Il cardinale Theodore McCarrick (foto LaPresse)

Così il New York Times decise di insabbiare il caso del cardinale McCarrick

Matteo Matzuzzi

Se gli abusi li fa un liberal, sono meno abusi degli altri

Roma. Ross Douthat ha scritto domenica che la prima volta che ebbe notizia dei divertimenti privati del cardinale Theodore McCarrick, per gli amici “Zio Ted” – costretto con inusuale rapidità dal Vaticano a ritirarsi in buon ordine e in silenzio in attesa che la giustizia faccia il suo corso – pensò si trattasse di “farneticazioni”. Erano i primi anni Duemila, un tizio lo avvicinò e gli chiese se sapesse che era consuetudine dell’arcivescovo di Washington andare a letto con i suoi seminaristi in una casa in riva al mare, nel New Jersey. Douthat aggiunge che a questo punto si può dire che è una storia che conoscevano più o meno tutti, che le chiacchiere sull’illustre porporato circolavano da tempo e che in fin dei conti non è che ci si badasse troppo. Erano i temi di Spotlight, della crocifissione dell’arcivescovo di Boston Bernard Law, della caccia al prete, vescovo e cardinale pedofilo, delle inchieste e del tiro a bersaglio sul Cupolone petrino. Dello svuotamento dei forzieri delle diocesi americane, chiamate in  giudizio a rispondere dei misfatti e a pagare risarcimenti a molti zeri.

 

Lo sapevano tutti e lo sapeva anche il New York Times Magazine, ha scritto Rod Dreher sull’American Conservative. Un’indagine minuziosa fatta di verbali e testimonianze aveva aperto l’armadio di McCarrick (a quanto pare assai affollato di scheletri) peccato che quell’indagine non sia mai stata pubblicata. “Nel 2012 fui avvicinato da un giornalista freelance che lavorava su questa storia per il New York Times Magazine”, ha scritto Dreher. “Qualcuno gli aveva detto di contattarmi, che sarei stato in grado di aiutarlo. Ma non aveva bisogno del mio aiuto: questo giornalista aveva fatto ciò che altri non erano stati in grado di fare. Aveva trovato documenti su incontri con uomini adulti, e almeno un’intervista registrata con una vittima. L’uomo – mi disse – era una vittima involontaria ma presumibilmente lasciò farla franca a McCarrick perché come vescovo era in una posizione di potere rispetto alla sua di futuro prete”.

 

Il problema è: perché questa storia non è mai stata pubblicata? “E’ una bella domanda. Quando parlai con il giornalista, lui era sul punto di pubblicare tutto. Passarono settimane, poi giorni, e la storia non uscì. Quando lo contattai di nuovo, mi disse che non se sapeva nulla. Il caporedattore (cioè colui che decide cosa va in pagina e cosa no, ndr) era cambiato e quello nuovo continuava a fargli rivedere delle cose. Era un mistero per lui”. Alla fine Dreher chiese il nome del responsabile e dopo una ricerca venne a sapere che era un omosessuale il cui matrimonio era stato annunciato sul Nyt. “Questo fatto ha forse qualcosa a che fare con il fatto che la storia di McCarrick è stata fatta sparire dal Nyt Magazine?”, si domanda Dreher. “A questo punto è impossibile saperlo, ma se fossi il direttore esecutivo del giornale, Dean Baquet, vorrei sapere perché il mio giornale aveva una storia su un cardinale cattolico che sfruttava il suo potere per sfruttare sessualmente i suoi dipendenti ma non la pubblicò mai”.

 

Insomma, la storia del potente vescovo che passava i weekend al mare con i seminaristi non aveva a che fare con gli abusi, con i MeToo ante litteram, con gli abusi di potere o con le faccende che poco più a nord, a Boston, avevano creato scandalo con la stampa pronta a dare la caccia al pedofilo in talare. Questa era la storia di un uomo libero (e molto liberal), gay, che in fin dei conti aveva scelto di vivere la sua vita così, lontano dalle dure regole della chiesa romana. Da qui l’insabbiamento. La valutazione che non era storia d’interesse pubblico, che abusi non ce n’erano e che in qualche modo la reputazione del vescovo andasse preservata.

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.