Per Alfie è finita. Il giudice lo affida all'ospedale di Liverpool

L'avvocato degli Evans aveva chiesto alla corte di “non lasciarlo morire di fame in una corsia di ospedale. Che razza di paese diventeremmo?”

25 Aprile 2018 alle 20:22

I paradossi della vicenda Alfie Evans, bambino inguaribile ma non incurabile

Foto LaPresse

Roma. Dopo quindici minuti di camera di consiglio, il giudice Sir Andrew MacFarlane ha rigettato il ricorso della famiglia Evans contro la decisione presa ieri sera da un altro giudice, Anthony Hayden. “Non vedo alcuna ragione per affermare che si sia sbagliato”, ha detto, spiegando altresì che non sarebbe buona cosa interrompere il piano di cure “palliative” attuato dall'Alder Hey Hospital di Liverpool nei riguardi del piccolo Alfie. Un esito abbastanza scontato, anche seguendo il lungo pomeriggio che ha visto alternarsi davanti al collegio formato da tre giudici gli avvocati degli Evans e i rappresentanti dell'ospedale.

 

C'è un'ultima speranza di salvare Alfie dai suoi carnefici

I genitori presentano ricorso contro il divieto di trasferire il piccolo a Roma. Oggi la decisione. Enoc (Bambino Gesù): “Credo che la scelta non sia stata tecnica. È un attacco al nostro ospedale, che appartiene al Vaticano” 

 

Alle 14 ora di Londra si apriva l'udienza d'appello, presieduta dal giudice Sir Andrew McFarlane, uno dei più esperti magistrati britannici in materia di famiglia. “Prenderemo decisioni importanti”, aveva detto subito. Ancora una volta i temi principali della discussione erano due: la possibilità di trasferire a Roma Alfie – soprattutto dopo la concessione della cittadinanza italiana al bambino – e il suo “migliore interesse”. Il giudice McFarlane più volte aveva ribadito che già diversi gradi di giudizio avevano stabilito che il miglior interesse di Alfie fosse quello di porre fine alle sue sofferenze e alle obiezioni dei legali sulla concessione della cittadinanza italiana aveva sottolineato che “né l'Italia né il Vaticano hanno giurisdizione in Inghilterra”. Quanto al diritto comunitario che permetterebbe ad Alfie di essere trasferito in Italia, il magistrato ha detto che “una corte ha già stabilito che questo non è il miglior interesse” del bambino. Non a caso l'avvocato di Thomas Evans, il padre del bambino, definiva “in salita” l'appello.

 

Ma è stato un passaggio in particolare di quanto detto dai rappresentanti dell'ospedale a fare chiarezza ulteriore su quanto sta accadendo in questi giorni: “Nessuno ha mai detto che la morte sarebbe stata istantanea o che sarebbe sopraggiunta prima del tramonto, una volta tolta la ventilazione”. Il che, però, provoca più di un interrogativo: se la rimozione dei supporti ventilatori era finalizzata a non far più soffrire Alfie, non significa aggravare ulteriormente la sofferenza del bambino lasciandolo senza ossigeno per ore e addirittura giorni? Il legale di Thomas Evans, alla fine, tenta quasi la mossa disperata: “Non lasciatelo morire di fame in una corsia d'ospedale. Che razza di paese diventeremmo?”.

 

Questa sera, alle 22.17 in piazza San Pietro, si terrà una veglia di preghiera organizzata dall'Alfie's Army italiano. Per pregare sì, ma anche per ringraziare il Papa “per l’enorme impegno che ha messo in campo in questa vicenda”.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    26 Aprile 2018 - 15:03

    Ah questi buonisti che si ergono a divinità con la loro verità assoluta. Beatessi.

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  • enrico m v

    26 Aprile 2018 - 00:12

    Questo è l'indirizzo mail del Consolato del regno unito di Milano: milan.consular@fco.gov.uk mandiamo un pensiero, semplice e forte. Non taciamo.

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    • lisa

      26 Aprile 2018 - 12:12

      Grazie Enrico, ho già mandato la mia email. Non ho parole.

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  • ceva.paola

    26 Aprile 2018 - 00:12

    C'era una volta, in un paese lontano, un re che aveva appena avuto un figlio... In quei giorni venne a sapere che uno dei suoi sudditi aveva pure un piccolo figlio che stava morendo perché le leggi del suo Paese proibivano, chissà perché, di curarlo. Allora il re, essendo re e potendo ciò che possono i re, ordinò che il piccolo figlio del suo povero suddito fosse risparmiato e fossero a lui garantite le cure che certamente nessuno avrebbe osato negare al figlio di un re... Ma davvero i re servono solo alle favole ... e al gossip.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    25 Aprile 2018 - 21:09

    E' il trionfo del delirio d'onnipotenza della laicità. Arroga solo a se stessa il compito e il diritto di decidere sulla vita e sulla morte. Dal "grumo di cellule", alla morte di Alfie. Le masse acefale seguono.

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    • marco.ullasci@gmail.com

      marco.ullasci

      25 Aprile 2018 - 22:10

      E' il delirio dell'indecenza. Nei paesi occidentali dove ancora esiste la pena di morte manco i condannati si fanno crepare in processi che richiedono ore o giorni.

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