È stagione di complotti nel Parlamento inglese, ma sia chiaro: un drink non è amore

Mentre il Regno Unito sente addosso tutta la debolezza del pianeta, i partiti sono alle prese con piani di ogni tipo per posizionarsi o semplicemente risistemarsi dopo il voto-choc del giugno scorso

11 Luglio 2017 alle 06:00

È stagione di complotti nel Parlamento inglese, ma sia chiaro: un drink non è amore

Uno spettatore sorseggia un Pimms durante il secondo giorno del campionato di Wimbledon all'All England Lawn Tennis and Croquet Club (foto LaPresse)

Il caldo sta bruciando i campi di Wimbledon e gli inglesi si lamentano, si lamentano di continuo, sventolando cappelli e mostrando stizziti foto storiche con le prove delle mezze stagioni. Mai vista una Londra così, ripetono, terrorizzandosi ogni volta che accendono la tv o sbirciano un giornale: la stagione del discontento è fatta di roghi strazianti, di attentati brutali, di fragilità onnipresente. E di golpe. Mentre il Regno Unito sente addosso tutta la debolezza del pianeta e subisce l’ironia antipatica dei francesi che ballano senza ritegno sulle ferite degli amici-nemici britannici, i partiti sono alle prese con piani di ogni tipo per posizionarsi o semplicemente risistemarsi dopo il voto-choc del giugno scorso.

  

Per il Labour naturalmente la faccenda è più facile: Jeremy Corbyn è andato talmente bene – e talmente a sorpresa – alle elezioni che ora vuole soltanto godersi il potere acquisito. I suoi, in particolare Momentum, il movimento radicale che molti considerano un “altro Labour” tanto è organizzato e attivo, si preparano a un nuovo voto: sono convinti che basta qualche lite in Parlamento per gettare il governo nel panico e costringerlo ad ammettere di non essere più troppo rappresentativo. Gli attivisti di Momentum sono già in giro a preparare gli elettori, si vota entro l’anno, abbiate pazienza. Gli elettori non rispondono sempre con grande entusiasmo, tre voti in due anni e mezzo e lo stato confusionale è ai suoi massimi, perché volete costringerci ancora a dire come la pensiamo?

 

Ma questa è l’occasione d’oro per i corbyniani, o si coglie l’attimo o si rischia di perderlo, per cui via, un po’ di stanchezza da eccesso di democrazia non ammazzerà nessuno. I moderati nel Labour provano a fare i loro calcoli, e a mettere in difficoltà questa leadership molto autoritaria e a loro molto ostile: pare che tanti vogliano dimettersi, costringendo il paese a una serie di suppletive utili a capire gli stati d’animo sulla Brexit ma destinate a portare all’estremo il cosiddetto stress democratico. Ma per ora si tratta soltanto di voci, e Corbyn organizza i suoi eventi come se la campagna elettorale non fosse mai finita: se non ora, quando?

    

Tra i conservatori le rivalità e il fastidio sono ben più grandi. La sintesi “tutti contro tutti” che alcuni parlamentari offrono ai cronisti suona quasi riduttiva. E il livello di paranoia è altissimo, al punto che, come accaduto anche nello staff del presidente americano Trump, nessuno si sente più al sicuro nemmeno con il proprio telefono privato. L’isola felice sembra rimanere quella dei gruppi Whatsapp, non si sa ancora per quanto tempo, ma comunque di felicità non ce n’è molta: si ha sempre il sospetto di essere nel gruppo sbagliato, quello in cui si trama ovviamente contro la May (questo vale per tutti), ma magari si punta sull’alternativa sbagliata oppure c’è qualcuno nel gruppo che alla fine tradirà, rivelando le trame e stroncando per sempre carriere. Ecco perché molti preferiscono vedersi a vis-à-vis, anche se pure la scelta della location giusta è diventata un’arte politica, come ha raccontato Politico Europe facendo una mappa dei bar dentro e attorno a Westminster in cui si apparecchiano i complotti.

 

Ci sono le sale interne al Parlamento, con viste spettacolari ma occhi curiosi che controllano chi parla con chi, mentre molti si rifugiano nelle sale fumatori, anche se pare che ora siano molto affollate e c’è il rischio di trovarsi di fianco altri complottatori. Se vuoi farti notare, al contrario, ci sono molti posti in cui non si passa inosservati, e anzi alcuni giornalisti si posizionano lì proprio per capire chi sta pianificando con chi, e a favore di quale leader. Ecco: i giornalisti sono i nemici numero uno. Ci sono alcuni bar e ristoranti che garantiscono il massimo della privacy, ma ormai sono presi d’assalto, e quindi si finisce per essere comunque scoperti, e spifferare ai reporter l’ultimo avvistamento è un gioco cui nessuno si sottrae. Così secondo alcuni in realtà un drink insieme non significa molto, fa molto caldo tutti cercano di rinfrescarsi, non è amore bersi un Pimms in compagnia. “We plot in the cloud”, l’hacker resta meno pericoloso di un parlamentare rivale in carriera.

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