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L’ultimo cardinale

“Di 280 chiese, ne salverò una decina”. L’annuncio choc di Eijk o la fine del cristianesimo in Olanda

2 Ottobre 2018 alle 06:00

L’ultimo cardinale

Il cardinale Wim Eijk, arcivescovo di Utrecht, sta chiudendo molte chiese a causa della secolarizzazione (Foto LaPresse)

Roma. Nel 1985, durante la sua visita in Olanda, Giovanni Paolo II fece tappa nella cattedrale di Santa Caterina a Utrecht. “Vi invito a non lasciarvi scoraggiare da un’atmosfera di secolarizzazione” disse Wojtyla a quei cattolici. Il Papa non fu preso esattamente alla lettera. Quella cattedrale di Santa Caterina, infatti, è in procinto di essere chiusa. Il Catharijneconvent, l’adiacente museo di arte religiosa, è già pronto a subentrare nella gestione dopo la sconsacrazione. Ma la chiusura è delicata, perché la cattedrale è la sede dell’arcivescovo di Utrecht, il più alto sacerdote cattolico romano nei Paesi Bassi. Utrecht dovrà trovare una nuova cattedrale per la prima volta dal 1853, quando Santa Caterina divenne l’unica chiesa protestante ceduta ai cattolici (i protestanti l’avevano usata dal 1636). Santa Caterina è la più imponente e la più importante delle chiese che proprio il cardinale Wim Eijk, arcivescovo di Utrecht, sta chiudendo a causa della secolarizzazione (una perdita annua del cinque per cento di fedeli cattolici).

 

Il cristianesimo in Olanda è prossimo alla fine e lo ha spiegato Eijk al quotidiano De Gelderlander. Nel giro di dieci anni, all’interno della arcidiocesi di Utrecht, la più grande e in teoria la più fervida di tutta l’Olanda (le zone protestanti sono messe anche peggio), solo in 15 chiese sulle attuali 280 si continuerà a celebrare la messa. Numeri impressionanti, che indicano il futuro di una società ad alto tasso di scristianizzazione. “Mi piacerebbe molto far tornare gli olandesi a credere, ma non è così facile” ha detto Eijk. “Tutta la cultura è contro di noi. Ogni volta che devo prendere la decisione di chiudere una chiesa mi si lacera l’anima. Ma non posso fare altrimenti”.

  

Nel 2013, Eijk aveva lanciato il suo primo avvertimento, ma “ora molti sacerdoti mi dicono: ‘Eminenza, è stato troppo ottimista’”. Così oggi dice: “Nel 2028, quando avrò 75 anni e dovrò consegnare le dimissioni al Papa, resteranno otto o dieci chiese”. Eijk appare sempre più come “l’ultimo cardinale”, l’amministratore del declino spaventoso del cattolicesimo. Secondo Eijk, i cattolici nei Paesi Bassi stanno “abbracciando la visione di un futuro senza chiese” e che le autorità si preparano “alla chiusura di circa un migliaio di parrocchie cattoliche, o circa i due terzi di quelle del paese”.

 

Nel Brabante, l’Olanda di Vincent van Gogh, le chiese stanno già chiudendo in gran numero. Come ha detto lo storico dell’arte Herman Wesselink nel Brabants Dagblad, “non ci sono quasi bambini battezzati, molte chiese saranno chiuse nei prossimi anni”. A Schijndel, la parrocchia cattolica di San Michele ha appena venduto tre delle quattro chiese sotto la sua gestione. Al posto della chiesa di San Servazio, ad esempio, sono stati realizzati appartamenti e uffici. Secondo l’Agenzia nazionale per il patrimonio culturale, tra il 1975 e il 2011 non meno di 1.340 chiese sono state già chiuse. Più di mille hanno avuto un nuovo utilizzo, trecento sono state demolite.

 

Quando Wojtyla passò per le strade di Utrecht, un gruppo di giovani imbrigliò con delle corde la statua di San Villibrordo, il patrono cattolico dei Paesi Bassi, per tirarla giù dal piedistallo. Non avrebbero mai immaginato che trent’anni dopo, senza neppure colpo ferire, l’arcivescovo avrebbe chiuso quasi tutte le chiese.

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