Quello di Khodorkovski alla Chatham House di Londra è stato il suo primo discorso in Gran Bretagna dalla sua liberazione, avvenuta nel dicembre del 2013 (foto LaPresse)

Open Russia

Mikhail Khodorkovski

Pubblichiamo il discorso che Mikhail Khodorkovski, imprenditore e dissidente russo imprigionato per dieci anni e liberato con un’amnistia nel dicembre 2013, ha tenuto alla Chatham House di Londra, lo scorso 26 febbraio.

Signore e signori, buona sera. E’ davvero bello essere di nuovo qui a Londra. E’ un onore per me pronunciare il discorso annuale sulla Russia qui alla Chatham House.

 

Conosco bene il lungo rapporto che esiste fra il Regno Unito e la Russia, un rapporto che risale ai tempi del Rus’ di Kiev, ricordato in particolare grazie ad alcuni momenti storici. Penso all’arrivo del capitano Richard Chancellor nella Russia del nord nel 1553, al suo incontro con Ivan il Terribile, un incontro che si può definire come l’inizio delle nostre relazioni commerciali. Londra ha giocato un ruolo cruciale nella formazione dell’impero russo nel XVIII secolo. Penso al tempo passato da Pietro il Grande in Inghilterra nel 1698, una visita durata pochi mesi ma che ha avuto enormi conseguenze per la Russia.
Leggendo della visita di Pietro il Grande rimango particolarmente colpito dall’apertura che dimostrò nei confronti di idee nuove, dalla volontà di discuterne con le più grandi menti del tempo. L’autocrate Pietro visitò il Parlamento, si incontrò diverse volte con l’arcivescovo di Canterbury, parlò con William Penn, l’uomo che fondò la Pennsylvania; anche se al giorno d’oggi può non apparire una conversazione importante, si deve ricordare che al tempo Penn era considerato un pericoloso attivista dell’opposizione. Penso sia corretto dire che Pietro ritornò con un programma preciso per ciò che voleva diventasse la sua nuova, moderna Russia.

 

Stasera vorrei parlarvi di un progetto per la Russia del XXI secolo, una Russia che vada oltre Putin. E vorrei parlarvi di come riusciremo ad arrivarci.

 

Ci sono stati dei momenti negli ultimi dieci anni nei quali mi sono chiesto come fosse il mondo esterno. Ci sono stati dei momenti nei quali mi sono chiesto se avrei mai visto com’era. E’ bellissimo, ovviamente. Sono rincuorato dal sentire così tante voci russe quando cammino (per Londra, ndt); spero che riportino con loro, nel loro cuore e nelle loro menti, qualcosa che hanno visto qui che dimostra quanto sia meglio avere buoni rapporti con i nostri vicini internazionali. Ma sono qui questa sera per parlare di un rapporto che invece è andato molto, molto male. Parlo della Russia, il mio paese, un paese che è stato molto presente nelle notizie internazionali degli ultimi tempi, e per le ragioni più sbagliate.

 

Questo è il mio primo discorso in Gran Bretagna da quando sono stato liberato, e vorrei ringraziare i tanti tra voi, in questa stanza e fuori, che mi hanno aiutato a diffondere la notizia della mia carcerazione, e che hanno fatto pressioni affinché venissi rilasciato. La libertà è una parola pronunciata molto, ma compresa poco. Essendo stato privato della mia libertà, la apprezzo molto di più ora che ne posso godere di nuovo. La libertà è un concetto che deve essere al cuore dell’essenza morale, filosofica e politica di una nazione. Guardo al mio paese e vedo che la libertà viene ridotta giorno dopo giorno, e troppo spesso tolta in modo definitivo.

 

Ora sono un uomo libero, ma vorrei ricordare le molte persone ancora incarcerate in Russia, imprigionate per innumerevoli ragioni pretestuose – perché non sono d’accordo con ciò che accade nella loro patria, e credono che sia un loro diritto potersi esprimere liberamente, perché i loro affari di successo sono finiti nel radar di razziatori che sanno di poter agire impunemente, perché non vogliono vedere i loro figli uccisi in una guerra priva di senso che non può avere alcun vincitore.

 

Ma il cambiamento è inevitabile. Non importa cosa possa far intendere il suo esercito di pr, il presidente Putin non è Superman, e sicuramente non sarà ricordato dalla storia come un eroe. Può anche sembrare pronto a lottare con gli orsi, su uno schermo televisivo, che possa volare con gli uccelli migratori, e che possa correre con le tigri, ma questa è pura fantasia. Un Putin a petto nudo non è un leader forte, è un imperatore senza vestiti.

