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La rabbia degli studenti contro il governo dei tagli

Da Roma a Milano, i giovani scendono in piazza per protestare contro le politiche al risparmio dei gialloverdi

16 Novembre 2018 alle 13:47

Al grido di "giù la maschera" gli studenti sono tornati in piazza questa mattina in moltissime città italiane, da Roma a Milano, Firenze, Verona, Trento, Perugia, Napoli, Bari, Campobasso, Crotone e Messina, e poi domani a Bologna, Taranto e Siracusa. La protesta è promossa dal Link coordinamento universitario, da Rete della conoscenza, da Udu (Unione degli universitari), da Rete degli Studenti Medi e da Uds (Unione degli studenti) ed è indirizzata contro i tagli decisi dal governo in tema di Istruzione e Ricerca, il sistema dell'alternanza scuola-lavoro e per denunciare la situazione fatiscente dell'edilizia scolastica e il fenomeno dell'abbandono scolastico.

 

Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi, dichiara: "Chiediamo che questo governo metta giù la maschera sui fondi per l'istruzione. Non è accettabile che si promettano investimenti per fare propaganda, ma che allo stesso tempo il ministro dell'Istruzione dica che "bisogna scaldarsi con la legna che si ha", e che pochi giorni dopo saltino fuori 29 milioni di euro di tagli: 14 sulla scuola, 15 sull'università". Enrico Gulluni, Coordinatore Nazionale dell'Unione degli Universitari, denuncia: "Il governo per mesi ha annunciato l'abolizione del numero chiuso alle università. Mai un parere degli studenti, mai una proposta concreta, mai un confronto con il Cnsu. Per superare l'attuale metodo di accesso servono investimenti, che partano dall'orientamento alle scuole superiori fino alle borse di specializzazione medica, e soprattutto serve un confronto vero con gli studenti".

Redazione

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Commenti all'articolo

  • tenen314

    16 Novembre 2018 - 17:05

    Forse la redazione del Foglio è composta da trentenni, che negli anni '70 del secolo scorso non erano ancora nati. Dove la memoria non può supplire, potrebbe forse aiutare rileggere le cronache di quegli anni. Cominciò così: scontri con la polizia, immagini incendiate, manichini impiccati. Pessimo copione, e pessimi attori: alla fine si contavano i morti, molti morti. Le motivazioni allora (SIM, lo stato imperialista delle multinazionali + il voto unico agli esami ) erano dello stesso livello di quelle attuali (il nuovo fascismo al governo + abolizione del numero chiuso). Il tutto amorevolmente confezionato nell'articolo del Foglio, con galleria di foto esaltanti, e senza una parola di commento. Ma come si fa a prendere sul serio la stanca ripetizione di un rituale pluri-decennale privo di un serio contenuto politico? Credete forse che con un governo allineato alla visione del Foglio non ci sarebbero dimostrazioni ed occupazioni? Certo l'abbandono scolastico ne trarrà gran beneficio!

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