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Il terribile diritto

Chi è Montanari, l’editor dell’indice che monitora i diritti di proprietà nel mondo (cattive notizie per l’Italia)

9 Agosto 2018 alle 13:12

Lorenzo Montanari è uno degli studiosi che ogni anno pubblicano un rapporto sullo stato dei diritti di proprietà nel mondo

Lorenzo Montanari è uno degli studiosi che ogni anno pubblicano un rapporto sullo stato dei diritti di proprietà nel mondo

Roma. C’è un italiano ad accomunare Grover Norquist, la cui Americans for Tax Reform è stata l’ispiratrice della riforma fiscale di Trump, e Hernando de Soto, grande studioso dell’imprenditoria popolare e deus ex machina della Property Rights Alliance che ogni anno pubblica l’International Property Rights Index, un indice per fare il punto sulla situazione mondiale dei diritti di proprietà e proprietà intellettuale. Si chiama Lorenzo Montanari: reggiano classe 1974, direttore dei Programmi e Affari internazionali della Atr e editor dell’Index. Lo sentiamo dal Sudafrica, dove l’Index 2018 è pubblicato oggi. Come ci spiega, “la Property Rights Alliance è un think tank con sede a Washington DC col principale obbiettivo di promuovere e difendere i diritti di proprietà a livello internazionale grazie a un network internazionale capace di coprire 72 paesi. La prima edizione dell’Ipri risale al 2007, grazie alla stretta collaborazione con l’economista peruviano Hernando de Soto e i suoi studi sull’impatto dei diritti di proprietà sullo sviluppo economico in regione come l’America latina o i paesi dell’ex blocco sovietico”.

  

L’indice quest’anno analizza 125 paesi attraverso tre macro aree: l’aspetto legale e politico di ogni paese (indipendenza giudiziaria; controllo della corruzione; stato di diritto e stabilità politica); i diritti di proprietà e di proprietà intellettuale; i diritti d’autore. Spiega Montanari: “L’indice ha un approccio olistico. Vuole dimostrare la forte relazione non solo tra la difesa dei diritti di proprietà, la proprietà intellettuale e lo sviluppo economico, ma anche la fortissima correlazione tra i diritti di proprietà e le varie dimensione della e-society. Un dato interessante che emerge quest’anno è che il venti per cento dei paesi più ricchi hanno un pil per capita venti volte più grande del venti per cento dei paese più poveri, eppure in paesi molto popolati i diritti di proprietà sono addirittura meno tutelati che i diritti delle donne. L’indice è usato da Forbes, Economist, Financial Times, World Bank e Fmi, oltre a duecento università di tutto il mondo”.

 

La presentazione quest’anno è in Sudafrica, per via della proposta che il governo di Pretoria ha appena fatto di cambiare la Costituzione in modo da consentire l’espropriazione della terra senza indennizzo. “L’Indice conta un network di più di centodieci think tank in tutto il mondo, in Italia siamo grati della partnership con Competere di Pietro Paganini e con l’Istituto Bruno Leoni di Alberto Mingardi. Visto il duro dibattito in corso in Sudafrica sull’abolizione dell’articolo 25 della Costituzione, abbiamo ritenuto importante presentare ufficialmente qui la nuova edizione, insieme al think tank liberale Free Market Foundation. I diritti di proprietà in Sudafrica sono una delle più grandi conquiste post-apartheid dei neri, ma oggi corrono il rischio di essere cancellati in nome di una ideologica giustizia sociale mossa più dal sentimento di vendetta che di giustizia. Non credo sia necessario abolire l’articolo 25 per rendere giustizia a coloro la cui terra fu ingiustamente rubata sotto l’apartheid”.

 

Eppure il Sudafrica sta ancora meglio dell’Italia. Rispettivamente 37esimo e 50esima in classifica. “Quest’anno la media dell’Indice si attesta sul 5.7, con la Finlandia a 8.6 e lo Yemen a 1.9. La Finlandia ha tolto il primo posto generale alla Nuova Zelanda. Ultimi sono Pakistan, Bangladesh, Venezuela, Yemen, Haiti. Purtroppo da anni l’Italia si attesta al cinquantesimo posto nonostante il nostro paese abbia fatti grandissimi passi avanti in termini di lotta alla contraffazione e sul diritto d’autore. L’Italia vanta un ottimo score di 8.6 per quanto riguarda la protezione dei brevetti. Ciò che danneggia l’Italia da sempre è la componente politica e legale con un punteggio di 5.3. Paghiamo la mancata riforma della giustizia, la constante instabilità istituzionale e una burocrazia elefantiaca”.

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