cerca

Il pensiero debole del Vaticano sulla povertà

Si stava peggio prima dell’avvento del capitalismo. Non il contrario

18 Maggio 2018 alle 06:09

La corte di Papa Francesco

Papa Francesco (foto LaPresse)

Si chiama Oeconomicae et pecuniariae quaestiones ed è il documento vaticano – della congregazione per la Dottrina della fede e del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale – che raccoglie “considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario”. Ancora una volta il documento, approvato da Papa Francesco, critica la prevalenza dell’economia finanziaria sull’economia reale, la speculazione che “provoca artificiosi ribassi dei prezzi di titoli del debito pubblico”, il capitale che soppianta il lavoro, il denaro che “da mezzo diviene fine” e la “spregiudicata e amorale cultura dello scarto che ha emarginato grandi masse di popolazione”.

 

Si tratta di considerazioni morali anche condivisibili, già ribadite da Papa Francesco in varie occasioni, inclusa l’enciclica Laudato Si’, in cui ha criticato i problemi del sistema capitalistico. C’è però un problema. Se la preoccupazione di Papa Francesco sono i poveri e gli ultimi, dovrebbe ogni tanto riconoscere e sottolineare che la povertà era molto più generalizzata prima dell’avvento del capitalismo e che oggi è molto più intensa laddove il capitalismo manca. E al contrario c’è più ricchezza dove i mercati sono più integrati e la finanza più sviluppata. Milioni di persone non vivono nella miseria per troppo capitalismo, ma per troppo poco. Tanti paesi vanno in rovina non per la speculazione sul debito pubblico, ma per i pessimi governi che gestiscono le finanze pubbliche e quel debito hanno prodotto. Se il problema da risolvere è la povertà, piacerebbe sentir dire dal Papa, ogni tanto, che è moralmente sbagliato restringere il mercato e arrestare la globalizzazione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Chichibio

    18 Maggio 2018 - 14:02

    Meri consumatori, di certo no. Tuttavia il Venezuela, già citato come esempio non molto tempo fa, ha abolito il capitalismo e creata la coda per comprare una scatoletta di tonno.

    Report

    Rispondi

  • filotea62

    18 Maggio 2018 - 09:09

    Già Giovanni Paolo II criticava la finanza svincolata dal lavoro, il denaro fine a sé stesso, il grande casinò delle borse internazionali. La pancia piena non è l'unico metro di giudizio di un sistema economico, ma lo è lo sviluppo umano integrale. Trasformare gli uomini in una massa di meri consumatori senza cervello non fa bene all'uomo.

    Report

    Rispondi

    • guido.valota

      20 Maggio 2018 - 14:02

      Il cervello si atrofizza velocemente nelle ore di attesa passiva in fila per ricevere la scatoletta di tonno pianificata. Quando invece può scegliere, si sveglia. Questa è la ragione per la quale comunisti e papi sandinisti si attardano vent'anni di troppo nella fila per la scatoletta di tonno ripetendo le cose che dice Lei a quello davanti e a quello dietro, mentre 'i meri consumatori' possono dedicare lo stesso tempo a ciò che preferiscono: utilizzando lo sterco del demonio nel centro commerciale per comprare il tonno che piace a loro e riempirsi la pancia, oppure investendolo nella vacanza culturale e perfino in un corso di teatro.

      Report

      Rispondi

Servizi