Gira la ruota della sfortuna di Woody Allen

I critici che ci ripensano, gli attori che gli si rivoltano contro e la dissennata censura di Amazon

Gira la ruota della sfortuna di Woody Allen

Woody Allen (foto LaPresse)

Gira la ruota per Woody Allen. Lo annunciano a Libération facendo gli spiritosi sull’ultimo suo film, “La ruota delle meraviglie” (la “Wonder Wheel” di Coney Island, luogo da sempre caro al regista). La ruota della sfortuna, in questo caso, e degli attori che gli si rivoltano contro dopo aver fatto la fila per lavorare con lui a paga sindacale. Non tutti, ancora – in questi vent’anni ha girato quasi altrettanti film, la lista completa sarebbe lunghissima, qualcuno ha conservato un briciolo di senno. Non Amazon, che ha mandato i dvd ai giurati degli Oscar cancellando il nome del regista. In prima fila i dissociati Greta Gerwig e Timothéé Chalamet, candidatissimi agli Oscar. Lui per il film “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino. Se non siete già in adorazione, rapiti da tanta bellezza cremasca – un impazzimento che prima o poi bisognerà studiare, gli amici mandano agli amici whatsapp perentori “Vai a vederlo subito!” – sappiate che da efebo diciassettenne seduce un giovanotto ventiquattrenne.

    

     

Ci ripensano anche i critici. Richard Brody sul New Yorker aveva già a dicembre fatto marcia indietro con un articolo intitolato: “Watching Myself Watch Woody Allen Films”. “La vita sarebbe più facile se i film del regista si potessero condannare come i suoi comportamenti”: così l’attacco, farebbe pensare a un individuo capace di separare la vita dall’arte. Incombe comunque l’incubo della cattiva televisione, a questo somiglia la vita secondo Woody Allen. Bisogna dire che i fatti gli danno ragione. Non conta un’assoluzione in tribunale. Conta il gradimento del pubblico, che adora gli scandali e la giustizia sommaria.

     

Richard Brody trova spunti per condannare Woody Allen in tutti i film girati dal regista (che è come dire: Dostojevski nelle pagine di “Delitto e castigo” confessa di aver ammazzato una vecchia, che aspettano a portarlo in galera?). In “Manhattan” esce con Tracy, diciassettenne innamorata di lui. Non vi sembra indecente? Non è un indizio di quel che succederà poi? Non era meglio fotografare le sue intenzioni e metterlo in condizione di non nuocere? C’è sempre stato qualcosa di sordido nei film di Woody Allen, insiste il castigatore di costumi cinematografici. Ricorda il suo disgusto per “Crimini e misfatti”: un regista di documentari porta nel cinemino d’essai la nipote, a vedere classici film in bianco e nero. C’è qualcosa di più orribile di una solida educazione cinematografica? Da quella storia secondo Richard Rorty discende in linea diretta l’innamoramento per Soon-Yi (galeotto fu il baseball). Passione che stupì anche noi. Fino ad allora eravamo convinti che l’ideale femminile di Woody Allen fosse Diane Keaton in “Io a Annie”: pantaloni larghi e gilet con cravatta. Non era così, ma non per questo abbiamo smesso di vedere i suoi film.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    03 Febbraio 2018 - 10:10

    Stiamo andando verso la giustificazione. Il corpo in un-una minorenne deve seguire il cervello, il corpo inganna e se vogliamo tutelare l’insieme vanno posti dei paletti. Se cominciamo con dei distinguo tutto diviene lecito e accessibile. Il vecchio regista è stato sempre un border line, uno che guardava ma non toccava. Poi parlare di innamoramento ha del patetico. Tuteliamo i giovani nel momento delle sue massime scelte che non devono essere spinte da un esterno che va in cerca di conferme alla propria senilità irreversibile. Quelle poche cose giuste teniamocele e serenamente divaghiamo nell’arte che deve essere tutelata in tutte le sue forme, espressioni e sentimenti repressi liberati.

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  • Dario

    Dario

    03 Febbraio 2018 - 10:10

    Lo stesso discorso vale per Polanski, credo. Ho rivisto "Il pianista" e penso che sia un film meraviglioso. Io sono solo uno spettatore cinematografico. Di quello che ha fatto Polanski nella vita se ne deve occupare qualcun altro.

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