Un autista incendia l'autobus sulla Paullese: a bordo c'erano studenti di scuola media (foto LaPresse)

Atto premeditato

Non serve l'estremismo per condannare la tentata strage di San Donato

A San Donato, dirottato e incendiato un pullman con 51 studenti. Per la procura è terrorismo. Nessun legame con l’Isis

Milano. Stamattina Ousseynou Sy, autista delle Autovie di Crema, ha dirottato l'autobus che stava guidando con 51 ragazzi a bordo, li ha minacciati, legati e poi ha tentato di dar fuoco al veicolo. La prontezza di spirito di uno studente, che ha chiamato i carabinieri, ha consentito alle forze dell’ordine di fermare il criminale e di salvare i ragazzi. L’uomo, un italiano di origine senegalese, aveva precedenti penali pesanti, guida in stato di ebbrezza e abuso sessuale su minore. Eppure guidava un autobus da quindici anni, e questo è il primo interrogativo che pone la vicenda. I reati che ha commesso sono gravissimi, tentata strage, sequestro di persona, incendio e resistenza. A questi la procura di Milano, competente perché il fatto si è svolto a San Donato, ha aggiunto l’aggravante di terrorismo, anche se gli stessi procuratori hanno escluso legami con l'Isis.

 


L'autobus in fiamme sulla Paullese


 

L’autista farneticava di voler “fermare le morti nel Mediterraneo” e certamente i suoi atti hanno creato panico nella popolazione, il che giustifica di per sé l’aggravante terroristica. Però nella concezione comune il terrorismo si esprime nell’ambito di una iniziativa politica sostenuta con azioni violente, mentre in questo caso la violenza c’è ed è estrema ma la connessione politica, allo stato delle informazioni, non appare chiara. L’Italia finora non è stata colpita (dopo gli anni di piombo naturalmente) da atti terroristici come quelli che hanno insanguinato tante città d’Europa, capire se c’è un filone terroristico che agisce anche da noi è un problema vitale per la sicurezza e a questi interrogativi bisognerà trovare risposte convincenti, lasciando perdere le inevitabili ma fuorvianti polemiche sull’origine straniera del criminale o sulla provocazione rappresentata dalle morti nel Mediterraneo (delle quali peraltro non è responsabile l’Italia e tanto meno i bambini cremaschi in gita).

  

I bambini a bordo scendono dall'autobus poco prima che sia dato alle fiamme  


 

Quando una vicenda suscita emozione è difficile sottrarsi alla tentazione di strumentalizzarla a sostegno delle tesi che si ritengono giuste, anche se hanno solo connessioni aleatorie o suggestive. Capiterà anche questa volta, ma chi preferisce sempre affrontare i problemi veri con razionalità e impegno, come hanno fatto gli ammirevoli carabinieri che hanno salvato i ragazzi, spetta il compito di contrastare le esasperazioni per insistere nella ricerca delle risposte vere alle domande serie. Ma trasformare questa vicenda in una crociata contro gli stranieri significa fare il contrario di quello che serve all'Italia sul tema della sicurezza. Contro l'estremismo non serve cavalcare l'estremismo: servono meno tweet, più serietà.

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