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Più cibo meno spreco. Così il lockdown ha cambiato gli italiani

Durante la quarantena si è cucinato di più ma con una consapevolezza diversa. Il comico Covatta: “Non ripartiamo dimenticando tutto!”. Il Banco Alimentare e la preoccupazione per i nuovi poveri del post-Covid

24 Maggio 2020 alle 06:00

Più cibo meno spreco. Così il lockdown ha cambiato gli italiani

Foto LaPresse

Il rapporto #iorestoacasa dell'Osservatorio Waste Watcher, primo osservatorio nazionale sugli sprechi alimentari, condotto dal 29 aprile al 5 maggio con monitoraggio su 1.200 soggetti, registra una notevole tendenza al riuso degli alimenti in cucina. Frigoriferi pieni quindi, con 1 italiano su 3 che ha fatto spesa più spesso, ma altrettanto piena la consapevolezza relativa alla centralità della battaglia contro lo spreco alimentare che, in questi ultimi mesi, pare sia sceso a 430 grammi di alimenti gettati ogni settimana (in Italia ne gettiamo più di 15 miliardi di euro l'anno, lo 0,88% del pil). 

 

Il pane né si butta, né si nega, così recita la tradizione. E per contrastare l’enorme spreco quotidiano di questa risorsa tanto antica e simbolica (40 grammi in media per porzione gettata), un gruppo di giovani imprenditori piemontesi ha lanciato un progetto di economia circolare, che trasforma il pane vecchio e invenduto in birra. Biova Beer, questo il nome che evoca la classica pagnotta piemontese, si avvale di una efficace rete di panificatori e contatti della grande distribuzione, da cui arriva il pane destinato a finire in bottiglia. 

 

“Se da bambino cadeva del pane a terra, mia mamma lo raccoglieva e lo baciava, rimettendolo sul tavolo” dice al Foglio l’attore Giobbe Covatta,  ambasciatore da sempre di una filosofia spreco zero. “E lo stesso dovevamo fare anche noi, per sottolinearne la sacralità. Alla base non vi era una motivazione di povertà, bisogno o fame, stavamo bene. Si trattava di un modo di fare: il pane non si buttava mai, lo si poteva dare alle galline, macinare e conservare, non come questi sacchetti di pan grattato che sono di plastica e costano più di quello fresco. Vietato buttare, un precetto semplice, no? – prosegue il comico – facciamo tesoro di quanto abbiamo vissuto: io sono stato chiuso a casa con mia moglie e mia figlia e il bilancio è stato positivo, perché certe ansie, pressioni, follie quotidiane sono venute meno e ci siamo dedicati a cose che non facevamo e a progetti che magari non realizzeremo. Ecco, quando si ha a che fare col tempo, il concetto di  spreco cambia rispetto al cibo: il miglior tempo della vita è infatti quello perso.  Molte delle cose che facevo prima della clausura erano superflue, mentre in questi mesi, in cui purtroppo come tanti non ho lavorato e prodotto,  ho comunque trovato dell’oro, delle nuove abitudini, dei modi diversi di guardarmi attorno e agire. Non ripartiamo dimenticando tutto!”. 

 

“Durante il lockdown abbiamo fatto un corso accelerato di economia domestica e di educazione al consumo”, afferma Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e presidente di Last Minute Market. “Dall’indagine del nostro Osservatorio Waste Watcher emerge nettamente la diminuzione dello spreco, confermando il trend già in atto. Bisogna però dire che, poiché consumavamo sempre a casa, con spese grosse, sono cresciuti anche i rifiuti, in particolare gli imballaggi degli alimenti. Altro elemento emerso è la diminuzione del food delivery, con questo intendendo il cibo ‘industriale’ e non quello consegnato dai ristoranti, che hanno provato a resistere e mantenere un minimo di clientela. Aumentato poi l'acquisto online da agricoltori, mercati contadini, negozi di prossimità. Questo significa che abbiamo comprato alimenti di base da trasformare e cucinare, come frutta e verdura, traguardo assai salutare dal punto di vista nutrizionale. Insomma questo tempo sospeso è stato ben speso”.

