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"Questo piatto fa vomitare". MasterChef riparte da dove l'avevamo lasciato

Prime selezioni della sesta edizione del programma culinario di Sky. Si intravede qualche concorrente bravo, ma a noi per ora interessano i casi disperati

Mahatma

23 Dicembre 2016 alle 12:49

"Questo piatto fa vomitare". MasterChef riparte da dove l'avevamo lasciato

Giovedì sera sono andate in onda su SkyUno le prime due puntate di MasterChef 6 (LaPresse)

Allora, la prima cosa da dire è che la Vaniglia bourbon nei supermercati si vende, checché ne dica Barbieri. Abbiamo controllato personalmente, già pronti a ricoprire di improperi il diciottenne di Rimini che sosteneva d’aver acquistato tale prodotto al negozio “Le Befane” della sua città. “Balle”, ha detto Bruno e noi già pronti a scrivere l’epitaffio per lo sciagurato concorrente dilettante. Invece no, la Vaniglia bourbon esiste (così pare) e pure si trova nei migliori supermercati. Fatta codesta premessa, bisogna contestualizzare la doppia puntata di ieri.

 

L’interesse, in questa fase di scrematura che si è aperta con una prova di cucina davanti alla Stazione Centrale di Milano (i candidati dovevano preparare presunte prelibatezze a crudo, con dell’ananas e altre cose messe a disposizione), è naturalmente tutta per i cialtroni (cioè quelli che credono di essere Cracco), gli sfigati e gli incapaci. Dei fenomeni ci interesserà più avanti, benché qualcosa si sia già intravisto ieri, se non altro per certe lodi sperticate dei giudici che fanno capire già che qualcuno ha i numeri (e ne siamo felici, visto che nell’ultima edizione quelli veramente bravi si contavano sulle dita di mezza mano).

 

Quanto agli scartati, ne abbiamo viste di tutti i colori, roba da far chiudere lo stomaco fino all’Epifania. Il risotto alle fragole con noci e miele (miele buttato sopra come si fa con il latte caldo quando si sta male) stava per farci chiudere questa rubrica sul Foglio. “Mai mangiato un risotto più schifoso di questo” (Cannavacciuolo). “E’ una merda totale” (Bastianich). “A questo punto dico che è un piatto sbagliato”, ha replicato forse convinto il concorrente. Meglio tardi che mai. Un altro ha proposto delle palline con olio bruciato (“mi piace la cucina molecolare”), un altro ancora ha presentato un piatto che forse alle galline sarebbe stato gradito (“Guardati allo specchio e prenditi a schiaffi”, Cannavacciuolo dixit). “Sei un segaiolo” (Cracco). “Beh, quello sì, come tutti” (è la risposta). “La paprika affumicata è vomitevole” (Barbieri). Replica: “Sì, ma c’è l’anice stellata”. Roba da interdizione dai pubblici uffici.

 

Premio dell'anno alla concorrente che così risponde ai giudici: "Cosa penso di MasterChef? Lo guardo poco". Bastianich non si trattiene: "Il tuo piatto fa vomitare". Addio.

Mahatma

Mahatma

E' nato al nord (non serve dire dove né quando, anche perché sono informazioni buone per necrologi e che poco interessano il lettore più o meno interessato). Si considera maturo quanto a età, meno a dotazione intellettuale. Non se ne cruccia, sapendo che la capacità d'elaborazione mentale in codesto mondo non deve essere per forza alta (d'altronde Hegel e Kafka non sono più bestseller da qualche decennio). Segue lo sport in generale a eccezione delle bocce, del sumo e del golf, che considera una delle più grandi sciagure capitate all'umanità, quasi quanto lo sport trasmesso sulle reti Rai. (ne parla sovente su questo giornale) Appassionato di cucina televisiva, ama le pentole che si vedono a MasterChef (delle cui puntate cura periodicamente le recensioni sempre su questo giornale) e soprattutto la relativa dispensa. Ricorda con rimpianto la tv del cane di Paolo Limiti, Floradora.

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