In Italia si canta e si balla, ma ci si guarda bene dal leggere un libro

Antonio Gurrado

Matera, capitale della cultura, per numero di librerie ogni centomila abitanti si piazza centosettesima su centosette

Prendiamo Matera, giusto perché è capitale europea della cultura. E premettiamo due cose: prima, che il discorso può valere per tante altre cittadine italiane di cui Matera rappresenta l’epitome se non un caso limite; secondo, che le classifiche culturali lasciano il tempo che trovano poiché l’Italia è un’espressione geografica composita di realtà locali intrinsecamente incomparabili. Detto questo, il Sole 24 Ore ha pubblicato una graduatoria delle città italiane per qualità del tempo libero e Matera risulta mestamente novantunesima. Il punto interessante tuttavia è l’oscillazione del piazzamento quando si considerino le sottoclassifiche: Matera guadagna posizioni a decine se si parla di afflusso turistico e permanenza nei bed & breakfast; rosicchia qualche posizione anche in materia di agriturismi, ristoranti, bar e perfino teatri; è addirittura nella metà alta della classifica quando si tratta di andare al cinema o a un concerto. Se non che, per numero di librerie ogni centomila abitanti, si piazza centosettesima su centosette. Ciò non vuol dir nulla su Matera, secondo me, ma dice molto sulla concezione della cultura in Italia: una fumisteria in cui si canta, si balla, si mangia addirittura ma ci si guarda bene dal leggere un libro, figuriamoci comprarlo.

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