 

Cucinando, infatti, contribuiamo alla lotta contro lo spreco, poiché proprio dai gesti di ogni giorno prende vita una più strutturata cultura del risparmio. Leggere etichette e scadenze, allestire un orto domestico, ricettare gli avanzi con creatività, prediligere prodotti stagionali, congelare e riciclare, pianificare i pasti: sono i pochi e facili passaggi di un metodo che ci consentirà di mangiare meglio, spendere meno e salvaguardare l’ambiente, obiettivi sempre più vicini, stando a quanto racconta la recente ricerca Waste Watcher. 

 

“È bello che abbiamo imparato a sprecare meno, ma è il tempo che ci dirà quanto queste conquiste siano effettive e radicate”, commenta l’attrice Veronica Pivetti, testimonial del premio Vivere a spreco zero 2020. “Andare a fare la spesa è stato molto complicato in questi mesi, forse abbiamo capito il valore effettivo del cibo che, magari, prima sottovalutavamo, avendolo più facilmente a portata di mano. Anche l’aspetto economico critico è stato, sicuramente, ciò che ci ha fatto riflettere sulla gravità dello spreco alimentare. E se è vero che ci siamo dimostrati più sensibili all’ambiente, speriamo che questa nuova direzione venga mantenuta anche quando la nostra ‘vecchia' vita riprenderà a pieno regime. Non voglio essere negativa, ma cantare vittoria è tanto bello quanto rischioso e dobbiamo essere certi di poter mantenere i buoni propositi”. 

 

In questa quarantena di restrizioni non solo i cittadini ma anche le aziende, costrette a modificarsi radicalmente, hanno potuto mettere a fuoco il problema dello spreco alimentare e scoprire che quella che per loro è eccedenza produttiva può essere un'opportunità per altri. Una risposta che era già lì e doveva solo trovare voce: questa crisi è riuscita, dunque, a innescare dialettiche e riflessioni fino a oggi non prioritarie per molte imprese, come la protezione verso i soggetti più vulnerabili e in marginalità. Stare a casa per chi una casa non ce l’ha è puro paradosso e il coronavirus ha reso ancora più precarie le esistenze di chi già precario lo era e molto. 

 

Il Banco Alimentare del Lazio non ha mai interrotto il suo lavoro e ha raccolto il forte e chiaro grido di aiuto del terzo settore, che non poteva né doveva restare solo nell’affrontare le drammatiche urgenze scaturite dalla pandemia. “Solo nel Lazio sono 85 mila le persone che riescono a portare qualcosa in tavola anche grazie al Banco Alimentare”, dichiara Giuliano Visconti, presidente del Banco Alimentare del Lazio. “Sono stati mesi duri, in quanto le procedure per limitare i contagi hanno determinato un allungamento dei tempi di consegna dei prodotti alle nostre convenzionate. Vi sono circa 25 mila persone a noi sconosciute prima del coronavirus e registriamo un aumento di oltre il 40 per cento di nuovi poveri. Guardiamo con preoccupazione ai prossimi mesi, quando le risorse per gli ammortizzatori sociali saranno venute meno e potenziali nuove situazioni di marginalità emergeranno, come accadde al termine della fase acuta della crisi del 2008, quando il Banco del Lazio ebbe un incremento del 45 per cento di richieste”. 

E in vista di questo picco di domande che il Banco si aspetta sarà necessario, anche per arginare il tracollo sociale, sensibilizzare famiglie e aziende a donare alimenti, anche approfittando dell’ultima legislazione sulla food donation, che prevede per i privati la possibilità di dedurre fiscalmente le donazioni materiali. Ogni nuovo prodotto consentirà a onlus e fondazioni di ampliare e diversificare le razioni distribuite, nonché di arricchire le già povere diete di chi è nel bisogno.  

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