 

Spero solo che il presidente russo capisca meglio la storia, che possa apprendere la lezione impartita dal re Canuto: quando al re fu detto che non c’era nulla che non potesse fare, egli si mise in piedi al limitare delle acque, e ordinò al mare di ritirarsi; ovviamente, si bagnò i piedi. Perché, siatene certi, l’alta marea spazzerà via chiunque creda al mito di se stesso. Vorrei presentarvi la mia visione di ciò che la Russia dovrebbe essere, andando oltre Putin, perché questa non è una Russia che l’occidente può vedere chiaramente quanto me.

 

Closed Russia

 

Quando parlo della “Russia di Putin” non intendo in alcun modo dire che essa sia in qualche grado un dominio personale di Putin, che egli comanda a suo piacimento. Ciò che chiamo “Russia di Putin” è in realtà una nazione che ha fatto la scelta, semiconsapevole o guidata dalla paura, di diventare una società chiusa. Guardandomi indietro, vedo ora come per la maggior parte del tempo nel quale Putin è stato al potere, egli sia stato fortunato a beneficiare di un clima economico favorevole. Gli investimenti arrivavano in Russia. Le istituzioni del mercato hanno iniziato a funzionare, essendosi radicate durante i dieci anni precedenti. Tutto ciò ha contribuito alla più veloce crescita economica che la Russia abbia mai registrato nella sua storia.
E’ questo il periodo che ha visto il Cremlino proporre il suo famoso – seppur non dichiarato – contratto sociale: rinunciare alle libertà politiche in cambio di un clima economico favorevole. Passo dopo passo, le istituzioni democratiche e di mercato sono state indebolite, e lo stato ha iniziato a intervenire e a controllare l’economia in modo sempre più massiccio. Come risultato, molti russi pensano che l’isolamento e il crescente ruolo del governo nella società abbiano portato alla stabilità e alla prosperità. E questa è l’illusione che forma la base del supporto politico di Putin. E anche se molte persone collegano il declino della situazione economica con la guerra in Ucraina, gli esperti vi diranno che ben prima dell’annessione illegale della Crimea, l’economia russa aveva già esaurito la sua capacità di sviluppo, che erano state basate sull’apertura e sulla possibilità di condurre liberamente gli affari.

 

Persino gli economisti fedeli al Cremlino ne hanno parlato. Diversi mesi fa German Gref, capo di Sberbank ed ex ministro per lo Sviluppo economico, ha dichiarato che anche senza guerra né sanzioni la Russia avrebbe avuto crescita negativa nel 2015. Eppure, è stata la guerra in Ucraina a esporre queste tendenze in modo crudele e drammatico. Il clima si è raffreddato, e il Cremlino ha perso la sua allure di positività. E’ diventato chiaro che la natura chiusa delle istituzioni statali, la mancanza di competizione, e il muoversi verso l’isolamento hanno portato a una svalutazione significativa del rublo, a una contrazione della manifattura, a una caduta negli standard di vita. Al giorno d’oggi, l’élite degli affari e di governo russa sta diventando sempre più ansiosa davanti alla strategia politica di Putin; persino quelli che una volta gli erano leali. Vediamo l’arrivo dell’autunno di Putin, quando tutti i frutti caduti dal suo albero si sono rivelati marci.

 

Eppure questo potrebbe essere un autunno molto lungo. La Russia sta vivendo un periodo relativamente prolungato nel quale rimane al capezzale dell’imperatore malato e guarda con orrore l’agonia del suo morente impero. I rantoli potrebbero durare per molto tempo, e il processo di morte potrebbe essere estremamente doloroso per la società russa, nonché pericoloso per la sicurezza internazionale. L’agonia è uno stato che ricorre spesso nella vita politica russa. Giudicando dagli esempi storici, potremmo aspettarci che lo scenario più probabile nel breve periodo possa essere un lento declino sociale, accompagnato dal collasso di un’economia già indebolita, e dall’ulteriore distruzione delle istituzioni politiche. E’ inevitabile che i russi debbano attraversare cambiamenti drammatici durante tale periodo.

 

Inizialmente, ci sarà tumulto all’interno dell’establishment politico di Putin, che sarà accompagnato dalla lotta fra la vecchia guardia e la nuova, più giovane, élite. Ciò porterà alla paralisi totale del governo, cosa particolarmente pericolosa in tempo di crisi. In un tentativo di preservare la stabilità a ogni costo, il Cremlino darà il via a ulteriori persecuzioni politiche. E’ poco probabile che esse raggiungano il livello delle purghe di Stalin, ma gran parte delle libertà conquistate durante gli ultimi trent’anni saranno perse.

