L'inversione totale dei vescovi italiani. Che cosa succede in una Cei disorientata

Matteo Matzuzzi

Dopo i toni durissimi usati una settimana fa dalla Conferenza episcopale, ora si passa ai ringraziamenti al Comitato tecnico scientifico. Il ruolo del Papa, una leadership debole e uno sbandamento evidente

Roma. La Nota diffusa ieri sera dalla Conferenza episcopale italiana, contenente le dichiarazioni del cardinale presidente, Gualtiero Bassetti, rappresenta un’inversione totale rispetto alla Nota pubblicata dalla Cei neppure una settimana prima. Due testi inconciliabili: mettendoli l’uno vicino all’altro sembrano provenire da pianeti diversi. Se nel documento di domenica scorsa si protestava con il governo parlando di violazione della libertà di culto – imputazione gravissima, come è evidente – la Nota di ieri sera arriva a ringraziare non solo la Presidenza del Consiglio e i vari ministri, ma perfino il Comitato tecnico scientifico che – come aveva detto durante la conferenza stampa televisiva il premier Giuseppe Conte – era stato “molto rigido” proprio sul via libera alle messe con popolo.

 

La Cei dà conto dell’intesa sul protocollo che autorizzerà la ripresa delle celebrazioni, ma a leggere quanto scrive Bassetti non è cambiato nulla: “Esprimo la soddisfazione mia, dei vescovi e, più in generale, della comunità ecclesiale per essere arrivati a condividere le linee di un accordo, che consentirà – nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione della curva epidemiologica – di riprendere la celebrazione delle messe con il popolo”. Nessuna data è stata precisata dal presidente, anzi: si parla genericamente di “prossime settimane” e comunque “sulla base dell’evoluzione della curva epidemiologica”. Esattamente la posizione manifestata una settimana fa dal governo che tanto aveva spinto i vescovi all’intemerata. Avvenire ha poi scritto che “probabilmente” il via libera arriverà entro il mese di maggio, consentendo le celebrazioni il 24 o il 31 maggio. Nulla di nuovo: erano le date già sul tavolo da settimane, ben prima che la tensione tra il governo (o una parte di esso, a quanto pare) e la Cei crescesse a livelli mai raggiunti in anni recenti.

 

Il resto della Nota rivela però, come anticipato, qualcosa di più: “Il mio ringraziamento va alla presidenza del Consiglio dei ministri – aggiunge Gualtiero Bassetti – con cui in queste settimane c’è stata un’interlocuzione continua e proficua. Questo clima ha portato un paio di giorni fa a definire le modalità delle celebrazioni delle esequie, grazie soprattutto alla disponibilità e alla collaborazione del ministro dell’Interno e del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione”. Nel contempo, “un pensiero di sincera gratitudine mi sento in dovere di esprimerlo al ministro della Salute e all’intero Comitato tecnico-scientifico: questa tempesta, inedita e drammatica, ha posto sulle loro spalle un carico enorme in termini di responsabilità”.

 

E’ molto di più che un semplice abbassamento dei toni: implicitamente, Bassetti si scusa per le polemiche di una settimana fa. Il problema è che la Nota dai toni veementi proveniva dalla stessa Conferenza episcopale presieduta da Bassetti. Che cos’è successo? Scartata la possibilità che il presidente non sapesse quanto veniva diffuso pubblicamente pochi minuti dopo la conclusione dell’intervento del presidente del Consiglio, si ripropone il tema annoso del cortocircuito in cui è ormai caduta la Cei. Non da ieri, sia chiaro. Se ci fosse una linea chiara, non sarebbe accaduto quanto visto in questa settimana. L’idea manifesta è quella di una compagine episcopale divisa, che va a tentoni. Non è solo la divisione tra “conservatori” e “progressisti”, ma è l’incapacità di capire cosa si vuol fare della chiesa italiana.

 

In più, c’è il problema di capire cosa voglia il Papa. In questa pandemia sono stati diversi gli “incidenti”, tutti pubblici (non si rivela alcun mistero): intanto il caos per la chiusura delle chiese di Roma disposta dal vicario, il cardinale De Donatis. Fu il Papa, in diretta da Santa Marta, a chiarire il giorno dopo che no, le chiese non andavano chiuse. Da qui la retromarcia del vicariato, che però – elemento rilevante – faceva notare che la chiusura era stata decisa dopo un confronto con Francesco. Secondo episodio, il no del Papa alle messe in streaming perché “questa non è la Chiesa”, salvo poi – sempre da Santa Marta – dire che bisogna obbedire, che serve prudenza. Il tutto un giorno dopo la Nota dei vescovi italiani. Mantenere la barra dritta in tale contesto non è facile. Soprattutto se le spinte interne sono notevoli, le divisioni parecchie e la leadership appare debole.  C’è un particolare che può chiarire i toni usati ieri sera da Bassetti, così diversi da quelli bellicosi di una settimana fa: ieri mattina, il cardinale è stato ricevuto in udienza dal Papa. “Un confronto tra vecchi vescovi”, ha detto il presidente della Cei. E’ facile intuire che l’inversione totale sia stata determinata, se non del tutto almeno in gran parte, da quel confronto in Vaticano.
 

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.