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Gira la ruota della sfortuna di Woody Allen

I critici che ci ripensano, gli attori che gli si rivoltano contro e la dissennata censura di Amazon

3 Febbraio 2018 alle 06:00

Gira la ruota della sfortuna di Woody Allen

Woody Allen (foto LaPresse)

Gira la ruota per Woody Allen. Lo annunciano a Libération facendo gli spiritosi sull’ultimo suo film, “La ruota delle meraviglie” (la “Wonder Wheel” di Coney Island, luogo da sempre caro al regista). La ruota della sfortuna, in questo caso, e degli attori che gli si rivoltano contro dopo aver fatto la fila per lavorare con lui a paga sindacale. Non tutti, ancora – in questi vent’anni ha girato quasi altrettanti film, la lista completa sarebbe lunghissima, qualcuno ha conservato un briciolo di senno. Non Amazon, che ha mandato i dvd ai giurati degli Oscar cancellando il nome del regista. In prima fila i dissociati Greta Gerwig e Timothéé Chalamet, candidatissimi agli Oscar. Lui per il film “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino. Se non siete già in adorazione, rapiti da tanta bellezza cremasca – un impazzimento che prima o poi bisognerà studiare, gli amici mandano agli amici whatsapp perentori “Vai a vederlo subito!” – sappiate che da efebo diciassettenne seduce un giovanotto ventiquattrenne.

    

     

Ci ripensano anche i critici. Richard Brody sul New Yorker aveva già a dicembre fatto marcia indietro con un articolo intitolato: “Watching Myself Watch Woody Allen Films”. “La vita sarebbe più facile se i film del regista si potessero condannare come i suoi comportamenti”: così l’attacco, farebbe pensare a un individuo capace di separare la vita dall’arte. Incombe comunque l’incubo della cattiva televisione, a questo somiglia la vita secondo Woody Allen. Bisogna dire che i fatti gli danno ragione. Non conta un’assoluzione in tribunale. Conta il gradimento del pubblico, che adora gli scandali e la giustizia sommaria.

     

Richard Brody trova spunti per condannare Woody Allen in tutti i film girati dal regista (che è come dire: Dostojevski nelle pagine di “Delitto e castigo” confessa di aver ammazzato una vecchia, che aspettano a portarlo in galera?). In “Manhattan” esce con Tracy, diciassettenne innamorata di lui. Non vi sembra indecente? Non è un indizio di quel che succederà poi? Non era meglio fotografare le sue intenzioni e metterlo in condizione di non nuocere? C’è sempre stato qualcosa di sordido nei film di Woody Allen, insiste il castigatore di costumi cinematografici. Ricorda il suo disgusto per “Crimini e misfatti”: un regista di documentari porta nel cinemino d’essai la nipote, a vedere classici film in bianco e nero. C’è qualcosa di più orribile di una solida educazione cinematografica? Da quella storia secondo Richard Rorty discende in linea diretta l’innamoramento per Soon-Yi (galeotto fu il baseball). Passione che stupì anche noi. Fino ad allora eravamo convinti che l’ideale femminile di Woody Allen fosse Diane Keaton in “Io a Annie”: pantaloni larghi e gilet con cravatta. Non era così, ma non per questo abbiamo smesso di vedere i suoi film.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    03 Febbraio 2018 - 10:10

    Stiamo andando verso la giustificazione. Il corpo in un-una minorenne deve seguire il cervello, il corpo inganna e se vogliamo tutelare l’insieme vanno posti dei paletti. Se cominciamo con dei distinguo tutto diviene lecito e accessibile. Il vecchio regista è stato sempre un border line, uno che guardava ma non toccava. Poi parlare di innamoramento ha del patetico. Tuteliamo i giovani nel momento delle sue massime scelte che non devono essere spinte da un esterno che va in cerca di conferme alla propria senilità irreversibile. Quelle poche cose giuste teniamocele e serenamente divaghiamo nell’arte che deve essere tutelata in tutte le sue forme, espressioni e sentimenti repressi liberati.

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  • Dario

    Dario

    03 Febbraio 2018 - 10:10

    Lo stesso discorso vale per Polanski, credo. Ho rivisto "Il pianista" e penso che sia un film meraviglioso. Io sono solo uno spettatore cinematografico. Di quello che ha fatto Polanski nella vita se ne deve occupare qualcun altro.

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