Milano è così perfetta che anche l'inquinamento diventa una virtù

Michele Masneri

Un trionfo nordcoreano: non solo la città è il meglio posto d’Italia, ma ha addirittura “quattro medaglie d’argento nella classifica finale”, come scrive il Sole nella sua classifica

Continua il trionfo di Milano, tra alberi di Natale tecnologici-metallici e previsioni-monstre per le Olimpiadi Milano-Cortina (taac). Quella del capoluogo lombardo per il secondo anno consecutivo è la provincia più vivibile d’Italia secondo la classifica rilasciata ieri dal Sole 24 Ore. Secondo il quotidiano addirittura la città di Beppe Sala vince la “edizione extra large” della consueta tenzone, una specie di super classifica show che raduna le trenta edizioni passate. Un trionfo nordcoreano: non solo la città è il meglio posto d’Italia (“vince l’oro”), ma ha addirittura “quattro medaglie d’argento nella classifica finale”, come scrive il quotidiano.

 

 

E’ infatti prima dal punto di vista “affari e lavoro” (come ti sbagli); seconda in “ricchezza e consumi” (dopo Aosta); terza in “cultura e tempo libero”, quinta addirittura in “ambiente e servizi”, e i milanesi avranno celebrato la giornata di ieri sotto il cielo plumbeo forse radunandosi alla biblioteca vegetale. Il dato ambientale è sorprendente soprattutto perché notoriamente la bellissima Milano non è proprio considerata una meta salubre: secondo uno studio del Council on Clean Transportation, quello che ha denunciato il dieselgate, è addirittura la prima area urbana al mondo per numero di morti premature ogni 100 mila abitanti attribuibili all'inquinamento atmosferico causato dai trasporti (e comunque, sempre record per Milano). E poi chi ci vive è contentissimo, non solo i nuovi residenti (premiata anche la categoria “demografia”, grazie alle orde di giovani volonterosi che si accalcano sotto i bastioni), col Guardian che recentemente elogiava una popolazione diversa dal resto d’Italia, giovane, internazionale, che non farebbe mai cambio, l’85 per cento, con nessun altro posto al mondo.

 

E pazienza per le micidiali polveri sottili, ma in fondo anche il Timothée Chalamet che già si era goduto il microclima cremasco in “Call me by your name”, ora in “Un giorno di pioggia a New York” sostiene di aver bisogno per vivere del monossido di carbonio, esaltando il Central Park, dove pure negli ultimi giorni si tramandano gli accoltellamenti di giovani romantici forse istigati proprio dalla pellicola. E la sicurezza è l’unico neo nell’altrimenti trionfante pagella milanese. La città scivola addirittura dal settantanovesimo posto del 1990 al centosettesimo di oggi: infatti qualche giorno fa è uscita un’altra classifica (basta!), questa volta con i reati, e anche qui un record: 7.017 denunce ogni 100 mila abitanti, primo posto in Italia (ma si tratterà certamente dello zelo denunciatario milanese, in un’Italia omertosa). E comunque, altri trionfi: in questa super classifica show, Milano è anche una delle città salite più velocemente delle altre dal 1990, anno in cui nasce la rilevazione del Sole – in quell’anno era solo al trentanovesimo posto. Del resto i Novanta erano da dimenticare per Milano (era il decennio della “trilogia della fuga” di Gabriele Salvatores, che, come si è visto in una bella mostra recente, a Milano, metteva appunto in scena la fuga dei milanesi verso luoghi esotici). Ultima, nella classifica del Sole, oggi è Caltanissetta: centosettesima. E’ la provincia che ha dato i natali al ministro Peppe Provenzano, già latore del disperato “lamento del Sud” (quello di Milano che prende ma non dà). Classifica a orologeria?

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