Catherine Deneuve (Foto LaPresse)

Venezia 2019

Il tifo è tutto per Catherine Deneuve, finta svampita che non conosce diplomazia

Mariarosa Mancuso

La presidente della giuria è contro Polansky: pollice verso

Comunque vada, abbiamo già una ragazza per cui fare il tifo. E’ Catherine Deneuve, attrice quasi-sul-viale-del-tramonto che sfotte l’intervistatore: “Questa domanda sul Paradiso me la dovrebbe fare alla fine”. Quindi si passa ai giudizi sulle attrici colleghe, e lei non ricorda più – o finge di non ricordare più – chi è morto e chi non ancora (“Davvero è viva? Mi sembra di essere andata al suo funerale”). Uno sfoggio di occhiatacce e mezze parole, da finta svampita che non conosce diplomazia. Comunque, ancora un passo indietro rispetto a quel che disse (ma per davvero) Meryl Streep: “Quando recito con attori meno talentuosi di me cerco di essere un po’ meno brava per non metterli in imbarazzo”.

 

Catherine Deneuve fa l’attrice vanitosa nel film “La vérité” di Kore-eda Hirokazu, che ha aperto ieri sera la Mostra del Cinema di Venezia (ed è il primo dei film in concorso). Capita ai registi, se premiati e nati in periferia, di subire il fascino delle star europee o americane. Per esempio, dopo una serie di incontestabili successi Asghar Farhadi si è spinto in Spagna per girare “Tutti lo sanno”, con Penelope Cruz e Javier Bardem (su invito dei medesimi, ne è uscito il più classico dei vanity movie: due attori non spregevoli che recitano da cinema muto). Il caso di Woody Allen è diverso: ha girato mezza Europa in cerca di finanziamenti perché anche prima del #MeToo le sue pellicole non incassavano granché fuori da New York.

 

Il regista giapponese che nel 2018 vinse la Palma d’oro al festival di Cannes con “Shoplifters” più che alla Francia ha ceduto al fascino delle attrici francesi. Accanto a Catherine Deneuve c’è Juliette Binoche, figlia sceneggiatrice che vive a New York con il marito attore Ethan Hawke. Si capisce che non si vedono da tempo e non corre buon sangue. Per aumentare le rivalità e i rancori, l’attrice (e madre piuttosto distratta) ha scritto un’autobiografia. Menzognera, agli occhi della figlia. Non c’è traccia di una certa Sarah, attrice rivale a cui i ruoli venivano sottratti andando a letto con i registi.

 

Ne esce una trama che mette insieme Philip Roth (“avanziamo nella vita pensando che gli altri abbiano sempre torto”) e il cinema nel cinema, mai una gran trovata: qui girano un film di fantascienza in cui le mamme appaiono più giovani delle figlie perché sono state nello spazio. A siglare una pace provvisoria – e a confondere ancor di più la vita con il cinema, Catherine Deneuve aveva una sorella attrice, Françoise Dorléac, morta giovanissima – passa di mano in mano il vestito nero con collettino bianco che Catherine Deneuve indossava in “Belle de jour” di Luis Buñuel. Film più che corretto, e a tratti divertente e perfido. Ma niente a che vedere con la forza e le sorprese di “Shoplifters” – per gli spettatori italiani, i “borseggiatori” son diventati più banalmente “Un affare di famiglia”. Nelle sale nostrane (mini-spoiler, ma non è colpa nostra se i distributori imboccano sempre la via più banale) questo uscirà con il titolo “Le verità”.

 

Abbiamo anche una ragazza per cui non fare il tifo. La presidente della giuria Lucrecia Martel (mai sentita? E’ una regista argentina di stretta osservanza cinefila, i titoli sono “La ciénaga” e “La niña santa”) ha fatto sapere che non parteciperà alla cena di gala per Roman Polanski, dopo la proiezione del film “J’accuse” dedicato al caso Dreyfus. Per chi lo avesse dimenticato, fu un clamoroso errore giudiziario, nella Francia tra Otto e Novecento, ai danni del capitano (ebreo) Alfred Dreyfus. Non andrà alla cena in nome del #MeToo, e la ragazza è anche grande sostenitrice delle quote (al contrario del direttore Alberto Barbera). Bontà sua, la regista presidente aggiunge che non ha nulla contro il film, anzi. Sta bene dove sta, cioè in concorso: è qui che devono stare le storie controverse. Resta la curiosità di sapere se – stando così le cose – Roman Polanski gareggia alla pari con gli altri registi. Se Lucrecia Martel non va alla sua festa, certo non lo vorrà premiare con il Leone d’oro.