 

Alla fine, la degradazione morale e culturale daranno il via al radicalismo religioso, nonché ad atteggiamenti arcaici, xenofobi e reazionari. I tentativi di limitare “l’influenza deleteria dell’occidente” si trasformeranno in una caccia alle streghe su larga scala. Chiunque si rifiuterà di commettere atti di aggressione e persecuzione pubblica sarà considerato sospetto di slealtà. Ciò porterà ancora più persone di cultura a lasciare la nazione e a un conseguente ulteriore declino del potenziale economico.

 

L’economia

 

Il regime sostiene l’idea che tutto il potere economico del paese è basato sulle risorse naturali, e che le persone non creano ricchezza, ma sono meri consumatori. I cittadini che criticano i fallimenti e le inefficienze economiche dello stato sono isolati. Si può essere sorpresi nel sapere che la metà del budget dello stato russo non è composto dai proventi del petrolio e del gas. Se si combinano i budget federale e regionale, allora sì, il petrolio e il gas formano circa un quarto del totale. Ma da dove viene il resto del denaro? Dalle attività economiche dei cittadini russi.

 

La Russia è spesso descritta come un petrostato. Bene, mettiamola a confronto con il petrostato per antonomasia, l’Arabia Saudita. Entrambi i paesi hanno proventi simili dal petrolio e dal gas, circa 340 miliardi di dollari all’anno. Ma il pil della Russia è più grande di circa tre volte (duemila miliardi contro 784 miliardi nel 2013, secondo la Banca mondiale). Il settore del petrolio e del gas costituisce non più del 20 per cento del pil russo, e allora da dove viene il restante 80 per cento? Anche la gente comune contribuisce a creare ricchezza. Paga le tasse e partecipa pienamente all’andamento dell’economia.L’idea che la Russia sia completamente dipendente dal petrolio è utile solo alle autorità russe. Quando ci viene detto costantemente che Gazprom e Rosneft nutrono la popolazione russa, di quali diritti possiamo pensare di parlare? Questa affermazione dà credito alla credenza che un individuo che dipende da queste risorse naturali non ha il diritto di agire o di schierarsi per i suoi propri interessi. Ma non siamo così dipendenti come il governo vuole farci credere. Immaginate quanto più indipendenti potremmo essere se lo stato smettesse di interferire con il business. Il regime di Putin vuole che noi crediamo che il netto calo del prezzo del petrolio abbia causato la crisi economica. Ma non dobbiamo dimenticare che il rublo ha iniziato a perdere il suo valore prima che il prezzo del petrolio iniziasse a scendere, che iniziasse la crisi ucraina, e prima dell’inizio delle sanzioni.

 

La fuga dei capitali dalla Russia nel 2014 è stata di 151,5 miliardi di dollari. E’ il doppio rispetto al 2013. Cosa ci dice questo della fiducia che gli investitori hanno nella Russia? L’economia russa dovrebbe contrarsi del 5 per cento quest’anno, e cosa sta facendo il governo a questo proposito, oltre ad assicurarsi che i suoi sostenitori ricevano compensazione per la perdita delle loro ville in Italia? Il governo ha annunciato un piano anti crisi. Ma dove sono i dettagli di questo piano? Per ora, abbiamo avuto solo titoli di giornale.

 

Open Russia

 

Cosa mi rende ottimista? La risposta è semplice: il popolo russo. Voglio parlarvi della Russia che conosco, e che penso che l’occidente non conosca bene. Quando leggo quello che in occidente è scritto a proposito della Russia, non riconosco il paese nella descrizione. Quello che vedo è molto più di un confronto tra governo e opposizione. O tra quelli che sono in favore dell’annessione della Crimea e quelli che sono contrari. Io vedo un’intera generazione di persone che si è formata negli ultimi venticinque anni e che è talentuosa e ben istruita, molti dei suoi membri sono cittadini del mondo, nel senso più pieno della parola, e possono competere con i migliori nei loro rispettivi campi. Ma il regime che si è stabilito in Russia – corrotto, chiuso, cinico, aggressivo e autoreferenziale – non consente loro di mettere a frutto il loro potenziale.

 

Con cosa queste persone – questa nuova generazione – sono in disaccordo? Praticamente con tutto. Hanno bisogno di competizione. Hanno bisogno di apertura. Hanno bisogno che le autorità siano rese responsabili. Sperano nella professionalità delle istituzioni dello stato. Hanno bisogno di rispetto e comprensione. In pratica, hanno bisogno di tutto quello a cui sono abituati nella loro vita privata e professionale. Hanno bisogno di istituzioni affidabili e capiscono che, senza elezioni libere e un potere giudiziario indipendente, questo è impossibile da ottenere. Questo gruppo ha quanto necessario per diventare il motore del cambiamento. E quanto è grande questo gruppo possiamo capirlo dai sondaggi.

