni.

  

Sarà per una ragione o per un'altra, o per le misteriose vie delle associazioni mentali, ma ora, sentito delle storie sui Di Maio, viene in mente Marco Travaglio. La sua visione, il suo modo di leggere il mondo, le sue ossessioni politiche, giudiziarie, punitive, sono state raccontate oggi sul Foglio con precisione e impegno da Federica Graziani e Luigi Manconi. La lettura può darvi buoni argomenti per stasera.

 

Fa notizia (o meglio dovrebbe fare notizia come nota Stefano Ceccanti) En Marche che vince una suppletiva, dove Manuel Valls lasciava per andare a fare il sindaco in trasferta. Vince il macroniano, e i macroniani italiani, sparuti ma felici, rivendicano la vittoria, ancorché realizzata tra pochissimi votanti. In ogni caso conta chi a votare ci va e quindi se ci fosse davvero l'onda anti-macroniana di cui si legge in molte analisi gli elettori avrebbero sentito il richiamo delle urne per far valere, e che ottima occasione, il loro risentimento. Se non lo hanno fatto vuol dire che l'avversione raccontataci ogni giorno forse non è così radicata, almeno non a sufficienza da spingere verso un seggio elettorale. E quindi piano coi giudizi liquidatori per En Marche.

 

Restiamo in Francia perché i gilet gialli hanno, ma pensa un po', non rappresentati, leader, ma portavoce. Dove l'avete già sentita?

 

Rischio alto di conflitto tra Russia e Ucraina.

 

La scacchiera si è ristretta e non si vince né si perde più, almeno tra super campioni. Soluzioni possibili per mantenere il gioco interessante? Farli giocare in mezzo a gente che strilla "questo lo dice lei!", aggiungere pezzi nuovi e caselle nuove, farli ubriacare. A cena potrete esercitarvi sui problemi di un mondo a razionalità, efficienza  e informazioni assolute e totali, insomma un mondo in cui fossero tutti dei "Burioni qualsiasi". Come andrebbe a finire?

 

La morte di Bernardo Bertolucci e i ricordi personali come dazio da pagare a ogni scomparsa di qualche grande della cultura.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi