Angela Merkel e Jean-Claude Juncker (foto LaPresse)

La Merkel striglia Juncker, Tsipras perde il suo miglior alleato

David Carretta

Il premier greco accusa la Bce di tenere il “cappio al collo” di Atene. Varoufakis manda turisti videomuniti a caccia di evasori.

Bruxelles. Alexis Tsipras venerdì ha accusato la Banca centrale europea di tenere “il cappio al collo” della Grecia, dopo la decisione di non alzare il tetto di titoli a breve scadenza che Atene può vendere alle sue banche per coprire il fabbisogno finanziario. La Grexit è esclusa, “perché io amo l’Europa”, ha detto Tsipras allo Spiegel. Ma i toni minacciosi suggeriscono che la situazione è allarmante, nel momento in cui la Grecia deve rimborsare 1,5 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale. Il primo pagamento da 310 milioni venerdì c’è stato. Ma tra gennaio e febbraio si è creato un buco di bilancio di 1,5 miliardi. A questo ritmo non è escluso che Tsipras debba compiere una scelta drastica a fine mese: fare default o non pagare pensioni, stipendi e fornitori. Dopo il rifiuto della Bce, Tsipras ha preso il telefono in mano per chiedere a quello che considerava il suo miglior alleato, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, un incontro immediato. Obiettivo: convincere l’Eurogruppo a sbloccare una parte dei 7,2 miliardi di aiuti che restano nel programma, sulla base di una lettera con impegni di riforme su fisco e amministrazione. Ma Juncker, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe declinato.

 

Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, è pronto a impegnarsi a inviare i turisti con telecamere a caccia di evasori fiscali e a incassare 500 milioni dai giochi d’azzardo online. I 200 milioni necessari per combattere la “crisi umanitaria” con sussidi a 300 mila famiglie verrebbero coperti da una spending review. Su 76 miliardi di arretrati fiscali – dice la lettera svelata dal Financial Times – il governo Tsipras conta di incassarne 8,9 miliardi. Con calma però: se non vogliono pagare subito con un condono sulle multe, i greci potranno beneficiare di 100 rate. Varoufakis ha chiesto di avviare subito i negoziati con l’ex Troika, ma i ministri delle Finanze della zona euro lunedì non dovrebbero prendere decisioni sugli aiuti. Di fronte a un nuovo stallo, il rifiuto di Juncker a Tsipras potrebbe sorprendere. “Ho lavorato anni per tenere la Grecia nell’euro e non permetterò la Grexit”, aveva spiegato nei giorni caldi di febbraio. Juncker è un “mediatore” e un “ponte”, assicurano i suoi portavoce. Ma la Germania, irritata per il modo in cui ha gestito il caso Grecia, ha messo un limite alle sue velleità politiche.

 

[**Video_box_2**]Dal suo primo giorno alla Commissione, Juncker ha cercato visibilità, giocando a fare l’abile statista con Atene. Prima ha appoggiato la scommessa dell’ex premier Antonis Samaras di anticipare il voto sul presidente della Repubblica, che ha portato alle elezioni anticipate e al trionfo di Tsipras. Poi si è lanciato in un negoziato segreto, parallelo a quello del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, per modificare le condizioni del programma di assistenza finanziaria, che è servito da alibi a Varoufakis per rompere con i creditori europei a metà febbraio. Così, attraverso i giornali tedeschi e in un faccia a faccia mercoledì, Angela Merkel ha fatto sapere a Juncker la sua irritazione. Non solo sulla Grecia, ma anche sui due anni in più concessi alla Francia per riportare il deficit sotto il 3 per cento: “Abbiamo l’impressione che la Commissione si stia allontanando gradualmente dall’interpretazione stringente precedentemente accettata delle regole europee”, ha detto alla Süddeutsche Zeitung un responsabile tedesco. “I colloqui tra noi sono come portare civette ad Atene”, ha spiegato Merkel dopo l’incontro con Juncker. L’espressione di Aristofane significa che il dialogo è superfluo, tanto le posizioni sono vicine. Sulla Grecia Juncker si è subito adeguato.