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Chi va contro “l’interesse pubblico” non può nemmeno parlare. Il M5s e Paolo Crepet

Perché anche quando la comunicazione diventa idiozia, il controllo della comunicazione resta comunque pericoloso

29 Marzo 2017 alle 12:42

Chi va contro “l’interesse pubblico” non può nemmeno parlare. Il M5s e Paolo Crepet

Paolo Crepet (foto LaPresse)

La scena dei due “cittadini qualunque” che impongono la retromarcia all’ambulanza, che trasporta contromano un malato grave, sembra uscita da un film dei fratelli Coen. Certo può raccontare molto del periodo che il nostro paese sta attraversando ma è estremo, grottesco. I Bouvard e Pecuchet sul raccordo autostradale si preoccupano di documentare il loro zelo per la legalità, “idea comune” del nostro tempo, attraverso smartphone e social network, luoghi comuni fin troppo usati. Quando la comunicazione diventa idiozia, il controllo della comunicazione resta comunque pericoloso. Sempre ieri le agenzie stampa riportavano un comunicato dei membri della commissione parlamentare di vigilanza appartenenti al M5s che intimavano alla Rai di non invitare più Paolo Crepet. I vigilanti portavoce avevano appreso dai giornali che lo psichiatra era autore di una perizia, per conto di Lottomatica, in cui veniva analizzato il ruolo di sostegno psicologico del gioco d’azzardo. Motivi per criticare l’invasione di slot machine e “gratta e vinci” ce ne sono diversi e non ne mancano nemmeno su certe trasmissioni con Crepet, per dirla tutta. Sostenere però che chi va contro “l’interesse pubblico” e “la prevenzione sociale”, concetti variamente declinabili, non possa parlare è almeno altrettanto pericoloso del fermo di un’ambulanza. La censura diviene sempre più una “idea comune” e quel comunicato ci ricorda che Bouvard e Pecuchet sono arrivati in Parlamento, e vigilano.

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