Diana Good durante il suo intervento a Question Time della Bbc

Vedi giallo e scappi

Paola Peduzzi

Poi arriva una signora sulla tv inglese che rimette tutto in ordine e chiede: “Possiamo smetterla di sentirci dispiaciuti per la May, di commiserarla?”

C’è giallo da ogni parte, nelle piazze francesi, in quelle che vorrebbero scimmiottarle, fuori dal Parlamento di Londra, nel nostro governo, e così anche la signora che è intervenuta in un talk show politico britannico è diventata semplicemente, viralmente, “la signora con la giacca gialla”. Nessun catarifrangente però: la signora, che si chiama Diana Good ed è un magistrato, ha fatto un intervento molto sobrio e molto preciso, nulla a che vedere con i gialli con cui ci stiamo abituando a trattare: in poco più di un minuto, questa signora ha spiegato perché oggi non si può essere troppo dispiaciuti per Theresa May, anche se la popolarità della premier è in aumento. Se la Brexit ha mostrato qualcosa è stato il collasso della leadership britannica, a partire dalla May – ma se si va a vedere anche più in giù, tra i suoi e nell’opposizione del leader del Labour, Jeremy Corbyn, non si esce rinfrancati.

    

E’ stata Fiona Bruce, la nuova, battagliera conduttrice del “Question Time” della Bbc, che ha fatto un esordio applauditissimo la settimana scorsa, a definirla “la signora in giallo” e a discutere con lei, mentre sulla rete spuntavano minions (gialli) canterini a sottolineare la vivacità dello scambio.

     

    

Come si sa i dibattiti nel Regno Unito non sono molto pacifici: non lo sono per tradizione, non lo sono in questa stagione di divorzio dall’Europa e non lo sono in questi giorni da resa dei conti: oggi si vota ai Comuni l’accordo della premier, Theresa May, e dei 27 europei, e al momento la fumata appare di un nero deciso. La signora in giallo, che si chiama come si è scoperto Diana Good (grazie alla figlia che, fierissima, ha subito festeggiato su Facebook la performance di mamma), è entrata nel merito dei sentimenti degli inglesi, che sono appesi a un negoziato pieno di dettagli incomprensibili e a un senso di smarrimento continuo. La signora in giallo ha detto: “Possiamo smetterla di sentirci dispiaciuti per la May, di commiserarla?”. La Bruce ha subito capito che in quella dichiarazione c’era un tema importante, che ha a che fare con quel che si prova nei confronti dei propri leader quando si ritrovano sul confine delle proprie incapacità e degli attacchi altrui, e aspettano che arrivi una mano di simpatia pubblica a salvarli. E nel Regno Unito a pezzi, la tentazione di affidarsi alla May, di perdonarla nonostante gli errori commessi, è molto alta: non in Parlamento, ma tra gli elettori sì. “Ma quindi lei non prova mai pena per la May?”, ha chiesto la Bruce, e la signora in giallo ha risposto: “No, non sono mai dispiaciuta per la May”. Poi, in 80 secondi, affilata e precisa, la signora ha spiegato gli errori della May, uno per uno: la premier britannica ha introdotto la cultura di sospetto nei confronti degli immigrati, molto prima di diventare premier; ha messo le linee rosse sulla Corte di giustizia europea e sui diritti dei cittadini, inglesi e soprattutto non inglesi; ha attivato l’articolo 50 del trattato di Lisbona – dando avvio al negoziato – senza avere un piano; se l’è presa con l’Unione europea, quando i 27 sono sempre rimasti uniti e lei non è riuscita a tenere sotto controllo il processo del negoziato né naturalmente a tenere unito il proprio governo. E la signora in giallo ha concluso: “Gli europei hanno delle regole e non le violeranno, perché rappresentano il mercato unico più di successo del mondo, e su tutto il pianeta i paesi vogliono fare accordi con l’Ue. Noi invece perderemo quel che abbiamo oggi, ed è ridicolo per noi che questo governo senza speranze non riesca a stare insieme e a lavorare per dare senso al pensiero che abbiamo oggi, nel 2019, per l’Unione europea, invece che continuare a prendersela con l’Europa e ad aggirarsi sentendosi dispiaciuto per Theresa May”. Non basta tanta semplice potenza per farci tirare fuori dall’armadio tutti i capi gialli riposti di recente perché immettibili: però il nuovo simbolo della Brexit, che è il cerotto – cerotti tra gli inglesi, cerotti a Dover, cerotti sul confine nordirlandese – può essere giallo. Almeno questo, soltanto per oggi.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi