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Antifascismo stradale

Il non senso di cancellare i nomi fascisti dalla toponomastica romana. Parla lo storico Vidotto

26 Gennaio 2018 alle 06:00

Antifascismo stradale

Villa Torlonia , Roma (foto di Dr. Wendy Longo via Flickr)

Roma. C’è un aneddoto paradossale nella storia dei nomi dei luoghi di Roma che ci ricorda quanto può essere arbitrario il disegno toponomastico di una città. Nel rione Monti, nel punto da cui si gode della migliore vista su Via dei Fori imperiali, è impresso il nome del maggiore critico delle scelte urbanistiche del fascismo. Antonio Cederna, autore del libro Mussolini urbanista, era un sostenitore della cancellazione di quella che durante il Ventennio si chiamava Via dell’Impero. Per ironia della sorte proprio a lui è intitolato il belvedere con vista sui fori. “Il luogo che ha osteggiato durante tutta la vita è ora in bella vista davanti alla targa che porta il suo nome”, racconta al Foglio lo storico Vittorio Vidotto.

     

Il belvedere fu rinominato nel 1996, l’anno della morte di Cederna, quando il sindaco di Roma era Francesco Rutelli. Da primo cittadino, come altri suoi successori e predecessori, Rutelli promosse diversi nuovi nomi tra le strade della città. Il caso più noto fu quello di Luigi Bottai, intellettuale fascista e ministro dell’Educazione, a cui si voleva intitolare un largo all’interno di Villa Borghese. Una parte della città si indignò così tanto che alla fine Rutelli decise di lasciar perdere. Non fece alcun rumore, invece, la scelta presa solo un anno dopo di attribuire una strada di Castel Romano a Edoardo Zavattari, personaggio secondario della storia italiana durante il fascismo, biologo e tra i firmatari del Manifesto della razza, il documento che elaborò le basi del “razzismo fascista” su cui vennero definite le leggi razziali. D’altra parte, se nessuno ha protestato contro via Zavattari, fa notare Vidotto, è perché forse, eccetto qualche testo specialistico, quasi nessun libro di storia contiene il testo del Manifesto, i nomi o addirittura le biografie dei suoi firmatari.

  

Quella strada l’ha riportata alla memoria nei giorni scorsi il sindaco Virginia Raggi, annunciando di volerla rinominare insieme a un’altra intitolata ad Arturo Donaggio, psichiatra e firmatario anche lui del Manifesto. Donaggio ha ben due targhe a suo nome, una identifica un largo e l’altra una via in zona Torrevecchia. Esistono dal 1958, da quando l’amministrazione del democristiano Urbano Cioccetti le istituì. Proprio oggi, alla vigilia della Giornata della memoria, la Commissione toponomastica del comune di Roma si riunirà per valutare la fattibilità della proposta di Raggi e per scegliere i personaggi che potrebbero sostituire i due uomini di scienza. “Sapere chi si intende mettere al loro posto può essere utile per comprendere la scelta del Comune”, commenta Vidotto, “perché al momento non se ne capisce il senso”.

  

Il sindaco ha detto di voler “cancellare queste cicatrici indelebili che rappresentano una vergogna per il nostro paese”, spiegando che “Roma condanna le leggi razziali” e che “la nostra città è orgogliosamente antifascista”. Ma si possono affermare certi valori cambiando nome a una strada semisconosciuta? “La toponomastica – spiega il professore – vuole agire come simbolo”. E ci sono casi in cui scoprire le targhe di alcune strade ha assunto un significato storico importante: “Penso a Viale dei Martiri Fascisti, rinominato viale Bruno Buozzi nel ’45 in memoria del sindacalista ucciso dai nazisti un anno prima. Oppure al Foro Italico, che prima della Liberazione si chiamava Foro Mussolini. Queste iniziative assumono valore perché coinvolgono luoghi connotati da un forte significato simbolico per la città”. In questo caso invece le strade da rinominare si trovano in due luoghi piuttosto periferici, non ospitano monumenti rilevanti e non si collocano in quartieri con particolari riferimenti storici. “Quelle strade lì non sono simboli per nessuno e non ricordano a nessuno il Manifesto della razza. Sulle targhe stradali non c’è scritto ‘firmatario delle leggi razziali’, ma ‘biologo’ e ‘zoologo’”.

  

Un esempio da contrapporre all’iniziativa di Raggi? Quello di viale Renzo De Felice, che spiega il nesso tra un luogo e il suo nome. Al principale storico del fascismo è dedicata una strada all’interno di Villa Torlonia. Di fronte c’è la residenza di Mussolini.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    26 Gennaio 2018 - 14:02

    "Via Bruno Mussolini" diceva la targa che intitolava una via di Parma al figlio del Duce morto in un incidente aereo nel 41. "e via anca so pédor" aggiunse, sotto, qualcuno, la notte successiva.

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