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È morto Francesco Saverio Borrelli

L'ex procuratore di Milano a capo del pool di Mani Pulite aveva 89 anni

20 Luglio 2019 alle 11:57

È morto Francesco Saverio Borrelli

Foto LaPresse

È morto a Milano Francesco Saverio Borrelli. L'ex procuratore di Milano a capo del pool di Mani Pulite era nato a Napoli nel 1930 Figlio dell'ex presidente della Corte d’Appello di Milano Manlio Borrelli, era entrato in magistratura nel 1955 e sino al 2002, anno nel quale andò in pensione, era rimasto nelle aule del tribunale di Milano. Proprio prima di lasciare la magistratura aveva esortato i colleghi a "resistere, resistere, resistere" a quello che a suo avviso era un attacco ai giudici da parte del governo Berlusconi. Una linea che in seguito, almeno in parte, abbandonò dichiarando pubblicamente di non rimpiangere la stagione delle inchieste sulla corruzione.

 

Il suo nome divenne notorio in Italia quando nel 1992, con l’inchiesta del Pio Albergo Trivulzio ebbe inizio "Tangentopoli".

 

La camera ardente sarà aperta lunedì al Palazzo di Giustizia del capoluogo lombardo.

 

Qualche giorno fa, la figlia Federica con un post su Facebook, aveva annunciato le gravi condizioni di salute nelle quali versava il padre: "Ti tengo la mano e insieme alle lacrime che non ho il pudore di nascondere, scorrono i mille ricordi di quanto vissuto con te".

 

Per approfondire leggi anche:

’93 sfumature di terrore

Rileggere la decomposizione civile, politica e antropologica italiana con occhi non cisposi. Conversazione con Mattia Feltri sul suo viaggio antico e nuovo nel girone di Mani pulite. “Su Mani pulite discutiamo da decenni, io spretato e critico, mio padre più favorevole, sebbene non più entusiasta come allora”

La corruzione e quel flop di Mani Pulite

Quello che il pubblico ministero Paolo Ielo ha sentito durante l’inchiesta sulle presunte tangenti Enav-Finmeccanica è qualcosa di molto famigliare per un ex magistrato del pool di Mani pulite. Passato alla procura di Roma dopo anni di inchieste con Francesco Saverio Borrelli e Gerardo D’Ambrosio, Ielo si ritrova ad attestare il fallimento sostanziale delle promesse di un’intera stagione giudiziaria.

La crisi del partito dei giudici

Marco Travaglio non ha torto quando rileva che la delegittimazione brutale di Antonio Ingroia e associati palermitani da parte del sindacato dei magistrati e dell’associazione sindacale progressista, Magistratura democratica, sa di zolfo. Bastonano i pm antimafia solo adesso che entrano in conflitto con il loro blocco di riferimento, istituzionale e politico, cioè con il Quirinale di Giorgio Napolitano, l’alto clero togato costituzionalista, e le stelle dell’empireo politico-giudiziario come Luciano Violante.

Redazione

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    20 Luglio 2019 - 14:02

    Memento: morire è render l'anima al Creatore per render contezza di ogni nostro atto ed istante della vita vissuta a Lui, Giudice Supremo, e continuare poi a vivere spiritualmente e in eterno "secondo i vostri meriti" - come ci ha ricordato la Madonna nel messaggio del 25 Maggio scorso da Medjugorje. Perciò, in Paradiso o all'Inferno, non si scappa! Miserere - miserere - miserere.

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