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Bandiera Bianca

La messa al Maradona è il passaggio definitivo dal sacro al profano

Antonio Gurrado

Se davvero si realizzasse la proposta del presidente De Laurentiis, vorrebbe dire che c'è davvero speranza di redenzione per tutti

La proposta di dir messa allo stadio Maradona, avanzata da Aurelio De Laurentiis nell’intervista-fiume a Repubblica, è come quella barzelletta ebraica. Ve la racconto. Un accanito fumatore va dal rabbino e gli domanda se può fumare mentre studia il Talmud, ma il rabbino risponde di no perché il Talmud esige concentrazione assoluta; il giorno dopo l’accanito fumatore torna e gli domanda se può studiare il Talmud mentre fuma, e il rabbino gli risponde: “Certo! Ogni occasione è buona per studiare il Talmud”. È ovvio che, se pensiamo di andare a messa allo stadio, dove poi ci si insulta, si soffre per futili motivi, ci si macchia di peccati capitali uno dietro l’altro, allora l’idea ci appare aberrante e sacrilega.

 

Se pensiamo però che quella ridotta dell’oltranzismo e della passione incontrollata, dell’ululato e del vaffanculo, può diventare luogo sacro non appena un sacerdote apre le braccia, allora vuol dire che c’è speranza di redenzione per tutti e per tutto. Ancor più se il primo stadio a ospitare messe in pianta stabile sarà quello che è stato al centro di una polemica per la traslazione del dedicatario da San Paolo a Maradona, dalla memoria di un martire a un culto neopagano: significa che davvero le vie sono misteriose, significa che davvero soffia proprio dove vuole.

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