Per Alfie è finita. Il giudice lo affida all'ospedale di Liverpool

Matteo Matzuzzi

L'avvocato degli Evans aveva chiesto alla corte di “non lasciarlo morire di fame in una corsia di ospedale. Che razza di paese diventeremmo?”

Roma. Dopo quindici minuti di camera di consiglio, il giudice Sir Andrew MacFarlane ha rigettato il ricorso della famiglia Evans contro la decisione presa ieri sera da un altro giudice, Anthony Hayden. “Non vedo alcuna ragione per affermare che si sia sbagliato”, ha detto, spiegando altresì che non sarebbe buona cosa interrompere il piano di cure “palliative” attuato dall'Alder Hey Hospital di Liverpool nei riguardi del piccolo Alfie. Un esito abbastanza scontato, anche seguendo il lungo pomeriggio che ha visto alternarsi davanti al collegio formato da tre giudici gli avvocati degli Evans e i rappresentanti dell'ospedale.

 

 

Alle 14 ora di Londra si apriva l'udienza d'appello, presieduta dal giudice Sir Andrew McFarlane, uno dei più esperti magistrati britannici in materia di famiglia. “Prenderemo decisioni importanti”, aveva detto subito. Ancora una volta i temi principali della discussione erano due: la possibilità di trasferire a Roma Alfie – soprattutto dopo la concessione della cittadinanza italiana al bambino – e il suo “migliore interesse”. Il giudice McFarlane più volte aveva ribadito che già diversi gradi di giudizio avevano stabilito che il miglior interesse di Alfie fosse quello di porre fine alle sue sofferenze e alle obiezioni dei legali sulla concessione della cittadinanza italiana aveva sottolineato che “né l'Italia né il Vaticano hanno giurisdizione in Inghilterra”. Quanto al diritto comunitario che permetterebbe ad Alfie di essere trasferito in Italia, il magistrato ha detto che “una corte ha già stabilito che questo non è il miglior interesse” del bambino. Non a caso l'avvocato di Thomas Evans, il padre del bambino, definiva “in salita” l'appello.

 

Ma è stato un passaggio in particolare di quanto detto dai rappresentanti dell'ospedale a fare chiarezza ulteriore su quanto sta accadendo in questi giorni: “Nessuno ha mai detto che la morte sarebbe stata istantanea o che sarebbe sopraggiunta prima del tramonto, una volta tolta la ventilazione”. Il che, però, provoca più di un interrogativo: se la rimozione dei supporti ventilatori era finalizzata a non far più soffrire Alfie, non significa aggravare ulteriormente la sofferenza del bambino lasciandolo senza ossigeno per ore e addirittura giorni? Il legale di Thomas Evans, alla fine, tenta quasi la mossa disperata: “Non lasciatelo morire di fame in una corsia d'ospedale. Che razza di paese diventeremmo?”.

 

Questa sera, alle 22.17 in piazza San Pietro, si terrà una veglia di preghiera organizzata dall'Alfie's Army italiano. Per pregare sì, ma anche per ringraziare il Papa “per l’enorme impegno che ha messo in campo in questa vicenda”.

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.