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Le storie dolorose non sono intrattenimento. Ditelo a Ballando con le stelle

Offrire in pasto al vasto pubblico drammi personali serve solo a creare l’illusione di far sentire buoni gli spettatori 

12 Marzo 2018 alle 16:31

Le storie dolorose non sono intrattenimento. Ditelo a Ballando con le stelle

La giuria di Ballando con le stelle 2018. Foto LaPresse

Sono preoccupato per le signore che guardano la tv generalista: non perché a "Ballando con le stelle" potrebbero vedere due uomini volteggiare insieme, capirai, ma perché sicuramente resteranno vittime dell'intricato minuetto fra dolore e intrattenimento. Balla Giovanni Ciacci, esperto di look e tendenze (qualsiasi cosa significhi), che ha scelto un uomo come partner di gara per combattere i pregiudizi del pubblico. Balla Gessica Notaro, che fu sfregiata con l'acido dal fidanzato, per far reagire contro la violenza domestica le donne del pubblico. Non balla ma presiede la giuria Carolyn Smith, coreografa britannica, che ha voluto rivelare di avere un tumore maligno per incoraggiare chiunque soffra fra il pubblico. Tutte persone ammirevoli ma la cui collocazione stride: un varietà del sabato sera su Rai 1.

  

L'intrattenimento popolare è fatto per distrarre ed evadere e, quando ingloba storie personali a vario titolo dolorose, può far credere che tali sofferenze e tali lotte per affermarsi o sopravvivere facciano parte della stessa evasione o distrazione. Per questo sono preoccupato per le signore che guardano "Ballando con le stelle": nel momento in cui la sessualità di un uomo viene ridotta a scelta di un ballerino, la dignità di una donna a opportunità di esibirsi sullo stesso palco di starlette semifamose, la malattia a coup de theâtre, allora la tv generalista sta solo fingendo di fare da tramite dei problemi della società odierna presso un vasto pubblico. In realtà sta offrendo in pasto storie complesse o tragiche a un pubblico che brama la danza macabra; sta fornendo a signore spietate, sedute comodamente indifferenti sui propri divani, l’illusione di sentirsi buone.

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