Libération contro il nuovo vescovo di Parigi: "E' un conservatore radicale"

Il conservatore Aupetit a Notre-Dame, il bergogliano Aguiar primate messicano. Francesco sorprende e rompe (ancora) gli schemi

Libération contro il nuovo vescovo di Parigi: "E' un conservatore radicale"

Mons. Michel Aupetit

Roma. Da mesi mons. Michel Aupetit, medico bioeticista e vescovo di Nanterre, era dato in pole per succedere al cardinale André Vingt-Trois nell’incarico di arcivescovo di Parigi. Pochi però ci credevano, compresi molti presuli della Conferenza episcopale francese. Troppo conservatore e troppo legato al cardinale uscente, di cui era stato vescovo ausiliare e vicario generale. Nella chiesa di Francesco, quella dell’ospedale da campo, si preferiscono pastori con l’odore delle pecore anziché dotti scienziati che molto hanno in comune con il magistero di Giovanni Paolo II. Invece, Francesco ha scelto il candidato prediletto da Vingt-Trois, che il 7 novembre scorso aveva compiuto i canonici 75 anni manifestando l’intenzione di “non rimanere un giorno di più in carica”. Lui il prescelto lo aveva già individuato, Aupetit appunto, nonostante una buona parte dei vescovi connazionali puntasse su profili più “sociali” e adatti a una metropoli cosmopolita qual è Parigi. Se l’aspettavano un po’ tutti, e infatti le reazioni sono state veementi. Un minuto dopo l’annuncio, Libération pubblicava online un articolo che già dal titolo non poteva che essere più esplicito: “Un Combattente conservatore a Parigi – La sua nomina da parte del Papa è un vero regalo per la frangia più radicale del cattolicesimo francese”. Nel mirino del quotidiano della sinistra le posizioni in materia di fine vita mai nascoste dal neo arcivescovo, compresa quella sulla sedazione profonda che “non dovrebbe essere sistematizzata” perché altrimenti altro non sarebbe che un’eutanasia mascherata. Sul mariage pour tous, idee altrettanto chiare: “Non è giusto che nel nome di un individualismo esacerbato sia stata creata una legge per ogni categoria di persone. E allora, perché non la poligamia? E l’incesto?”. La stessa cosa sulla procreazione medicalmente assistita: “Il bambino diventa un mero prodotto fabbricato, come se si trattasse di una macchina o uno smartphone alla moda”.

 

Nello stesso giorno, però, Francesco ha nominato anche il nuovo arcivescovo di Città del Messico, la diocesi con più cattolici al mondo. In questo caso ha scelto un fedelissimo, mons. Carlos Aguiar Retes, per un quindicennio anima del Celam (la conferenza dell’episcopato latinoamericano) da lui creato cardinale un anno fa. Una scelta chiara che indica una aperta sconfessione della lunga stagione che ha visto come arcivescovo della capitale (e primate del Messico) di Norberto Rivera Carrera, al quale è stata data una proroga minima dopo il compimento dei 75 anni (sei mesi). Aguiar Retes, da anni in piena sintonia con Bergoglio, è considerato il profilo più “aperto” dell’episcopato messicano, tanto da essere avversato da diversi esponenti della vecchia guardia (Rivera Carrera in testa). Una lotta che per ben due volte aveva visto Aguiar Retes soccombere, con la mancata promozione, in anni recenti, sia a Guadalajara sia a Monterrey. Ora arriva la promozione alla sede più ambita.

 

Due scelte, avvenute lo stesso giorno, che ancora una volta rendono palese l’intento di Francesco di rompere e sconfessare le tradizionali categorie che vedono contrapposti i cosiddetti progressisti ai conservatori, rendendo arduo inquadrare e definire un orientamento “politico” alla base delle scelte papali. Di certo, se nel caso parigino la scelta è di piena continuità, in Messico si assiste a una svolta assai simile a quella attuata a Chicago (la sostituzione del cardinale Francis George con Blase Cupich) e a Madrid con Carlos Osoro Sierra al posto di Antonio Maria Rouco Varela, già campione iberico delle guerre culturali per la difesa dei valori non negoziabili. Cupich e Osoro Sierra poi creati entrambi cardinali.

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