 

[**Video_box_2**]Si prenda per esempio, l’unificazione della Crimea con la Russia, e il modo in cui il presidente Putin ha deciso di farlo, quando ha mentito apertamente sulla presenza di militari russi nella penisola, quando i membri del Parlamento della Crimea, in violazione a tutte le norme della legge internazionale, sono stati costretti a votare a favore dell’annessione. Il numero di persone che sostiene l’idea del rule of law varia, secondo le statistiche, tra il 10 e il 16 per cento della popolazione russa, nonostante la propaganda aggressiva e la pressione sulla società. Questo corrisponde a un numero di persone che varia tra gli 11 e i 17 milioni. Se guardiamo attentamente, queste persone da sole possono costruire uno stato europeo di successo, e nemmeno uno dei più piccoli. Ma la Crimea è una follia su larga scale. E così, il numero di persone che condivide i valori della civiltà europea, il rule of law, la libertà di espressione, di scelta, e i valori dell’Illuminismo è ancora più grande. Ma la società occidentale, sembra, non vede queste persone, e continua a trattare con Putin, come se non ci fosse nessuna alternativa possibile.

 

Molte persone qui continuano a credere che si possa negoziare con Putin. Ovviamente si può arrivare a un accordo con chiunque, se si capisce quello che vuole. Ma cosa vuole Putin? Putin sogna di poter negoziare un nuovo ordine mondiale con l’America in cui il mondo sia diviso in sfere di influenza, e in cui ogni interferenza nella sfera del tuo avversario è strettamente vietata, senza alcuna menzione degli affari interni. Così possiamo scordarci fin d’ora dei diritti umani. Questo è il mondo ideale per Putin. E penso che nessun altro apprezzi questo mondo.

 

Putin sogna di costruire un mondo verticale. Lo ha già fatto in Russia. Crede che ci sia solo un singolo centro di potere, il centro di tutte le decisioni, e che gruppi differenti non possano agire indipendentemente. Qui sta il conflitto fondamentale di Putin con il nuovo mondo. Questo è un conflitto tra un modo di pensare chiuso e verticale e uno aperto e orizzontale. Non importa quanto Putin parli di un mondo multipolare, lui non crede in un mondo in cui troppi giocatori sono liberi di prendere le loro decisioni e agire indipendentemente. Ritiene che tutti i problemi siano fatti partire da fuori dai suoi avversari geopolitici, e sono il risultato dei loro propri errori. Non posso immaginare su cosa possiamo essere d’accordo con una persona che ha questa visione del mondo.

 

La visione di una nuova Russia

 

Per quanto estero e monolitico il sostegno per il regime attuale possa sembrarvi da qui, anche i suoi sostenitori fedeli stanno tenendo gli occhi aperti in cerca di alternative. Queste alternative le vedo chiaramente. La storia sta aprendo una finestra di opportunità per noi, e non abbiamo il diritto di chiuderla. Il regime non è riuscito a proporci un piano per uscire dalla crisi, ma possiamo svilupparne uno noi. Possiamo usare il tempo che abbiamo per mettere a disposizione le nostre conoscenze, capacità e talenti per tracciare in dettaglio la Russia del futuro.

 

– Il modo in cui la società civile, e in cui tutta la società è strutturata: non lavoreremo solo con attivisti politici e civili, ma terremo con noi chiunque condivida i nostri valori e sostenga i nostri obiettivi: apertura e cooperazione di tutti a tutti i livelli.

 

– Proporremo un piano realistico di riforme economiche, che consentiranno al paese di realizzare il suo potenziale economico e assicurare la crescita economica necessaria. Svilupperemo un modello per gestire le aree chiave dell’industria, che in termini di impatto supereranno quelle attuali di molte volte.

 

– Infine, tracceremo l’architettura politica della nuova Russia basandoci sul principio della libera competizione politica.
Questa nuova visione unirà il popolo, diventerà un incentivo per il cambiamento, per cui la società è pronta da lungo tempo.
Questa strada sarà dura e difficile, e siamo determinati a seguirla fino alla fine. Se capirete i nostri obiettivi e ci offrirete il vostro aiuto, ci aiuterete. Possiamo parlare di sanzioni e discutere i modi con cui contenere l’aggressione dell’attuale regime, ma il futuro della Russia, e la nostra relazione con l’occidente, va oltre Putin, oltre le sue ambizioni geopolitiche e il suo modo distorto di capire come funziona il mondo.
Perché Putin non è la Russia, noi siamo la Russia.

 

(traduzione a cura di Sarah Marion Tuggey e della redazione)

 

Pubblichiamo il discorso che Mikhail Khodorkovski, imprenditore e dissidente russo imprigionato per dieci anni e liberato con un’amnistia nel dicembre 2013, ha tenuto alla Chatham House di Londra, lo scorso 26 febbraio

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