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La polemica (sbagliata) sul concorso per i professori d’italiano

Nell'elenco degli autori da studiare per la preparazione dell'esame c'è una sola donna: Elsa Morante. Il vero problema, però, non sta nel numero delle autrici ma nel criterio di selezionare gli insegnanti in base a una lista precompilata

20 Febbraio 2020 alle 18:37

La polemica (sbagliata) sul concorso per i professori d’italiano

Elsa Morante (foto LaPresse)

Infuria la polemica sul concorso per diventare professori d’italiano, ma è la polemica sbagliata. Sulla bozza di bando diffusa dal ministero, infatti, sono elencati quarantadue autori su cui i candidati devono essere in grado di elaborare percorsi didattici e c’è una sola donna: Elsa Morante. La polemica riguarda il fatto che nell’elenco le donne siano sottorappresentate, cosa indubbiamente vera ma che non mi sembra cogliere il principale difetto di quel tesario. Infatti, per non sottovalutare le scrittrici italiane, c’erano due strade possibili. O si aumentava la presenza femminile nella lista dei quarantadue magnifici, magari portandola al 50%, e allora bisognava far fuori venti scrittori: che so, Pasolini, Zanzotto, Luzi, Caproni, Sciascia, Moravia, Fenoglio, Ca lvino, Gadda, Primo Levi, Vittorini, Pavese, Sereni, Quasimodo, Campana, Saba, Montale, Sbarbaro, Ungaretti e Svevo, tipo. Oppure si pretendeva che il programma del concorso venisse ampliato per contenere non una ma dieci, venti, cento autrici, incrementando il numero dei possibili percorsi didattici a cinquantadue, sessantadue, centoquarantadue: ma allora poi chi li sentiva i poveri candidati? Come minimo avrebbero fatto un sit-in davanti al ministero. Il problema infatti non sta nel numero delle autrici e nella loro risicatissima presenza (scegliere proprio Elsa Morante, poi, bah) ma nel criterio di selezionare i prof in base a una lista precompilata. Ciò da un lato rischia di escludere quello che, magari, non sa gran che di Zanzotto ma è ferratissimo su Bianciardi o sulla Ortese: ciò lo renderebbe un insegnante meno bravo? Dall’altro, soprattutto, dà diritto ai futuri professori di non sapere nulla di Bianciardi, della Ortese, di Malerba, di Saviane, di tutta la letteratura italiana che non coincida con quei quarantadue.

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