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Toninelli, la responsabilità dello stato e la differenza tra essere e non essere sciacalli

Salvini e Di Maio dicono che per risolvere per sempre ogni problema di vigilanza sulle autostrade è opportuno che sia finalmente lo stato a vigilare. Peccato che già oggi la vigilanza sulle autostrade spetti al governo

21 Agosto 2018 alle 06:00

Toninelli, la responsabilità dello stato e la differenza tra essere e non essere sciacalli

Foto LaPresse

Al direttore - Il ponte Morandi richiama alla mente il mariuolo Mario Chiesa. Ne seguì quello sbracato impeto moralistico, populista, possiamo dirlo? che è stato lo sfondo cupo degli ultimi venticinque anni di italica cronaca. Si riparte: stessa spiaggia, stesso mare. Sembra una diabolica trama del destino.

Moreno Lupi

 

Nella storia drammatica del ponte Morandi c’è una storia ulteriore che vale la pena approfondire e che ci dà in una certa misura il senso di responsabilità di questo governo. Salvini e Di Maio, lo hanno ripetuto anche ieri, dicono che per risolvere per sempre ogni problema di vigilanza sulle autostrade è opportuno che sia finalmente lo stato a vigilare e non più quei barbari dei privati. Quello che il governo non dice, e che continua a non dire, è che già oggi la vigilanza sulle autostrade in concessione spetta sapete a chi? Indovinato: proprio al governo. Non è sempre stato così, in realtà. Nella concessione firmata nel 2007 il concedente era l’Anas e tecnicamente chi doveva vigilare sui lavori era proprio l’Anas. Lo prevede l’articolo 28 della Concessione. Poi a partire dal 2014 che cosa succede? Succede che sulla base di un decreto il concedente diventa una struttura che si chiama “Direzione Generale Vigilanza sulle Concessionarie Autostradali”. Sapete a chi fa capo questa direzione? Al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Ora. Cosa prevede il decreto firmato nel 2014 che trasferisce le competenze di vigilanza al ministero? Questo: “Vigilanza e controllo sui concessionari autostradali, inclusa la vigilanza sull’esecuzione dei lavori di costruzione delle opere date in concessione e il controllo della gestione delle autostrade il cui esercizio è dato in concessione”. In sostanza. Se il metodo degli sciacalli usato dagli azionisti del governo per scaricare sul passato (e sui privati) le intere responsabilità della tragedia di Genova dovesse essere utilizzato su tutti, sarebbe doveroso farsi una domanda semplice semplice, e la domanda è questa. L’articolo 28 della concessione stabilisce che “il concedente vigila affinché i lavori di adeguamento delle autostrade siano eseguiti a perfetta regola d’arte a norma dei progetti approvati” e “sui lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria e sui ripristini”. Dunque, chi doveva vigilare? La Direzione Generale Vigilanza sulle Concessionarie Autostradali. E a chi fa capo la Direzione? Al ministero delle Infrastrutture. E i ministri delle Infrastrutture che dovevano vigilare sono solo quelli del passato o è anche quello presente? In sostanza Danilo Toninelli dovrebbe avere il coraggio di dire che il suo ministero avrebbe dovuto dedicare alla manutenzione delle autostrade date in concessione a una società privata quantomeno la stessa attenzione dedicata all’Air Force Renzi. In fondo il giuramento di ogni ministro prevede la seguente formula. “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”. Problema: ma un ministro che esercita le sue funzioni nell’interesse esclusivo del suo partito è un ministro che fa parte di un governo responsabile o di un governo irresponsabile? La differenza tra essere sciacalli e non essere sciacalli in fondo è tutta qui.

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  • travis_bickle

    21 Agosto 2018 - 09:09

    "Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”. Detto dai tirapiedi del primo ministro che evadava le tasse e portatva i soldi alle Cayman. Il cui braccio destro era il family banker di Mangano e dei fratelli Graviano.

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  • carlo schieppati

    21 Agosto 2018 - 09:09

    A proposito di sciacalli, ieri sera un molto ben documentato ma pur sempre miserabile giornalista di Repubblica, in merito al crollo del viadotto, ha trovato il tempo per attaccare l'ex ministro Lupi, reo di aver presentato ad una cena l'ex sindaco di Seregno, poi inquisito dall'ineffabile Boccassini: una vicenda che non c'entra nulla con il ponte. Lupi ha risposto a tono, ma queste turpi azioni sono inaccettabili. A parte che l'inchiesta Seregno si è da subito rivelata una bufala, come tale è stata la vicenda Zambetti (tranquilli, saranno comunque condannati: non si può contraddire un "mammasantissima"). Trattenuto il conato di vomito m'è rimasto però un dubbio: che anche Lupi sia un trafficante di virus?

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  • giantrombetta

    21 Agosto 2018 - 08:08

    Grazie direttore Cerasa per aver confermato con documentazione inoppugnabile quanto complessa sia la vicenda. Mi permetto solo di aggiungere che e’ vasta la giurisprudenza di Cassazione sull’omessa o insufficiente pubblica vigilanza. E mi spiace dover lodare un quesito dell’ex ministro e magistrato Di Pietro che si chiede come possa ritenersi in processo parte lesa di un disastro chi per legge e contratto aveva responsabilità di vigilare per evitare il disastro. Forse la faccio troppo semplice, e mi scuso. Ma l’interrogativo mi pare fondato. Ieri la guardia di finanza, presumo su ordine della Procura che indaga, ha sequestrato i documenti del Provveditorato alle opere pubbliche, presumo per indagare. Ma il provveditore alle opere pubbliche di Genova non e’ stato dal ministro messo a capo della commissione che indaga per conto del ministero? Rinnovo scuse per sentirmi confuso. Mi aiuti, direttore, a capir meglio. Grazie.

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