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Il coppino del Papa alla Cei

Bastonate no, ma Francesco chiede ai vescovi di darsi una mossa

22 Maggio 2018 alle 06:00

Il coppino del Papa alla Cei

Papa Francesco all’Assemblea generale della Cei (foto LaPresse)

Il Papa, aprendo l’Assemblea generale della Cei, premette che non intende “bastonare” i vescovi presenti. Però, in qualche modo, lo fa. E’ brevissimo il discorso, poco più d’una decina di minuti. Un’introduzione che deve servire come base di lavoro, uno stimolo perché le due centinaia di presuli lì convenuti parlino, anche “criticando il Papa”, chiede Bergoglio. Di solito lo fanno – qualche spiffero in tal senso è uscito dall’Aula Nuova, benché non si possa sapere visto che il collegamento televisivo viene interrotto.

 

Il Papa non bastona ma getta sul tavolo tre “preoccupazioni” che rappresentano tre enormi problemi: “La crisi, anzi, l’emorragia delle vocazioni sacerdotali”, “la povertà evangelica e la trasparenza”, “la riduzione e l’accorpamento delle diocesi”. Tanto è stato fatto, dice il Pontefice, ma bisogna “fare un po’ di più”. I problemi sono tanti, dal denaro che distrae all’inverno demografico che svuota sempre di più seminari e case religiose, fino a una troppo frequente “testimonianza tiepida”. Il risultato degli approfondimenti sviluppatisi in questi anni sono magri, se Francesco invita a darsi una mossa su tutti e tre i fronti: per far fronte alla carenza di preti, la proposta è quella di scambiarsi i sacerdoti tra diocesi, “una più concreta condivisione fidei donum”. Quanto alla “trasparenza”, il Papa dice basta con quei vescovi che parlano di povertà evangelica e poi “vivono come faraoni, conducono una vita di lusso”. Infine, è giunto il momento di arrivare alle conclusioni sul progetto per l’accorpamento e la riduzione delle diocesi. Se ne discute da 50 anni, Francesco ha detto che il tempo è maturo per decidere. Il Papa, nel suo intervento, sembra aver preso atto che quanto da lui detto cinque anni fa in San Pietro (la richiesta di cambiare registro) e poi ripreso in occasione del Convegno ecclesiale di Firenze nel 2015, è rimasto lettera morta o quasi. La Cei si muove ancora come un treno a vapore nonostante il suo leader (che è il Papa) le abbia chiesto di correre come un treno ad alta velocità sui binari da lui approntati.

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Commenti all'articolo

  • dongivu

    24 Maggio 2018 - 15:03

    1 eliminare i titoli onorifici per i preti – Non ci appaga esser figli di Dio, che soddisfazione dalle patacche rosse? 2 eliminare le elemosine per le celebrazioni delle messe attuando una direttiva postconciliare che esortava a distinguere nettamente l’ambito dei sacramenti da quello amministrativo. 3 togliere ai preti tutte le responsabilità amministrative da assegnarsi ai diaconi e ai laici. Un suggerimento che riguarda la mia chiesa genovese. Al prossimo vescovo sia imposto di liberarsi dai retaggi storici delle presidenze degli Ospedali Galliera e dell’Ospedale Pediatrico Gaslini. Un ultimo suggerimento derivante dall’esperienza umiliante qui a Genova: ai preti e ai vescovi sia proibito accettare qualunque tipo di scorta: abbiamo l’angelo custode.

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  • filotea62

    23 Maggio 2018 - 08:08

    Dopo l'era Ruini, la CEI è progressivamente scomparsa. La Chiesa italiana appare sempre più timorosa (dell'opinione pubblica e dei vertici vaticani) e clericale.

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  • carlo schieppati

    22 Maggio 2018 - 08:08

    Mah. Ci sarebbe la vicenda dei Francescani dell'Immacolata. Poi lo scioglimento della fraternità dei Santi Apostoli di Mons. Leonard (quello che ha preso una torta in faccia da una simpatica Femen). E poi non va dimenticato che l'ecologia non tira più come una volta.

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