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Mariangela di MasterChef la materana è la scheggia impazzita dell'edizione numero 6

E’ lei e non Alves detta Lalla (subito eliminata) il personaggio trash di quest’edizione. La gara è iniziata, tra polli al caffè, piatti uguali al sacchetto dell’umido e liti furibonde nella prova in esterna

Mahatma

14 Novembre 2017 alle 17:00

Mariangela la materana è la scheggia impazzita di MasterChef 6

Prova in esterna a Matera (foto masterchef.sky.it)

Sì, vabbé, qua è meglio iniziare a toccare ferro. Una settimana fa esaltavamo Alves detta Lalla, la Whitney Houston della via Emilia. Che puntualmente è stata la prima eliminata di codesta sesta edizione di MasterChef. Vabbè, il dolore è attenuato dal fatto che siamo all’inizio, e non è che ci sia affezionati a qualcuno in particolare. A ogni modo, promette scintille Mariangela di MasterChef, avvocatessa materana trentanovenne che dopo 120 minuti scarsi di trasmissione è già detestata da tutti. Addirittura più odiata di quanto lo era Lucia, la sindacalista rossa della passata edizione.
 

Mariangela nessuno la vuole, nessuno la applaude, nessuno la guarda manco di striscio. E francamente neanche a noi suscita tenerezza: una che vuole fare la chef e che esordisce dicendo “io sono vegetariana e devo fare il pollo” meriterebbe l’uscita rapida. E se poi per presentare il piatto con il pollo si mette a citare Platone, lo Zenit e la Mimesi, beh, vedete un po’ voi. Tanto saputella e convinta di avere un’aura professorale da istruire i giudici sul “lardo di colonnato” messo in mezzo alla carne. Sì, colonnato. Non trattasi di refuso. Sarà interessante seguirla nelle prossime puntate, ci si divertirà.

 

Per il resto, confermiamo il primo giudizio espresso a naso: i concorrenti sono bravini, più dell’anno scorso. Qualche sfigatello c’è, qualche imbucato pure, ma il livello è medio-alto. Anche sul primo Invention Test, tanti (troppi!) hanno scansato i pericoli, che stavolta erano enormi: mettere insieme il pollo col caffè. Certo, qualcuno se l’è tirata, tipo quella che era convinta di sfornare un capolavoro per il semplice motivo che “io bevo quattordici caffè al giorno”. Oppure quell’altra, che era contenta dell’abbinamento scelto perché “io sono napoletana e vivo di caffè”, come se tutti i napoletani avessero l’abitudine di inzuppare la coscia di pollo nella moka.

 

Prima prova in esterna vinta per un pelo dai blu: il giovane Valerio (18 anni) comanda con piglio mussoliniano e vince, ottenendo il plauso di cento panettieri della Basilicata riuniti in una piazza di Matera. Male i rossi capitanati per caso da Margherita, ragazza dalle vocali talmente aperte da richiedere, forse, i sottotitoli per l’attempato telespettatore. Comunque sia, finalmente è arrivato il pathos.

Mahatma

Mahatma

E' nato al nord (non serve dire dove né quando, anche perché sono informazioni buone per necrologi e che poco interessano il lettore più o meno interessato). Si considera maturo quanto a età, meno a dotazione intellettuale. Non se ne cruccia, sapendo che la capacità d'elaborazione mentale in codesto mondo non deve essere per forza alta (d'altronde Hegel e Kafka non sono più bestseller da qualche decennio). Segue lo sport in generale a eccezione delle bocce, del sumo e del golf, che considera una delle più grandi sciagure capitate all'umanità, quasi quanto lo sport trasmesso sulle reti Rai. (ne parla sovente su questo giornale) Appassionato di cucina televisiva, ama le pentole che si vedono a MasterChef (delle cui puntate cura periodicamente le recensioni sempre su questo giornale) e soprattutto la relativa dispensa. Ricorda con rimpianto la tv del cane di Paolo Limiti, Floradora.

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