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Modernizzatori con pochi voti

Liberali, repubblicani e radicali furono i partiti meno ideologici e più laici sulla scena politica italiana del Dopoguerra

18 Gennaio 2017 alle 05:45

Marco Pannella, Adele Faccio, Emma Bonino radicali

Marco Pannella, Adele Faccio, Emma Bonino (foto LaPresse)

Scarsi nei voti ma vincitori nell’essere comunque riusciti a modernizzare il paese. Luigi Einaudi, Ugo La Malfa e Marco Pannella sono le tre figure che Paolo Mieli estrapola dal libro appena pubblicato per Laterza dallo storico Paolo Soddu sulle figure politiche della Repubblica. Liberali, repubblicani e radicali furono i partiti meno ideologici e più laici e “modernizzatori” sulla scena politica italiana del Dopoguerra. Non riuscirono mai però a essere alternativa politica vincente ai due colossi clericale e comunista. Tranne forse in un caso: l’unica elezione in cui la Dc finì in minoranza, il referendum sul divorzio del 1974. Pannella però nelle sue ultime riflessioni metteva fra parentesi il dato, enorme ed evidente, della sconfitta della Dc e sosteneva che a perdere politicamente quel referendum fu soprattutto il Pci, costretto a votare dopo aver cercato in tutti i modi di evitarlo. L’alternativa così diventava per i radicali necessaria non solo rispetto agli sconfitti ma anche a taluni, e assai ingombranti, vincitori. Discorso più complicato dello slogan “Uniti sì, ma contro la Dc” che allora rimbombava nelle piazze senza però più concretizzarsi nelle urne. Soddu forse nel suo libro trova le parole giuste per spiegare la particolarità del concetto di alternativa in Pannella e Mieli, opportunamente, le cita: “I radicali sposarono l’alternativa, sebbene non in versione finalistica”, dunque con un metodo “occidentale” e moderno, tutt’altro che impolitico. Metodo ancora da conquistare, verrebbe da dire.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    19 Gennaio 2017 - 06:06

    Forse sarebbe il caso di ricordare che il primo firmatario della legge che introdusse il divorzio e il primo a battersi per il referendum prima in parlamento e poi nelle piazze era l'onorevole socialista Loris Fortuna. Grazie comunque per aver ricordato che il PCI quel referendum lo subì dopo aver tentato fino all'ultimo di evitarlo attraverso un accordo con la Dc per annacquare la legge.

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  • fabriziocelliforli

    18 Gennaio 2017 - 21:09

    p.s.: foto BEL-LIS-SI-MA

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  • fabriziocelliforli

    18 Gennaio 2017 - 21:09

    Mi assumo la responsabilità di sostituire il condizionale per lo meno col presente indicativo. Intendendo , con 'presente indicativo', sia il significato lampante e immediato grammaticale; sia , soprattutto 'presente' nel senso di oggi e 'indicativo' nel senso di ciò che ci ha indicato l'immenso Bordin: il presente E' indicativo di qualcosa. Che lui, al solito, ha magistralmente lasciato intuire anche ad un non radicale, non liberale come me.

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  • oliolà

    18 Gennaio 2017 - 13:01

    Ora non so, ma allora i liberali erano liberali, perfino, se non soprattutto, Pannella. Il popolo, DC o PC che fosse, perché avrebbe dovuto votare liberale? Non per "l'idea", quanto piuttosto per "desideri" particolari, e lo fece.

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