cerca

È morto Bernardo Bertolucci, regista delle polemiche

Ultimo tango a Parigi fu messo al rogo nei libertari anni Settanta. Figurarsi cosa potrebbe accadere oggi, negli anni del #metoo

26 Novembre 2018 alle 12:30

Loading the player...

Sui film di Bernardo Bertolucci è stato bellissimo litigare. “Ultimo tango a Parigi” e “Novecento” hanno alimentato le dispute cinematografiche più appassionanti della nostra vita. Quando di un film si riusciva a parlare per ore, sfinendo i malcapitati che stavano nel divano accanto. Adesso il “mi piace” e il “non mi piace” funzionano come una guerra lampo che non prevede prigionieri. Argomentare pare fuori luogo, anche un po’ maleducato: siamo o non siamo al mondo per difendere la nostra tribù dagli attacchi dell’altra tribù?

 

Abbiamo litigato su “Ultimo tango a Parigi” a proposito della tirata di Marlon Brando contro la famiglia, colonna sonora nella scena del burro (così la ricordano gli spettatori, Franco Franchi usò un panetto ancora incartato per la parodia – una forma sublime di omaggio – “Ultimo tango a Zagarol”). C’erano i favorevoli e i contrari, e litigarono anche i censori: tanto dissero e tanto fecero che la Corte di cassazione ordinò la distruzione di tutte le copie – senza riuscirci. Erano i libertari anni 70, non era neanche prevedibile una rotta di collisione con il #MeToo. Bernardo Bertolucci fu privato dei diritti civili per cinque anni, a scriverlo neanche ci si crede (più o meno quel che il movimento antimolestie pretende per i registi con le mani lunghe). Il film fu poi “riabilitato” – qualsiasi cosa voglia dire la formula – e con qualche taglio anche trasmesso in tv nel 1988: il giorno dopo tutti ne chiacchieravano. Controprova: quando fu trasmesso in tv “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino nessuno andò oltre allo scambio “mi piace / a me no”, eravamo più che soddisfatti così.

 

Abbiamo litigato su “Novecento”, che offriva ampio materiale perché durava cinque ore e qualcosa, divise in due parti. Raccontava 50 anni di storia italiana, un paio di guerre mondiali, il fascismo, Olmo il figlio del contadino e Alfredo il figlio del padrone che nascono lo stesso giorno, il primo gennaio del 1900 (erano Robert De Niro e Gérard Depardieu). Chi non sopportava il melodramma, e chi non sopportava la citazione del “Quarto stato”, il quadro di Pellizza da Volpedo sui proletari che avanzano (più tutti gli altri dipinti a sfondo operaio e contadino somministrati al direttore della fotografia per ispirazione). Chi adorava Dominique Sanda (di cui si era già incapricciato guardando “Il conformista”) e chi era innamorato di Stefania Casini. Chi era uscito dopo la prima parte dicendo “mai più” e chi aveva visto la saga due volte. 

  

Su “La luna”, con Jill Clayburg madre di figlio drogato, si ruppero amicizie e fidanzamenti. Tornammo a litigi più civili grazie al colossal cinese “L’ultimo imperatore”. Con le sue ventimila comparse, le riprese nella Città Proibita, il respiro della storia, l’imperatore bambino di fronte allo sfarzo del potere. I nove Oscar ricevuti, tra cui uno al regista e uno al film, posizionarono definitivamente Bernardo Bertolucci tra i maestri del cinema italiano da venerare.

 

L’ultima fantastica litigata fu su “The Dreamers - I sognatori”. Il film sul Sessantotto: Bernardo Bertolucci arrivò al Lido con la lancia, mostrando il pugno chiuso. In concorso, assieme a lui, il rivale di sempre Marco Bellocchio (il film era “Buongiorno notte”, sul rapimento Moro). Nel cocktail, la politica, il triangolo amoroso tra i velluti dell’appartamento parigino (lei era Eva Green), l’omaggio a Jean-Luc Godard, con la corsa tra i quadri del Louvre presa da “Bande à part”, campionissimo della Nouvelle Vague. Da allora non abbiamo più litigato sul cinema prendendoci tanto gusto, ci mancherà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • zucconir

    27 Novembre 2018 - 08:08

    Con La morte di Bernardo Bertolucci si chiude per sempre la lunga epopea delle tre generazioni che hanno vissuto fascismo e antifascismo, mischiando politica e cultura. Fosse letteratura, cinema, pittura. Qualsiasi cosa, vita compresa. Gli straordinari piani sequenza con la macchina a spalla del Conformista, come quella incredibile inquadratura della piazza africana nel Reporter di antonioni, sono più importanti delle bandiere rosse sempre presenti. Figlio d'arte Bernardo fu adottato da Moravia, Pasolini e molti altri, ma seppe aggiungerci una influenza francese e americana profonda e unica. Comunque il suo talento si esprime al meglio nel suo umanesimo, nella disperata ricerca di senso che esiste nel destino di ogni uomo. Nella sua pietà per l'impossibilità di una risposta. Che la terra gli sia lieve.

    Report

    Rispondi

    • iksamagreb@gmail.com

      iksamagreb

      29 Novembre 2018 - 20:08

      Mi perdoni se mi permetto, ma mi colpisce la fatale tristezza che pervade il suo bel commento. Lei evidentemente non è credente, Bertolucci non lo so ma io spero sempre di si - che la terra copra la buccia inerte di uno spirito che merita sempre di uscire dai parametri terreni superando "il muro della morte" per approdare a ben altra Vita. La storia dell'umanità ci dimostra che tutti i popoli dovunque non hanno mai accettato la morte come fine di tutto. E per me (che anch'io..) è la prova connaturata più evidente e convincente che se non accetto la morte come fine di tutto mi basta per credere che - non so come, come non so esattamente e completamente rispondere a tutti i perché son venuto al mondo - morendo entrerò di sicuro in una nuova vita. Anzi, son più certo dell'aldilà che qui ed ora dell'aldiquà. Le assicuro che sono sano di mente. Provi a pensarci come speranza, e vedrà che più ci pensa più la troverà sensata. La vita, solo dall'assaggio terreno, è troppo bella per finire qui.

      Report

      Rispondi

Servizi