Cara Rsf, dare voce ai No vax in tv non è pluralismo: è disinformazione

Enrico Cicchetti

L'ong parigina Reporters sans Frontières si dice “profondamente preoccupata per la nascente volontà politica di controllare le informazioni in Italia”. E accusa la direttrice del Tg1 Maggioni e il senatore Monti, facendo dire loro cose che non hanno mai detto. Figuraccia

Allarme! La nostra democrazia è a rischio. A lanciare l'SOS è l'ong parigina Reporters sans Frontières, che si dice “profondamente preoccupata per la nascente volontà politica di controllare le informazioni in Italia”. Da dove proviene la (duplice) minaccia? Primo fronte: la nuova direttrice del Tg1, Monica Maggioni, che secondo Rsf avrebbe detto che “la tv pubblica non darà voce a chi mette in discussione la politica vaccinale del governo, 'poiché non tutte le opinioni sono uguali'”. Secondo fronte: il senatore ed ex premier Mario Monti, che “recentemente ha chiesto 'restrizioni alle libertà' e 'modalità meno democratiche per quanto riguarda la diffusione delle informazioni'”, dice ancora l'ong. Attenti, avverte, perché “anche nella crisi Covid, deve essere preservato il pluralismo di opinioni nei media pubblici. L'obiettivo legittimo di combattere la disinformazione non può essere perseguito a spese della restrizione del pluralismo dei media e della censura delle opinioni critiche nei confronti del governo”. 

    

   

Ogni anno l'ong francese che promuove e difende l'informazione libera ci delizia con le sue “pagelle” sulla libertà di stampa nel mondo. Quella dell'ultimo anno, purtroppo, segnala che l'Italia (41esima posizione) non è ancora al livello della Namibia (24), del Burkina Faso (37), del Botswana (38) del Sudafrica (32) o del Ghana (30). Ma nemmeno a quello del Costa Rica (5) e dell'Uruguay (18). Per fortuna siamo più liberi degli americani (44esimi), che forse vivono ancora del mito del giornalismo anglosassone, ma sono lontanissimi dal livello di libertà che si respira nei paesi africani. Insomma, basterebbe già questo per farsi qualche domanda sull'attendibilità delle posizioni espresse da Rsf, tanto più se argomentate in tre tweet in croce.

   

 

Nei casi specifici, infatti, le parole del senatore e della direttrice sono estrapolate e montate in modo da difendere la tesi della mancanza di libertà di stampa in Italia. La realtà è un po' diversa. Mario Monti ha già detto, alla Festa del Foglio, di essere stato frainteso e ha spiegato in modo approfondito che cosa intendeva: “Non ho parlato di censura ma di democrazia. Il tema del ruolo dell’informazione nella gestione di una situazione di emergenza come quella del Covid si pone proprio nelle democrazie, perché nei regimi autocratici il controllo del potere pubblico sull’informazione c’è sempre e comunque, in tutto. Grazie a Dio, nelle democrazie no e teniamoci stretta questa libertà. Ma c’è da chiedersi: come affronta una democrazia, col grande orgoglio di esserlo, le situazioni di emergenza”.

 

Mentre per quanto riguarda Monica Maggioni, in un'intervista al quotidiano Repubblica, la direttrice del Tg1 ha sostenuto un'altra cosa. “Le opinioni diverse non vanno per forza esposte nella stessa edizione. L’importante è restare aperti, nel lungo periodo, a tutti i punti di vista”, ha detto Maggioni parlando di temi etici divisivi. Una domanda che ne aggancia subito un'altra, cioè se il suo telegiornale darà spazio ai No vax: “No, se ci va di mezzo la vita delle persone non puoi mettere sullo stesso piano uno scienziato e il primo sciamano che passa per la strada. Deve tornare a contare la competenza, non tutte le opinioni hanno lo stesso valore”. Maggioni insomma non ha mai parlato di censurare “chi mette in discussione la politica vaccinale del governo”.

   

In fondo, come scrive con sommo buonsenso un utente commentando il post dell'ong, “Dare voce ai No vax non è pluralismo, è disinformazione. E se non capisci la differenza, sei parte del problema”.

  • Enrico Cicchetti
  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016