Chiudete la Crusca please

Maurizio Crippa

Cosa succederebbe se in Italia prendessero definitivamente il potere i passatisti culturali, quelli del sovranismo linguistico

“Citto bagaj, che adess vöri cünta’ come l’è che se fa’ a mètt in pee un bel palazz che’l borla minga giò, mìnga comè quell barlafùs de Genova”. Si potrebbe andare avanti e scrivere tutta la rubrica in dialetto milanese, ma era solo per rendere l’idea di quel che potrebbe succedere, in una prestigiosa università come il Politecnico di Milano, se in Italia prendessero definitivamente il potere loro: i passatisti culturali, quelli del sovranismo linguistico, quelli che confondono la difesa di una identità (della quale fa parte, a buonissimo diritto, anche il Politecnico) con la chiusura all’innovazione. Succederebbe che, oltre a vietare le lezioni in lingua inglese, prima o poi qualcuno imporrebbe il ritorno al milanes, tanto caro all’Ingegner Gadda. Succede che l’Accademia della Crusca ha deciso di conferire il premio “Benemeriti della lingua italiana” – anzi lo ha proprio inventato a bella posta quest’anno – a Maria Agostina Cabiddu, giurista del Poli che, quando l’università decise di introdurre corsi esclusivamente in inglese, “agendo contemporaneamente sul fronte della pubblica opinione e del diritto, organizzò un Comitato di docenti che espresse ripetuti appelli avversi alla decisione del Senato accademico e contemporaneamente si rivolse alla legge con un ricorso al Tar della Lombardia”. Manco fosse una staffetta partigiana. Ovviamente, siamo in Italia, il ricorso fu vinto, la Crusca esultò manco avessero ritrovato un autografo di Dante. E gli studenti del Poli, in compenso, non possono studiare in inglese. Pensare che volevano abolire l’innocuo Cnel. Chiudete la Crusca, che è dannosa.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"