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Gli avvelenati al tallio

Il mistero dei morti in Brianza e l’unico processo mediatico che ha funzionato

7 Dicembre 2017 alle 20:17

Gli avvelenati al tallio

Risolto dai carabinieri il giallo del tallio (foto LaPresse)

"Voleva l’arsenico" per i suoi omicidi, ma era troppo complicato procurarselo, così aveva ripiegato sul tallio. La vicenda che sin dalla fine dell’estate aveva interessato la Brianza, oggi che conosciamo il finale, sembra davvero Agatha Christie, con il colpo di scena e l’insospettabile che confessa. E la storia sicuramente la conoscete: a fine estate muore Patrizia Del Zotto,  la stessa sorte qualche ora dopo tocca al padre, e nei giorni successivi alla madre. Altre cinque persone della famiglia manifestano i sintomi da avvelenamento, ma sopravvivono. Dalle prime autopsie si capisce che il tallio è il responsabile, e per settimane si fanno ipotesi: sarà nell’acqua? sarà nel cibo? sarà il topicida? saranno gli escrementi di piccione?

 

Ma non si indaga per omicidio, l’ipotesi è quella di una contaminazione accidentale. Poi i carabinieri setacciano, letteralmente, tutte le abitazioni della famiglia, e scoprono la “tisana contaminata”: a mettere il tallio nei cibi è stato Mattia Del Zotto, 27 anni, “introverso e fissato con i computer”, scrivono adesso i giornali. Avrebbe detto ai carabinieri: volevo punire gli impuri, e si parla di una sua affiliazione a una non meglio specificata setta religiosa. E va bene, Del Zotto sarà processato e giudicato, come nel finale di una serie tv in cui tutti gli elementi tornano al loro posto. Ma la riflessione che andrebbe fatta, a questo punto, è un’altra: se questa storia non fosse stata così magnificamente costruita, tanto da farci rimanere incastrati nel flusso degli aggiornamenti e delle notizie; se questo non fosse stato il “giallo dell’estate”, i Del Zotto avrebbero capito cosa è successo in casa loro? E’ la contraddizione del circo mediatico: la cronaca nera tira (per i giornali, per le Forze dell’ordine con “i media addosso”), e se di una storia si parla, allora vale la pena investire tempo e denaro fino all’ultima puntata. Un finale di stagione che forse sarebbe stato diverso se la vicenda non fosse divenuta mediatica (in pratica il delitto perfetto). L’ossessione pruriginosa talvolta distrugge la vita di chi è coinvolto. Può uccidere. Oppure risolvere un caso. Quello “del tallio” è stato un processo mediatico finito con una verità scientifica, ma – come sappiamo – non sempre è così.

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Commenti all'articolo

  • lucafum

    07 Dicembre 2017 - 23:11

    Sicuri che sia stata la pressione mediatica a far risolvere il caso? Non -magari- una buona intuizione di qualcuno che conosce il proprio mestiere (di inquirente), e lo fa con coscienza, nonostante la pressione mediatica? il giornalista collettivo soffre di un complesso di superiorità insuperabile......e così travaglia vanamente.

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